MILANO - L’idea di creare un polo del design italiano attorno al marchio Poltrona Frau, era senza dubbio interessante, aveva un grande potenziale di crescita ed era un unicum di eccellenza nel panorama delle aziende europee. Peccato che anche se l’esecuzione è stata affidata al gruppo che fa capo a Luca Cordero di Motenzemolo, il risultato raggiunto non è all’altezza delle aspettative che si erano create.
Poltrona Frau, che prima di quotarsi in Borsa ha aggregato una serie di marchi storici del design, sta gradatamente perdendo i pezzi. Certo, non stiamo parlando dell’argenteria di Cassina, ma marchio dopo marchio il gruppo si concentra solo su un paio di nomi. Thonet, che in realtà è uno storico brand austriaco, è stato messo in frigorifero e Gufram è stata appena ceduta nelle mani di Sandra Vezzi, imprenditrice piemontese dell’alimentare, che è pronta a mettere tutta l’energia (e le risorse) per rilanciare la griffe. Altri nomi, come Alias sono di fatto pronti a essere dismessi, per cui alla fine nel gruppo resteranno solo un paio di marchi, non abbastanza da farne un polo di attrazione e di eccellenza.
Il fatto è che per pensare in grande ci vogliono anche grandi risorse economiche e manageriali, mentre il fatturato del gruppo è andato solo calando dal 2006 in poi. Il 2011 si è chiuso con 260 milioni di fatturato e solo 4,6 milioni di profitti. Avere un polo di aziende complementari tra di loro e specializzate in diverse categorie dell’arredamento, non ha consentito a Frau di creare sinergie né sui costi ne sui ricavi. E così meglio concentrarsi su pochi marchi, ma che hanno un grande appeal e possono garantire una certa redditività, che portare avanti anche quei brand che invece non sono sufficientemente redditizi.
Poltrona Frau, che prima di quotarsi in Borsa ha aggregato una serie di marchi storici del design, sta gradatamente perdendo i pezzi. Certo, non stiamo parlando dell’argenteria di Cassina, ma marchio dopo marchio il gruppo si concentra solo su un paio di nomi. Thonet, che in realtà è uno storico brand austriaco, è stato messo in frigorifero e Gufram è stata appena ceduta nelle mani di Sandra Vezzi, imprenditrice piemontese dell’alimentare, che è pronta a mettere tutta l’energia (e le risorse) per rilanciare la griffe. Altri nomi, come Alias sono di fatto pronti a essere dismessi, per cui alla fine nel gruppo resteranno solo un paio di marchi, non abbastanza da farne un polo di attrazione e di eccellenza.
Il fatto è che per pensare in grande ci vogliono anche grandi risorse economiche e manageriali, mentre il fatturato del gruppo è andato solo calando dal 2006 in poi. Il 2011 si è chiuso con 260 milioni di fatturato e solo 4,6 milioni di profitti. Avere un polo di aziende complementari tra di loro e specializzate in diverse categorie dell’arredamento, non ha consentito a Frau di creare sinergie né sui costi ne sui ricavi. E così meglio concentrarsi su pochi marchi, ma che hanno un grande appeal e possono garantire una certa redditività, che portare avanti anche quei brand che invece non sono sufficientemente redditizi.