La Bce rischia la bancarotta per colpa del Qe? Ecco perché i falchi tedeschi hanno torto
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciAiuto! La Bce sta per fare crac, fallimento, bancarotta, trascinando in un vortice di perdite le banche centrali dell'eurozona. Colpa di Mario Draghi, della sua politica di allentamento monetario e della sua sciagurata creatura: il quantitative easing e la marea di titoli pubblici (per 5 mila miliardi di euro) che quel Qe ha fatto rastrellare alla banca centrale europea.
L'angosciato allarme sta per andare in scena in Germania, ancora una volta sul palcoscenico della Corte costituzionale di Karlsruhe. Respinti un anno fa, dalla stessa Corte, sul punto della legittimità degli acquisti sul mercato dei titoli della Bce, i nostalgici del marco stanno per tornare alla carica, accusando il board di Francoforte di accumulare perdite stratosferiche. “Stiamo parlando di parecchie centinaia di miliardi di euro” assicura il prof. Markus Kerber, costituzionalista e capofila degli accusatori. I conti, del resto, hanno numeri spaventosi e la piaga del Qe non riguarda sol…
Aiuto! La Bce sta per fare crac, fallimento, bancarotta, trascinando in un vortice di perdite le banche centrali dell'eurozona. Colpa di Mario Draghi, della sua politica di allentamento monetario e della sua sciagurata creatura: il quantitative easing e la marea di titoli pubblici (per 5 mila miliardi di euro) che quel Qe ha fatto rastrellare alla banca centrale europea.
L'angosciato allarme sta per andare in scena in Germania, ancora una volta sul palcoscenico della Corte costituzionale di Karlsruhe. Respinti un anno fa, dalla stessa Corte, sul punto della legittimità degli acquisti sul mercato dei titoli della Bce, i nostalgici del marco stanno per tornare alla carica, accusando il board di Francoforte di accumulare perdite stratosferiche. “Stiamo parlando di parecchie centinaia di miliardi di euro” assicura il prof. Markus Kerber, costituzionalista e capofila degli accusatori. I conti, del resto, hanno numeri spaventosi e la piaga del Qe non riguarda solo la Bce. La Fed ha già perso 1.300 miliardi di dollari solo da gennaio a settembre scorsi e continua a perdere al ritmo 1 miliardo di dollari a settimana. La Banca nazionale svizzera ne ha persi 143 miliardi, quella d'Inghilterra 200 miliardi. E la Bce? Più o meno dovrebbero essere 800 miliardi di dollari.
Un crac mondiale, una implosione. Ma è vero? Neanche per sogno. Lo stesso prof Kerber è costretto ad ammettere che le banche centrali, per definizione, non possono fare bancarotta, non foss'altro perché possono stamparsi la moneta. Ma anche le stesse fragorose cifre del disastro sono, per dirla tutta, irrilevanti. E' vero che la Bce, attraverso le banche nazionali, ha fatto incetta , negli anni scorsi, di titoli a tassi bassissimi o addirittura negativi (ad esempio in Olanda e in Germania) e che il valore di mercato di questi titoli, oggi, è carta straccia. Ma quando la Banca d'Olanda dichiara di aver perso, a valori di mercato, 9 miliardi di euro o altrettanto farà la Bundesbank (che ha in pancia Bund a tasso negativo per mille miliardi di euro) la prossima settimana, l'esercizio è solo di trasparenza. Nessuna banca centrale si sogna di vendere quei titoli a valore di mercato, come dichiarato molte volte. L'impegno è tenerli fino alla scadenza (metà di loro ha una durata sopra i cinque anni), quando il valore scritto sulla cedola verrà rimborsato fino all'ultimo centesimo.
Nessuna bancarotta, neanche figurata, dunque, come si affanna a spiegare anche la Banca dei regolamenti internazionali (ovvero la banca centrale delle banche centrali). E' vero, però, che le banche centrali devono scontare oggi la differenza fra i rendimenti dei vecchi titoli che hanno in portafoglio (bassissimi) e la remunerazione dei depositi delle banche commerciali presso di loro (in rapida ascesa). E' l'effetto inevitabile della raffica di aumenti dei tassi di interesse decisi dalla stessa Bce. A Francoforte, hanno appena comunicato che, per la prima volta in 15 anni, non hanno fatto profitti nel 2022, ma, anzi, hanno chiuso in pareggio, solo grazie al ricorso a 1,6 miliardi di euro delle riserve. Quelle riserve, però, sono appunto il frutto dei profitti accumulati negli anni scorsi, quando la situazione, fra rendimenti dei titoli e remunerazione delle banche commerciali, era rovesciata. Il succo è che, per ora, i governi devono rinunciare ai ricchi dividendi che venivano dalla Bundesbank come da Bankitalia. D'altra parte, dicono sempre alla Bri, fare profitti non è compito delle banche centrali, a cui si chiede, invece, di assicurare la stabilità dei prezzi e della moneta.
Ma, nella lista del dare e dell'avere, il più del Qe non si ferma qui. Spingendo in basso il costo dei titoli pubblici con i suoi massicci acquisti, la Bce ha consentito ai governi nazionali di finanziarsi sui mercati a costi stracciati. Nel caso tedesco, con i tassi negativi, addirittura guadagnandoci ad indebitarsi, visto che gli investitori pagavano per il privilegio di avere i Bund: i soldi che ora la Bundesbank deve versare per aver comprato quei Bund a tassi negativi, del resto, li incassa il Tesoro tedesco. E, più in generale, il mondo dei tassi d'interesse a zero o quasi, favorito dal Qe, ha consentito di alimentare e favorire investimenti e occupazione, tenendo alto il Pil e il gettito fiscale. Anche questo andrà messo in conto a Karlsruhe.