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La sterzata a destra dei popolari europei rischia di cambiare il volto dell’Europa

Da mesi il Ppe sta conducendo una politica molto aggressiva nei confronti delle iniziative della Commissione. Allontanandosi sempre di più dalla storica alleanza con i socialisti che ha retto da sempre gli equilibri europei
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Il partito che fu di Angela Merkel sta diventando un partito-canaglia? Il titolo di Euractiv, un ben noto sito di informazione europeo, riecheggia il termine “rogue”, che gli americani usavano 20 anni fa per identificare paesi fuori dalla comunità internazionale e dai suoi valori e principi, come Iraq, Iran, Venezuela. Fa effetto vederlo applicato ai popolari europei e al loro pilastro, la Cdu-Csu tedesca, da sempre icona di moderazione e stabilità. Ma è vero che, da mesi, il Ppe sta conducendo nel Parlamento di Strasburgo una politica estremamente aggressiva, in particolare contro le proposte che arrivano dalla Commissione di Bruxelles, che contraddice sia l'immagine tradizionale dei popolari, sia il fatto concreto che fanno parte della maggioranza che ha espresso la Commissione, sia il non trascurabile ricasco che alla testa della stessa Commissione c'è una loro rappresentante, in corsa per la riconferma alle elezioni del prossimo anno. L'impressione è che i popolari stiano mutando …

Il partito che fu di Angela Merkel sta diventando un partito-canaglia? Il titolo di Euractiv, un ben noto sito di informazione europeo, riecheggia il termine “rogue”, che gli americani usavano 20 anni fa per identificare paesi fuori dalla comunità internazionale e dai suoi valori e principi, come Iraq, Iran, Venezuela. Fa effetto vederlo applicato ai popolari europei e al loro pilastro, la Cdu-Csu tedesca, da sempre icona di moderazione e stabilità. Ma è vero che, da mesi, il Ppe sta conducendo nel Parlamento di Strasburgo una politica estremamente aggressiva, in particolare contro le proposte che arrivano dalla Commissione di Bruxelles, che contraddice sia l'immagine tradizionale dei popolari, sia il fatto concreto che fanno parte della maggioranza che ha espresso la Commissione, sia il non trascurabile ricasco che alla testa della stessa Commissione c'è una loro rappresentante, in corsa per la riconferma alle elezioni del prossimo anno. L'impressione è che i popolari stiano mutando pelle, una trasformazione che terremoterebbe l'Unione europea e, più in generale, l'intero quadro della politica europea.


A Strasburgo parlano di sistematico sabotaggio del Ppe verso le iniziative della Commissione sugli immigrati, sulla regolazione di imprese e consumi e, soprattutto, sul grande disegno di trasformazione ambientale, rappresentato dal Green Deal. L'attacco non disdegna tecniche spregiudicate, come la decisione di sostituire all'ultimo momento, nei lavori preliminari, parlamentari incerti con altri più fidati, per bloccare la legge sul recupero dei suoli (antipesticidi ecc.). invisa a molti movimenti contadini. La legge arriverà al voto finale nei prossimi giorni: se cadesse, sarebbe il primo fallimento di un capitolo del Green Deal. Un evento con il botto, visto che il Green Deal è più che il fiore all'occhiello, è la bandiera su cui proprio Ursula von der Leyen gioca tutta la sua eredità per ottenere la riconferma alla testa della Commissione dopo le elezioni del prossimo anno. Insomma, un autentico siluro, che metterebbe in forse il futuro politico di una donna, direttamente legata all'era Merkel. Di fatto, uno spartiacque. Nei prossimi mesi, la decisione dei popolari di riproporre o meno la von der Leyen come capolista alle elezioni ci consentirà di capire se e quanto è cambiato il Ppe e quanto è pronto ad abbandonare la storica alleanza di centrosinistra per affiancarsi alla destra di Giorgia Meloni e soci.

Il nuovo volto dell’Europa

Un'Unione europea non più all'insegna della miscela di liberalismo e welfare che incarnava l'alleanza di sempre fra socialisti e democristiani non sarebbe più la stessa Europa. Ma sarebbe anche lo specchio di un'Europa politica che, in questi anni, sta cambiando profondamente, aprendo la strada ad una destra finora tenuta ai margini. L'Italia di Berlusconi, in materia, ha fatto da battistrada, ma la stessa apertura dei moderati di centro alla destra radicale sta avvenendo in Spagna ed è già agli atti in Svezia, in Finlandia e altrove. Adesso, ci aspetta un test rivelatore. Le prossime elezioni regionali in Germania rischiano di riproporre a Est, la stessa vittoria dei radicali dell'Afd già registrata in Turingia. E aumenterà la tentazione dei democristiani di abbandonare l'arco costituzionale che, finora, ha sempre bandito ogni accordo con un partito di radici neonaziste, pur di tornare al potere. La suggestione del partito-canaglia è che la guerriglia in atto a Strasburgo sia solo la preparazione al grande salto.

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