Trattative serrate da un lato (e non a caso ad assistere alle sfilate - nemmeno troppo dissimulati - c'erano uomini di finanza, advisor e avvocati d'affari) dall'altra, la nuova collezione primavera-estate 2015. Uomo, ovviamente, ma per la prima volta in modo massiccio anche donna, una novità assoluta per Harmont&Blaine. Il calendario del resto è serrato: la sensazione è che entro settembre o si chiude con il fondo di private equity Clessidra oppure si cercano altre soluzioni.
Il patron (e ad del gruppo) Domenico Menniti non ha voluto scendere in dettagli ma ha confermato le linee guida: il gruppo punta allo sbarco in Borsa entro il 2018, anche se l'ad ha ribadito che continua a ragionare in termini di 2017. E per quella data il fatturato stimato del gruppo dovrebbe aver raggiunto i 200 milioni di fatturato, in pratica raddoppiando il giro d'affari stimato per il 2014 (che già vanta un Ebitda margin pari al 18%). Non solo, sempre nel 2017 la quota dell'export dovrebbe aver raggiunto un obiettivo pari al 60% del fatturato complessivo mentre attualmente è intorno al 20%.
Con queste credenziali, quindi, il marchio del "bassotto" punta con decisione allo sbarco a Piazza Affari, anzi più in particolare allo Star; dove, come ha ricordato Minniti, il flottante minimo è del 35%. Che, guarda caso, è proprio la percentuale oggetto di trattative attualmente in corso con il fondo Clessidra (il patron del gruppo ha parlato di 30-35% ma è più probabile che ci si attesti sul valore più alto). Come? Attraverso un aumento di capitale, per sostenere la crescita, anche se - chissà - magari alla fine una quota molto piccola potrebbe anche venderla la famiglia. Top secret invece la valorizzazione della quota. Tuttavia alcuni ritengono che pre-aumento di capitale la società possa avere un valore non lontano dai cento milioni.
Il patron (e ad del gruppo) Domenico Menniti non ha voluto scendere in dettagli ma ha confermato le linee guida: il gruppo punta allo sbarco in Borsa entro il 2018, anche se l'ad ha ribadito che continua a ragionare in termini di 2017. E per quella data il fatturato stimato del gruppo dovrebbe aver raggiunto i 200 milioni di fatturato, in pratica raddoppiando il giro d'affari stimato per il 2014 (che già vanta un Ebitda margin pari al 18%). Non solo, sempre nel 2017 la quota dell'export dovrebbe aver raggiunto un obiettivo pari al 60% del fatturato complessivo mentre attualmente è intorno al 20%.
Con queste credenziali, quindi, il marchio del "bassotto" punta con decisione allo sbarco a Piazza Affari, anzi più in particolare allo Star; dove, come ha ricordato Minniti, il flottante minimo è del 35%. Che, guarda caso, è proprio la percentuale oggetto di trattative attualmente in corso con il fondo Clessidra (il patron del gruppo ha parlato di 30-35% ma è più probabile che ci si attesti sul valore più alto). Come? Attraverso un aumento di capitale, per sostenere la crescita, anche se - chissà - magari alla fine una quota molto piccola potrebbe anche venderla la famiglia. Top secret invece la valorizzazione della quota. Tuttavia alcuni ritengono che pre-aumento di capitale la società possa avere un valore non lontano dai cento milioni.