Siamo troppo pochi, ora l’Europa impari dagli Usa: il miracolo economico è figlio dell’immigrazione
di Maurizio RicciIl Parlamento europeo ha appena ratificato un accordo al ribasso sull'immigrazione. In questi stessi giorni, Biden si prepara ad un giro di vite sui rifugiati al confine texano. D'altra parte, è un anno elettorale ed è convinzione pressoché unanime che sull'immigrazione si vinceranno e si perderanno sia le europee che le presidenziali americane: chi non ferma gli immigrati è perduto. Eppure, è difficile sfuggire alla sensazione che si stia tentando vanamente di fermare la grande ruota della Storia. La partita dell'immigrazione può essere gestita in molti modi, meglio o peggio. L'unica cosa che non si può fare è pensare di chiuderla.
C'è un passaggio epocale in corso. Non è un caso che l'ondata dei migranti si gonfi adesso, quando non solo nella vecchia Europa, ma anche in un paese più giovane come gli Stati Uniti, il calo delle nascite apre buchi sempre più grandi nella demografia. Gli economisti hanno già spiegato che una delle grandi rivoluzioni sociali dell'ultimo secolo – la pens…
Il Parlamento europeo ha appena ratificato un accordo al ribasso sull'immigrazione. In questi stessi giorni, Biden si prepara ad un giro di vite sui rifugiati al confine texano. D'altra parte, è un anno elettorale ed è convinzione pressoché unanime che sull'immigrazione si vinceranno e si perderanno sia le europee che le presidenziali americane: chi non ferma gli immigrati è perduto. Eppure, è difficile sfuggire alla sensazione che si stia tentando vanamente di fermare la grande ruota della Storia. La partita dell'immigrazione può essere gestita in molti modi, meglio o peggio. L'unica cosa che non si può fare è pensare di chiuderla.
C'è un passaggio epocale in corso. Non è un caso che l'ondata dei migranti si gonfi adesso, quando non solo nella vecchia Europa, ma anche in un paese più giovane come gli Stati Uniti, il calo delle nascite apre buchi sempre più grandi nella demografia. Gli economisti hanno già spiegato che una delle grandi rivoluzioni sociali dell'ultimo secolo – la pensione per tutti – non può reggere, se il numero dei contribuenti continua a diminuire. Ma dicono anche che, se i tassi di sviluppo delle economie avanzate sono ormai inchiodati allo zero virgola, o poco più, il motivo è lo stesso: siamo troppo pochi. Gestire l'immigrazione è anche una forma di autodifesa.
Lo dimostra quanto è avvenuto in America, in questi difficili anni post-Covid. Prendere ad esempio l'America è sempre scivoloso: troppo diversi il tessuto sociale e i meccanismi economici, la flessibilità del mercato del lavoro. Tuttavia, il paradosso di un paese inevitabilmente avviato, dopo la pandemia – secondo le leggi dell'economia – ad una crisi di inflazione e recessione e che, invece, ne esce con l'inflazione frenata (fra il 2 auspicato e il 3 per cento attuale, l'abisso è solo politico) e con un mercato del lavoro che sforna regolarmente centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro ogni mese ha spiegazioni istruttive anche per la vecchia Europa.
Fra il 2019 e il 2023, secondo le previsioni ufficiali, sarebbero dovuti entrare negli Usa un milione di immigrati. Ne sono arrivati più del triplo. Ed è in questo tesoretto di nuove braccia la radice del minimiracolo americano. Secondo i libri di testo, in una economia già surriscaldata, la discesa della disoccupazione a minimi-record (3,8 per cento a marzo, contro una media a lungo termine del 5,7 per cento) avrebbe dovuto mettere il turbo ai salari, vista la difficoltà delle imprese a riempire gli organici, con conseguente boom dell'inflazione. Secondo i calcoli ufficiali, infatti, l'economia non poteva permettersi di offrire più di 60-130 mila nuovi posti di lavoro al mese, se si voleva evitare l'impennata dei salari, per mancanza di candidati. Invece, negli ultimi due anni ne ha offerti e riempiti, in media, 255 mila in più al mese, mentre l'inflazione continuava a calare.
La differenza fra quanto l'economia avrebbe potuto permettersi, senza scossoni, in materia di assunzioni e quanto effettivamente è avvenuto, sempre senza scossoni, è data, dicono oggi gli economisti, dalla forza lavoro in più, non prevista, messa a disposizione dagli immigrati. In effetti, fra il febbraio 2020 e oggi, il numero di lavoratori nati in America è rimasto lo stesso. I 250 mila in più, usciti dal nulla ogni mese, sono gli immigrati: al lavoro, oggi, negli Stati Uniti, sono il 9 per cento in più, rispetto a quattro anni fa.
Più lavoratori, più consumi, più sviluppo. Alla fine, l'economia viaggia sui grandi numeri di fondo. Ma sono in pochi ad avere il coraggio di Steve Snyder, di mestiere non predicatore, ma dirigente del sindacato degli idraulici in uno Stato conservatore come l'Indiana, che ha detto al New York Times: “Se ne arrivassero di più, li accoglierei a braccia aperte, li metterei in un hotel e farei quanto posso per inserirli nella nostra comunità, perché ci servono. Sarà costoso, sarà scomodo, ma è qualcosa che deve accadere”.