Il percorso ancora incerto della transizione energetica. Ma le carte le darà la Cina
di Maurizio RicciLa transizione dal carbone al petrolio, dal cavallo al motore a scoppio deve essere stata altrettanto tormentata. Ma, almeno, non c’era l’affanno alimentato dall’incubo del riscaldamento globale e, in fondo, se i singoli passi restavano incerti (diesel o benzina?) la direzione era chiara. Un secolo e mezzo dopo, la transizione all’economia verde è ancora un territorio tutto da mappare. Prendete l’energia, pezzo vitale della transizione. Ma, oggi, è un viluppo di contraddizioni. Le rinnovabili? Vanno troppo piano. Anzi, no, sono già fuori mercato. Il petrolio? Ce n’è troppo, ma non basta. E, comunque, piaccia o no, tutto dipende dalla Cina.
L’impressione è che, nel futuro immediato, ci attendano una serie di testa-coda, da cui non sarà facile districarsi. Anche sul terreno meno contestabile: lo sviluppo delle rinnovabili. Tutti i paesi si sono impegnati all’Onu per triplicare, entro il 2030, il ricorso alle rinnovabili. Ma si batte la fiacca: l’Iea (l’agenzia Ocse, cioè dei paesi indu…
La transizione dal carbone al petrolio, dal cavallo al motore a scoppio deve essere stata altrettanto tormentata. Ma, almeno, non c’era l’affanno alimentato dall’incubo del riscaldamento globale e, in fondo, se i singoli passi restavano incerti (diesel o benzina?) la direzione era chiara. Un secolo e mezzo dopo, la transizione all’economia verde è ancora un territorio tutto da mappare. Prendete l’energia, pezzo vitale della transizione. Ma, oggi, è un viluppo di contraddizioni. Le rinnovabili? Vanno troppo piano. Anzi, no, sono già fuori mercato. Il petrolio? Ce n’è troppo, ma non basta. E, comunque, piaccia o no, tutto dipende dalla Cina.
L’impressione è che, nel futuro immediato, ci attendano una serie di testa-coda, da cui non sarà facile districarsi. Anche sul terreno meno contestabile: lo sviluppo delle rinnovabili. Tutti i paesi si sono impegnati all’Onu per triplicare, entro il 2030, il ricorso alle rinnovabili. Ma si batte la fiacca: l’Iea (l’agenzia Ocse, cioè dei paesi industrializzati, che si occupa di energia) segnala che gli investimenti verdi sulla generazione di energia elettrica sono un terzo sotto l’impegno: a contare i gigawatt, 8 mila l’anno, quando ce ne vorrebbero 11 mila. Eppure, onorare la promessa conviene: niente, oggi, costa meno dell’energia solare.
Non si può dire lo stesso, però, dell’auto elettrica. Ma gli esperti calcolano, ugualmente, che, nel 2030, quasi metà delle auto vendute sarà elettrica. Per far marciare l’auto elettrica, tuttavia, ci vogliono le batterie. E qui, la situazione si complica. O, meglio, l’entusiasmo per le batterie ha preso la mano. Se si mette a confronto la domanda di batterie per auto attesa l’anno prossimo e quella che, sempre nel 2025, sarà la capacità produttiva delle aziende che producono le batterie, si scopre che, sul mercato, ci saranno quattro volte più batterie di quante potranno esserne vendute: facile prevedere qualche doloroso e clamoroso crack, che si ripercuoterà negli anni successivi.
Lo stesso devastante scompenso fra domanda e offerta, moltiplicato, si profila sull’altro versante. Sembrerebbe che dobbiamo cavarcela con troppe batterie, insomma, ma anche troppo petrolio. Dopo anni di avvertimenti a mezza bocca, gli esperti dell’Iea hanno deciso, infatti, nei giorni scorsi di dirla chiara una volta per tutte: nel 2030, la domanda globale di petrolio smetterà di crescere e comincerà a diminuire. In modo diseguale nel mondo.
Ad esempio, in India ci si attende un boom dell’auto e dei consumi di benzina. In Cina, salirà la richiesta di derivati petroliferi per la petrolchimica. Ma questa richiesta sarà assorbita dal calo di domanda (legata all’auto elettrica e ai motori tradizionali più efficienti) nei paesi avanzati e in Medio Oriente, dove hanno scoperto che c’è abbastanza sole per far funzionare le centrali elettriche senza petrolio. Risultato? La domanda 2030 salirà a 105 milioni di barili al giorno, ma l’offerta schizzerà a 114 milioni di barili, un gap mai visto.
Il punto è che nessuno sembra aver informato di queste buie prospettive del settore quelli dell’industria petrolifera, che continua a spendere come se il domani fosse assicurato. L’anno scorso, gli investimenti in nuovi pozzi sono arrivati a poco meno di 600 miliardi di dollari, la cifra più alta da prima della pandemia. Nel mondo si sta investendo in ben 73 nuovi megagiacimenti, lo stesso ritmo di dieci anni fa. Ma l’Opec, il consorzio di paesi che, da sempre, decide i destini del petrolio, non dovrebbe essere più prudente?
Il problema è che, anche nella versione allargata alla Russia, l’Opec conta sempre meno. La quota di mercato dei paesi del Golfo e dei loro sodali è scesa sotto il 50%. I signori del petrolio bisogna cercarli altrove. Sono i cowboys dello shale, gli americani che estraggono il petrolio dalle rocce argillose. Hanno conquistato il mercato e non pensano affatto a far posto alle rinnovabili.
A questo punto, ci si può sbizzarrire con gli scenari che apre la previsione Iea. Nel 2030, la sovraproduzione fa crollare il prezzo della benzina, rallentando la transizione all’elettrico? I fallimenti a catena dei petrolieri americani ridanno fiato all’Opec che torna ad estrarre a pieno regime? Il presidente Usa in carica, spaventato dai fallimenti, ordina una inversione a U della politica ecologica? L’industria petrolifera scopre gli investimenti in rinnovabili?
In realtà, non c’è bisogno di rincorrere questi scenari. Quasi tutte le carte del futuro immediato dell’energia vengono distribuite in Cina. Pechino, forse, non è ancora una superpotenza, ma è già il crocevia degli sbocchi decisivi del futuro globale. La sovraproduzione di batterie dell’anno prossimo? È tutta in Cina. Quanto al petrolio, negli ultimi 10 anni più di metà della crescita dei consumi globali è venuta dalla Cina. I calcoli della Iea sul rallentamento della domanda si basano soprattutto sulla previsione di un raffreddamento dell’economia cinese dai tassi di sviluppo del 6% negli ultimi dieci anni, al 4%. Non si sa cosa ne pensi il presidente Xi.