Aerei vuoti e viaggiatori in calo: lo schiaffo di Trump al mondo svuota di turisti gli Stati Uniti
di Maurizio RicciUn telefonino usa-e-getta? Mai. Troppo sospetto. Meglio un cellulare ordinario, comprato apposta per il viaggio, con una sim nuova di zecca. Ma, attenzione, non deve essere tutto troppo pulito. Usatelo prima, almeno per un giorno, per lasciare qualche traccia. E costruitevi una vita social fittizia, con nuovi account e nuove password Twitter, Facebook, Whatsapp più qualche post, per quanto innocuo e banale.
Altrimenti, usate il vecchio cellulare, ma prima dovete eliminare con cura maniacale foto vecchie e nuove, account sui social e, ovviamente, sterilizzare agenda telefonica, contatti e scambi mail: tenete solo mamma e ufficio. C'è sempre il rischio, però, che sfugga qualcosa e possano risalire alle vostre comunicazioni con il dottore, con l'avvocato, con la banca. Comun…
Un telefonino usa-e-getta? Mai. Troppo sospetto. Meglio un cellulare ordinario, comprato apposta per il viaggio, con una sim nuova di zecca. Ma, attenzione, non deve essere tutto troppo pulito. Usatelo prima, almeno per un giorno, per lasciare qualche traccia. E costruitevi una vita social fittizia, con nuovi account e nuove password Twitter, Facebook, Whatsapp più qualche post, per quanto innocuo e banale.
Altrimenti, usate il vecchio cellulare, ma prima dovete eliminare con cura maniacale foto vecchie e nuove, account sui social e, ovviamente, sterilizzare agenda telefonica, contatti e scambi mail: tenete solo mamma e ufficio. C'è sempre il rischio, però, che sfugga qualcosa e possano risalire alle vostre comunicazioni con il dottore, con l'avvocato, con la banca. Comunque, dovete assolutamente eliminare il riconoscimento facciale o digitale. Il cellulare si deve aprire solo con un Pin che dovete dire - o non dire - voi. Poi, potete sempre sperare che usando documenti e carta d'imbarco di carta, tenendo il telefonino spento e in fondo alla borsa, gli agenti alla frontiera siano troppo stanchi o annoiati per fare un controllo.
Per i grandi viaggiatori, quelli che vanno ovunque e comunque (chi lavora sulle piattaforme petrolifere, operatori umanitari e, naturalmente, giornalisti) sono le regole standard, un'abitudine consolidata per i viaggi in posti "difficili". Non si sbarca a Teheran, a Mosca, a Riad, a Pechino senza queste precauzioni. Ma al Logan di Boston, al Dulles di Washington, a Las Vegas? Eccoli i nuovi aeroporti-trappola di oggi. Su siti e riviste di tendenza - da Verge a Wired- si moltiplicano i manuali per affrontare e superare queste nuove dogane pericolose, dove norme desuete o invocate solo in casi eccezionali vengono applicate a tappeto da una burocrazia invelenita dalla propaganda e attizzata dagli ordini superiori, regalando alle cronache una storia horror dopo l'altra.
L'immigrato ad alta qualificazione rispedito in patria per le foto di Hezbollah sul telefonino, equiparate a "terrorismo". Il residente permanente spedito in carcere per una guida con spinello di dieci anni prima. Le due ragazze tedesche in prigione per non avere già in tasca la prenotazione dell'albergo.
La fuga dei turisti
A forza di farsi travolgere dalle raffiche di dazi e tariffe, dai proclami di pace falliti, dalle minacce e sberleffi che vengono dalla Casa Bianca, si rischia di perdere il senso di quanto sta avvenendo nella quotidianità americana, del gelo che l'era Trump sta facendo scendere fra l'America e il resto del mondo, anche nelle piccole storie individuali e nei rapporti di ogni giorno. Sono bastati tre mesi per andare al di là anche della fine del sogno americano, della fiducia nell'amico e nell'alleato, nella credibilità delle parole ufficiali. Siamo alla diffidenza, all'estraneità, al rifiuto. Anche gli stranieri, in fondo, in America, possono votare con i piedi. O, fuori metafora, con i biglietti: lo scorso 24 aprile, il volo Parigi-Atlanta, di solito strapieno, era per tre quarti vuoto. Gli ultimi dati sugli arrivi ai temuti aeroporti, quelli di marzo, mostrano un calo del 17 per cento degli sbarchi. Quello che una grande banca d'investimento - J.P.Morgan - definisce "sentimento antiamericano" è già una prerogativa europea: gli arrivi dalla Germania sono scesi del 28 per cento, dalla Spagna del 21 per cento, dall'Inghilterra del 14 per cento. Ed eravamo ancora solo a marzo.
La realtà del nuovo isolazionismo americano non si ferma, dunque, alle importazioni di beni. Significa anche negarsi alle persone. Spiace, forse, ma, soprattutto, costa. Per l'economia trumpiana vuol dire, dopo i dazi, aggiungere disastro a disastro. Delta, Southwest, American, United tutte le compagnie aeree stanno rivedendo le previsioni di incassi per il 2025. Airbnb ha già detto che il secondo trimestre è sotto le attese, le prenotazioni per l'estate negli alberghi sono in calo del 25 per cento. E' una fuga che ironicamente Trump si ritroverà nel deficit della bilancia commerciale che tanto lo inquieta. Il turismo in America che doveva fruttare, nel 2025, l'8,8 per cento in più del 2024, perderà invece più del 5 per cento sull'anno scorso. Secondo la Reuters, vuol dire fra 25 e 70 miliardi di dollari in meno, su un totale di spesa dei turisti stranieri che, l'anno scorso, ha toccato i 215 miliardi di dollari. Intaccare questo tesoretto significa, secondo gli analisti, sottrarre al Pil 2025 lo 0,3 per cento. Non poco, in una economia che già dovrebbe crescere meno del 2 per cento, senza neanche considerare ancora il ciclone tariffe.
A votare con i piedi, peraltro, potrebbero non essere solo gli stranieri. Nei salotti americani - online e no - è aperto il dibattito per definire la soglia, oltre la quale la nave va abbandonata senza voltarsi indietro. Se i repubblicani, fra un anno, mantengono la maggioranza a Camera e Senato? Quando un giornalista naturalizzato americano viene "denaturalizzato" d'ufficio, per aver criticato la Casa Bianca? Se la sentenza di un giudice non viene applicata? Per far rispettare le sue decisioni, un giudice ha a disposizione la Guardia Nazionale e gli scenari che si aprono a questo punto sono da distopia tv. Quanto la "fuga da Trump" sia solo un gioco di società o qualcosa di più concreto potremmo vederlo presto.