MILANO - Una giornata con il segno "no", con tante notizie grigie per il mondo della moda. Che va dal lusso sofisticato di Prada al sito inglese di e-commerce Asos, passando per il portale italiano Yoox: tutti accomunati, per un giorno, dal clima negativo che si è respirato sui mercati finanziari. E che, pur in settori contigui anche se non identici, mostrano una cosa; la crescita infinita non esiste, nemmeno nel campo della moda (che è sembrato a lungo immune da crisi e persino da rallentamenti).
Per Prada la ragione di disappunto è legata ai risultati del primo trimestre, che si è chiuso a fine aprile: la maison del lusso ha registrato un calo dell'utile netto vicino ad un quarto (-24%) a quota 105,3 milioni, mentre il fatturato è risultato in calo dello 0,6%. In calo anche la marginalità (che misura quanto è profittevole il gruppo), scesa dal 30,8 al 27,5%. Il caro-euro ha giocato contro anche per Prada: "La performance ha risentito del contesto poco favorevole dei cambi", scrive il gruppo in una nota, sommato al programma di razionalizzazione della catena di negozi wholesale (mentre i negozi gestiti direttamente sono andati molto meglio). Da tempo infatti il gruppo sta selezionando la rete di vendita affidata a terzi e gli effetti negativi del passaggio, spiegano, si sono visti soprattutto sul marchio Miu Miu.
Risultati che hanno deluso le attese degli analisti e gettano un alone di incertezza anche sui prossimi mesi: "Il management sta monitorando lo sviluppo dei mercati, sia a livello geografico, sia a livello di prodotti, per effettuare, se appropriato, una revisione delle stime sui risultati 2014", scrive il gruppo. Tuttavia l'ad Patrizio Bertelli, commentando i risultati, ha dichiarato di non ritenere "che l'attuale difficile scenario macroeconomico, reso più complesso dallo sfavorevole andamento dei cambi, debba incidere sui piani di sviluppo aziendali presentati al mercato, che sono finalizzati all'espansione del gruppo nel medio-lungo periodo".
Ha invece rivisto al ribasso le stime annuali Asos, gruppo anglosassone di vendite fashion on line, che ha annunciato un taglio del margine Ebit (in pratica della redditività) dal 6,5% al 4,5% per il bilancio che si chiuderà al 31 agosto. "La nostra performance di profitto non è quella che avevano sperato, a causa di una insolita combinazione di fattori" ha affermato Asos in una nota, ricordando il "caro sterlina", margini di vendita più bassi e un aumento delle spese promozionali. Continua ad andare bene invece il piano di investimenti (anche tecnologici) per portare le vendita a quota 2,5 miliardi di sterline; un programma di crescita futuro, quindi, che tuttavia non è bastato alla City, che ha spinto giù del 30% e oltre il titolo.
L'effetto-annuncio sul calo della redditività ha messo in difficoltà anche Yoox, che ha perso il 5%, scontando l'affinità di settore con il gruppo britannico.
Per Prada la ragione di disappunto è legata ai risultati del primo trimestre, che si è chiuso a fine aprile: la maison del lusso ha registrato un calo dell'utile netto vicino ad un quarto (-24%) a quota 105,3 milioni, mentre il fatturato è risultato in calo dello 0,6%. In calo anche la marginalità (che misura quanto è profittevole il gruppo), scesa dal 30,8 al 27,5%. Il caro-euro ha giocato contro anche per Prada: "La performance ha risentito del contesto poco favorevole dei cambi", scrive il gruppo in una nota, sommato al programma di razionalizzazione della catena di negozi wholesale (mentre i negozi gestiti direttamente sono andati molto meglio). Da tempo infatti il gruppo sta selezionando la rete di vendita affidata a terzi e gli effetti negativi del passaggio, spiegano, si sono visti soprattutto sul marchio Miu Miu.
Risultati che hanno deluso le attese degli analisti e gettano un alone di incertezza anche sui prossimi mesi: "Il management sta monitorando lo sviluppo dei mercati, sia a livello geografico, sia a livello di prodotti, per effettuare, se appropriato, una revisione delle stime sui risultati 2014", scrive il gruppo. Tuttavia l'ad Patrizio Bertelli, commentando i risultati, ha dichiarato di non ritenere "che l'attuale difficile scenario macroeconomico, reso più complesso dallo sfavorevole andamento dei cambi, debba incidere sui piani di sviluppo aziendali presentati al mercato, che sono finalizzati all'espansione del gruppo nel medio-lungo periodo".
Ha invece rivisto al ribasso le stime annuali Asos, gruppo anglosassone di vendite fashion on line, che ha annunciato un taglio del margine Ebit (in pratica della redditività) dal 6,5% al 4,5% per il bilancio che si chiuderà al 31 agosto. "La nostra performance di profitto non è quella che avevano sperato, a causa di una insolita combinazione di fattori" ha affermato Asos in una nota, ricordando il "caro sterlina", margini di vendita più bassi e un aumento delle spese promozionali. Continua ad andare bene invece il piano di investimenti (anche tecnologici) per portare le vendita a quota 2,5 miliardi di sterline; un programma di crescita futuro, quindi, che tuttavia non è bastato alla City, che ha spinto giù del 30% e oltre il titolo.
L'effetto-annuncio sul calo della redditività ha messo in difficoltà anche Yoox, che ha perso il 5%, scontando l'affinità di settore con il gruppo britannico.