Ma quale sostituzione. Il numero degli stranieri è stabile da 9 anni
di Maurizio Ricci , di Maurizio Ricci“Non passa lo straniero” mormorava il Piave, come abbiamo imparato alle elementari. Alla maggioranza di governo piacerebbe, probabilmente, che anche le coste calabresi o le isole del Canale di Sicilia, oggi, mormorassero le stesse parole. Lo straniero, invece, dicono le cronache di ogni giorno, passa. Ma la verità è che lo fa nel senso letterale della parola: passa, cioè passa e se ne va. Non resta in Italia. Alla narrazione della destra sull’invasione dei migranti, l’implacabile occupazione del territorio da parte di nuove etnie, ora anche la minaccia della sostituzione etnica, manca un elemento fondamentale: i numeri.
Negli ultimi nove anni, in Italia sono sbarcate, secondo i dati del Viminale (in realtà, i migranti arrivano anche via terra inscatolati, ad esempio, dentro i camion, ma l’attenzione dei ministeri è spasmodicamente concentrata sugli assai più evocativi approdi sul bagnasciuga) circa 170…
“Non passa lo straniero” mormorava il Piave, come abbiamo imparato alle elementari. Alla maggioranza di governo piacerebbe, probabilmente, che anche le coste calabresi o le isole del Canale di Sicilia, oggi, mormorassero le stesse parole. Lo straniero, invece, dicono le cronache di ogni giorno, passa. Ma la verità è che lo fa nel senso letterale della parola: passa, cioè passa e se ne va. Non resta in Italia. Alla narrazione della destra sull’invasione dei migranti, l’implacabile occupazione del territorio da parte di nuove etnie, ora anche la minaccia della sostituzione etnica, manca un elemento fondamentale: i numeri.
Negli ultimi nove anni, in Italia sono sbarcate, secondo i dati del Viminale (in realtà, i migranti arrivano anche via terra inscatolati, ad esempio, dentro i camion, ma l’attenzione dei ministeri è spasmodicamente concentrata sugli assai più evocativi approdi sul bagnasciuga) circa 170 mila persone nel 2014, 153 mila nel 2015, 181 mila nel 2016, 119 mila nel 2017. Negli anni successivi, gli sbarchi crollano verticalmente: 23 mila nel 2018, 11 mila nel 2019, 34 mila nel 2020, 67 mila nel 2021, 87 mila nel 2022. Dunque un totale di quasi 850 mila sbarchi. In realtà, considerando chi sfugge al monitoraggio e chi arriva via terra, i migranti arrivati in Italia dopo il 2014 sono certamente più di un milione.
La domanda è: dove è finito questo milione di migranti? Non dentro le patrie sponde, direbbe l’Odissea di Pindemonte. Secondo le elaborazioni dell’Istituto di studi di politica internazionale su dati Istat, nel 2014 c’erano in Italia 5 milioni 270 mila stranieri, 4 milioni 920 mila regolari e 350 mila irregolari. E lì sostanzialmente stiamo, compresi gli anni delle grandi invasioni. Il totale della presenza di stranieri in Italia oscilla, da nove anni, fra questi 5 milioni 270 mila e un massimo di 5 milioni 690 mila, scesi a 5 milioni 530 mila nel 2022. Di fatto, fra il 2015 e il 2022 risultano nel paese solo 100 mila stranieri in più: 5 milioni 530 mila (2022) contro 5 milioni 420 mila (2015). Gli irregolari erano 40 mila nel 2015, sono 50 mila nel 2022.
La conclusione più verosimile non è che i 900 mila migranti che mancano all’appello siano nascosti nelle grotte. Ma, piuttosto, che abbiano considerato l’Italia un approdo da cui puntare verso altri paesi e altre economie. Se ne sono andati senza salutare. Ed è un peccato. Invece di congratularsi per la mancata invasione, bisogna considerarla una gigantesca occasione sprecata.
Prendete la Germania, dove si è fatto l’esatto contrario di quanto si progetta in Italia. Fra il 2013 e il 2018, la Germania ha assorbito 1,2 milioni di rifugiati. Su di loro, sul loro accoglimento e la loro integrazione ha investito la cifra di ben 20 miliardi di euro, l’equivalente di 670 euro per rifugiato. Un investimento massiccio, ma, dicono ora governo e istituti di ricerca, pienamente ripagato.
A cinque anni di distanza dalla grande ondata del 2015, nell’ottobre 2020, secondo il Diw (l’Istituto per la ricerca economica) oltre il 50 per cento dei rifugiati aveva una occupazione stabile, produceva e consumava. Gli effetti si vedono nelle statistiche. Secondo lo stesso Diw, l’apporto dei rifugiati consente al Pil tedesco di crescere di un 1 per cento in più l’anno, rispetto a quanto avverrebbe se non ci fosse stata l’ondata migratoria. Ovvero 38 miliardi di euro di Pil in più. L’anno.
Ben lo sanno gli imprenditori, dalla Coldiretti, alla Confcommercio, alla Confindustria che, pur avendo il cuore - di solito - a destra, reclamano dal governo più immigrati. Anche perché, i numeri parlano e raccontano di una implosione prossima ventura. Nel 2050, dicono i demografi, ci saranno 5 milioni di italiani in meno di oggi, ma solo considerando un afflusso netto, costante, di 120 mila migranti ogni anno, ovvero i livelli non di oggi, ma almeno quelli record di 7-8 anni fa. E 120 mila, in realtà, non bastano se si vuole evitare una implosione del sistema pensionistico, per cui, al 2050, ogni lavoratore dovrebbe pagare da solo, con i suoi contributi, la pensione di un pensionato.
I numeri hanno una loro forza e un loro fascino, che, nei casi migliori, superano anche le simpatie politiche. Destra o no, è stato un uomo forte della Lega, il ministro del Tesoro, Giancarlo Giorgetti a firmare l’ultimo Documento di economia e finanza, compresa una tabella che illustra, come meglio non si potrebbe, la posta in gioco nella mischia sui migranti.
La tabella è a pagina 138 del Def e spiega cosa accadrebbe al grande moloch dell’economia italiana - il debito pubblico - a seconda dei flussi di immigrazione e, dunque (gli immigrati sono strutturalmente giovani) dell’offerta di lavoro. Attenzione: la tabella si può apprezzare pienamente soltanto se si considera che anche solo l’ipotesi di base è devastante per l’ortodossia dell’attuale governo. Si parte, infatti, dall’ipotesi Eurostat di un afflusso netto di immigrati pari a 213 mila persone in media l’anno, quante non ne sono mai sbarcate in Italia in questi anni. Con questo numero di immigrati, il debito pubblico (a prescindere da qualsiasi altro intervento) si collocherebbe nel 2050 intorno al 170 per cento del Pil, contro il 144 per cento attuale. Ma proviamo a ridurre di un terzo gli arrivi, negli anni, di immigrati e, dunque, di nuovi lavoratori. Invece di 213 mila, 140 mila migranti in media l’anno. Il debito pubblico schizza oltre il 200 per cento del Pil. Ora invece aumentiamoli. Non 213 mila, ma 280 mila: il debito pubblico si contrae fino al 130 per cento. E’ un esercizio statistico. Ma è difficile, guardando la tabella, definire gli immigrati una zavorra per il paese.