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Trump come Putin, l’Iran come l’Ucraina: il tycoon replica lo schema (e gli errori) del Cremlino

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L’operazione condotta dalla Casa Bianca somiglia in molti aspetti al blitz fallito contro Kiev. E il presidente Usa è inciampato negli stessi sbagli commessi da Mosca. Con riflessi analoghi per l'economia mondiale
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Questo film l'avevamo già visto. Una grande potenza decide di attaccare a sorpresa un paese più debole. Il piano è semplice. Non è neanche una guerra, anzi state bene attenti a non chiamarla così: piuttosto, “operazione speciale” in russo o “gitarella” in inglese. In ogni caso, è una roba da due o tre giorni al massimo. Si comincia a sparare, ma c'è un obiettivo prioritario, immediato e personale: i leader nemici vanno liquidati subito, non politicamente, ma proprio fisicamente, con una spericolata manovra a sorpresa. A questo punto, in un baleno, decapitato il regime, l'intelligence assicura che l'intera struttura politica del paese nemico si sfalderà e la popolazione si solleverà, rovesciando quel che resta del governo e instaurando una nuova leadership, molto amichevole nei confronti dell'aggressore. Missione compiuta, ancor prima che il resto del mondo abbia avuto il tempo di tirare il fiato.

Le analogie

Le analogie fra l'avventura ucraina di Vladimir Putin e quella iraniana di D…

Questo film l'avevamo già visto. Una grande potenza decide di attaccare a sorpresa un paese più debole. Il piano è semplice. Non è neanche una guerra, anzi state bene attenti a non chiamarla così: piuttosto, “operazione speciale” in russo o “gitarella” in inglese. In ogni caso, è una roba da due o tre giorni al massimo. Si comincia a sparare, ma c'è un obiettivo prioritario, immediato e personale: i leader nemici vanno liquidati subito, non politicamente, ma proprio fisicamente, con una spericolata manovra a sorpresa. A questo punto, in un baleno, decapitato il regime, l'intelligence assicura che l'intera struttura politica del paese nemico si sfalderà e la popolazione si solleverà, rovesciando quel che resta del governo e instaurando una nuova leadership, molto amichevole nei confronti dell'aggressore. Missione compiuta, ancor prima che il resto del mondo abbia avuto il tempo di tirare il fiato.

Le analogie

Le analogie fra l'avventura ucraina di Vladimir Putin e quella iraniana di Donald Trump, ovvero le due guerre in corso, sono impressionanti. Cambiano solo le sfumature. L'imperialismo: quello russo vuole riallargare verso ovest l'influenza di Mosca, quello americano vuole ristabilire il predominio incontrastato di Washington su tutto il Medio Oriente. Il cambio di regime: azzererebbe la democrazia in Ucraina e instaurerebbe, invece, la democrazia a Teheran. Le armi: un intervento tutto di terra – soldati e carri armati – per Putin e uno tutto in aria -. aerei e missili – per Trump. L'assassinio: un tentativo – fallito – di rapire Zelensky e uno – riuscito – di finire il vecchio Khamenei con le bombe.

Ma la logica – tattica, strategica, politica – dei due piani di guerra è la stessa. A confermare, probabilmente, che la capacità del modello Putin di incantare Trump supera anche l'evidenza quotidiana del fallimento russo in Ucraina. La convinzione che lo squilibrio militare, in termini materiali, sia comunque tale da assicurare, in partenza, una vittoria facile. La certezza che sarà così rapida, da impedire all'avversario di allestire una reazione qualsiasi.

Gli errori

La falsa sicurezza, infusa dall'incapacità di leggere quanto siano compiacenti i rapporti dei servizi russi o quanto mossi da una strategia diversa e non coincidente quelli preparati dai servizi israeliani, a cui Trump ha deciso di rifarsi, contro lo scetticismo, abbastanza scoperto, di quelli americani.E simile è anche la modalità di quello che – fino ad oggi – è un duplice fallimento. La sorprendente scoperta che, come ha scritto il Financial Times, “la guerra del XXI secolo costa poco”. E, dunque, lo squilibrio di mezzi, denaro e uomini non assicura il risultato. In Ucraina, la realtà bellica è sempre più dominata dai droni, veicoli da hobby, trasformati in strumenti letali e semi invisibili sul campo di battaglia, devastanti nell'attacco a porti e infrastrutture anche a migliaia di chilometri di distanza.

Nel Golfo Persico, i droni hanno acquisito una capacità in più, adatta ad una guerra solo aerea. Altrettanto letale, anche se, paradossalmente, tutta economica. Perché, se bisogna lanciare un missile Patriot da 4 milioni di dollari per fermare uno Shaheed da 50 mila, la lotta è impari: i Patriot finiscono prima dei droni, come in parte sta già avvenendo. E, così, nessuno se la sente di navigare attraverso Hormuz.Gli ucraini non hanno niente che si possa paragonare ad una leva, come la chiusura dello stretto di Hormuz. Ma le due guerre non rivelano solo la stessa strategia e gli stessi ostacoli. E' lo stesso anche il riflesso internazionale.

Le guerre in Ucraina e in Iran sono locali per teatro e protagonisti, ma ambedue genuinamente mondiali per il loro impatto e la capacità di determinare una crisi economica a larghissimo raggio. Di recessione e di inflazione si parla, infatti, oggi - come quattro anni fa, all'alba dell'invasione russa - da un capo all'altro del mondo, e, soprattutto, da parte di chi con la guerra non ha niente a che fare. E il meccanismo è lo stesso: la domanda di energia che, non a caso, è il più internazionale e aperto dei mercati. Dopo il 2022, la crisi fu segnata dal drammatico affrancamento dai gasdotti del metano russo, ma anche il petrolio subì scossoni. Oggi, ci risiamo. Più che su bombe e vittime, l'attenzione è concentrata sulle petroliere che passano (o non passano) dallo Stretto e dalle condizioni dei terminali del metano di Ras Laffan.Putin poteva sperare di sconfiggere l'Ucraina, costringendo l'Europa, con il ricatto dell'energia, a rinunciare ad ogni aiuto a Kiev. Gli ayatollah possono sperare di disarmare Trump, spingendo il prezzo del petrolio a 200 dollari. Forse, è questa la vera guerra del XXI secolo.

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