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Altro che Europa succube di Trump: ecco perché gli Usa non possono fare a meno delle merci Ue

L’intesa sui dazi è sembrata una resa di Bruxelles verso la Casa Bianca. Ma uno studio mostra che gran parte delle importazioni americane dall’Europa riguarda beni difficili da trovare altrove. Ridimensionando così la minaccia di Washington di tariffe più alte
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Trump resuscita le tariffe, l'Europa esita, la Casa Bianca minaccia una guerra commerciale, Bruxelles trema. Ma siamo sicuri che il coltello dalla parte del manico lo abbia, comunque, il presidente americano? Forse no. E non è neanche detto che, in caso di guerra, l'arma decisiva sia bloccargli il bourbon o le Harley-Davidson. Il colpo basso, al contrario, sarebbe negargli il parmigiano. O, più realisticamente, plastica, benzene e acetone. Noi li possiamo vendere altrove. Le aziende americane, invece, non saprebbero dove altrimenti trovarli.

L'accordo della scorsa estate fra Donald Trump e Ursula von der Leyen è stato visto, da più parti, come una precipitosa resa alle pretese della Casa Bianca. Decisivo il timore di perdere il mercato americano. Il grosso del commercio estero dei paesi europei è interno alla Ue, ma, al di fuori, gli Stati Uniti sono ancora il cliente più importante. Per alcuni paesi, come Italia e Germania, molto importante. Di contro, gli Stati Uniti sono una econo…

Trump resuscita le tariffe, l'Europa esita, la Casa Bianca minaccia una guerra commerciale, Bruxelles trema. Ma siamo sicuri che il coltello dalla parte del manico lo abbia, comunque, il presidente americano? Forse no. E non è neanche detto che, in caso di guerra, l'arma decisiva sia bloccargli il bourbon o le Harley-Davidson. Il colpo basso, al contrario, sarebbe negargli il parmigiano. O, più realisticamente, plastica, benzene e acetone. Noi li possiamo vendere altrove. Le aziende americane, invece, non saprebbero dove altrimenti trovarli.

L'accordo della scorsa estate fra Donald Trump e Ursula von der Leyen è stato visto, da più parti, come una precipitosa resa alle pretese della Casa Bianca. Decisivo il timore di perdere il mercato americano. Il grosso del commercio estero dei paesi europei è interno alla Ue, ma, al di fuori, gli Stati Uniti sono ancora il cliente più importante. Per alcuni paesi, come Italia e Germania, molto importante. Di contro, gli Stati Uniti sono una economia abbastanza chiusa, dove l'import pesa per poco più del 10 per cento sul Pil. Ma ci sono importazioni e importazioni.

Il dubbio che la dipendenza degli Usa dalle importazioni dall'Europa sia molto maggiore di quanto si pensi comunemente è venuto al ministero degli Esteri tedesco, che ha commissionato uno studio all'Idw di Colonia. I risultati mostrano che la Ue è un partner commerciale di cui gli Usa non possono semplicemente fare a meno, almeno per alcuni anni. Quasi il 18 per cento di tutto l'import americano è composto di prodotti comprati in Europa e di cui l'Europa assicura oltre metà del fabbisogno. Queste importazioni, che possiamo a buon diritto chiamare, dunque, strategiche, valgono quasi 300 miliardi di dollari, la metà dell'export europeo in America.

Praticamente, cioè, un dollaro su due che gli Usa hanno speso, negli ultimi cinque anni, in Europa ha procurato beni di cui la stessa Europa è, di gran lunga, il maggior fornitore. Spesso, esclusivo: in un caso su dieci, l'import dall'Europa corrisponde al 100 per cento del fabbisogno. Insomma, o è europeo o non c'è. Questo vale anche per alcune esportazioni cinesi (il caso classico sono le terre rare), ma, complessivamente, il peso della Cina nella bilancia commerciale americana è in rapida discesa e le imprese europee hanno scavalcato le aziende di Pechino come maggior partner.

La dipendenza americana dall'Europa è andata crescendo costantemente, nota l'Idw, dal 2010 in poi. Ma “più persistente è la quota alta di importazioni americane dall'Europa, più difficile, per gli acquirenti americani rimpiazzare i beni europei”. Qui, il punto non sono parmigiano, prosciutto, le borse di Hermès o i vestiti di Armani, di cui privare i ricchi americani. Ma i prodotti destinati ad un uso industriale, quei beni intermedi, senza i quali le fabbriche, di cui tanto parla Trump, si fermano. L'Europa è il venditore privilegiato negli Usa dei prodotti della chimica organica (benzene, etanolo, formaldeide), di farmaci e dei loro ingredienti, di attrezzature meccaniche, elettrotecniche, di metallurgia.Tutta roba difficile da sostituire a breve termine, se l'Europa reagisse alle minacce di Trump, ma, invece di applicare dazi sulle importazioni dall'America, rovesciasse la strategia, imponendo quote sulle proprie rispettive esportazioni.

Questa dipendenza americana dalle esportazioni europee è, del resto, confermata dai dati che mostrano come il peso dei dazi ricada soprattutto su imprese e consumatori americani, per assenza di alternative: la stessa cosa era avvenuta, nella prima presidenza Trump, per le importazioni dalla Cina.Quindi, l'Europa può trattare con gli Usa senza troppi timori. La conclusione dell'Idw, infatti, è schiettamente politica. L'alto livello di dipendenza degli Usa dalle esportazioni europee “rende meno credibile la minaccia di dazi ancora più elevati sui beni europei”. A ribellarsi sarebbero le imprese americane, perché “c'è un serio rischio che l'economia americana venga tagliata fuori da prodotti essenziali”. E le aziende americane “spingerebbero con decisione per una de-escalation”. Come avvenuto nel recente scontro commerciale con la Cina.

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