Eurobarometro

Il rischio del trumpismo made in Europe

Il rischio del trumpismo made in Europe

Il candidato repubblicano ha promesso una riduzione di tasse ai più ricchi, ma per lui hanno votato i poveri. Differenze e similitudini tra Usa e Italia

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Non i colletti blu, ma gli ex colletti blu. Prima ancora di definire una risposta alla nuova realtà americana, l'Europa sta tuttora cercando una interpretazione convincente della vittoria di Donald Trump o, meglio, delle proporzioni della vittoria di Trump. Una così forte spinta populista è replicabile, in dimensioni analoghe, da questa parte dell'Atlantico? L'ex presidente ha vinto un po' dovunque, in più di 2 mila contee, contro le 300 andate alla Harris. C'è però un filo comune – e, apparentemente, contraddittorio, almeno agli occhi europei – nella spartizione geografica dei voti. Il candidato repubblicano ha promesso una riduzione di tasse ai più ricchi, ma per lui hanno votato i poveri: le 2 mila contee in cui ha vinto fanno, tutte insieme, il 40 per cento del Pil Usa; il pugno di contee pro Harris il restante 60 per cento. La drammatica spaccatura fra un'America dinamica, produttiva, prospera, ma minoritaria e un'America torpida e a rimorchio, ma in maggioranza, è confermata e approfondita da un altro dato, ugualmente contraddittorio per chi legge i risultati elettorali solo con la lente dell'economia: il candidato repubblicano ha annunciato tagli robusti alla spesa pubblica, che, per il 70 per cento, è fatta di pensioni, sussidi, assistenza sanitaria. Ma, nelle contee in cui più di un quarto del reddito è rappresentato proprio da questi sussidi federali sotto attacco, ha ottenuto comunque il 63 per cento dei voti, mentre nelle contee in cui i soldi dello Stato su cui si deve abbattere la scure di Trump contano meno del 15 per cento del reddito, la Harris, pronta a difendere invece quel welfare, ha ottenuto il 56 per cento dei suffragi.

Chi ha votato per Trump

Quindi, chi ha votato per Trump? In attesa di un quadro più nitido, c'è una fascia di elettori, dove emerge una importante differenza con l'Europa. Il tasso di occupazione – ovvero il numero di persone in età di lavoro che effettivamente lavora o cerca lavoro – in Europa è pari al 70 per cento della popolazione fra i 15 e i 65 anni, e in aumento, nonostante sulla media pesi un tasso italiano che non arriva al 62 per cento. In America è su livelli italiani, poco sopra il 60 per cento e si sta riducendo.

Le donne che non lavorano

Ma, in Italia. il problema sono le donne che non lavorano, mentre in America questo fattore non esiste. In altre parole, nonostante economia, società e valori siano assolutamente comparabili con quelli europei, c'è più del 10 per cento della popolazione in età di lavoro che dovrebbe, secondo gli standard europei, stare nel mercato del lavoro e, invece, non c'è. Sono oltre 20 milioni di persone ed elettori sparite dal radar della vita attiva per una miriade di ragioni personali. Fra queste, però, c'è un elemento che accomuna una fascia di elettori, cruciali negli Stato dell'ex cintura industriale, che hanno determinato la vittoria di Trump. Venti anni fa, nell'industria manifatturiera americana lavoravano oltre 17 milioni di persone. Oggi, 4 milioni di meno. Molti di questi ex colletti blu si sono ritirati in casa e dal mercato del lavoro. Come mai, visto che negli Usa il tasso di disoccupazione è praticamente svanito al 3 per cento e si cercano disperatamente lavoratori? Perché il lavoro offerto non è quello cercato. Guardiani notturni, manovalanza edile, commessi di supermercato, custodi di parcheggio, giardinieri, part time di Amazon. Per un ex tornitore o fresatore, orgoglioso delle sue competenze, ma sostituito dai robot, una discesa nelle basse qualifiche, spesso psicologicamente inaccettabile. Così preferisce restare in casa, odiandosi perché vive di sussidio o dello stipendio della moglie infermiera o cameriera e covando un inestinguibile rancore contro l'ordine costituito che lo ha tradito. E' uno dei più fertili terreni di coltura di Magaland, su cui i sociologi sono arrivati da poco. Difficile collocarlo all'interno del welfare all'europea. Non è detto, però, che basti per tenere lontano un trumpismo made in Europe.

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