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Moda in Borsa: bene le francesi, male le italiane

Non solo a Piazza Affari, anche Prada a Hong Kong ha lasciato sul terreno il 36%. Unica eccezione, Luxottica, mentre a Parigi sono salite Lvmh, Kering, Hermes e anche Burberry porta a casa un risultato positivo. Il resoconto del 2014 e le previsioni per l'anno appena iniziato

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MILANO - Complice anche il grafico ben poco generoso di Piazza Affari - con quotazioni che a fine anno sono tornate sui valori di partenza - le società del lusso italiane si sono rivelate un'amara sorpresa per gli investitori, con un secondo semestre dell'anno che non ha riportato il sereno dopo le perdite della prima parte del 2014. Un brusco risveglio, ancora più doloroso - e in parte proprio a causa - dei fasti dell'anno precedente, quando le società della moda erano state star incontrastate al listino.

Sta di fatto che nel 2014 si va dal -43% di Yoox al -26% di Ferragamo (la "migliore" tra le big del lusso a Piazza Affari) passando per il -40% di Tod's e il -30% di Cucinelli; nemmeno l'ex matricola prodigio del 2013, Moncler, ha tenuto il passo e ha chiuso l'anno con un calo del 28%. Sempre una società italiana, ma che gioca in trasferta (è quotata a Hong Kong) con il segno meno è stata Prada, in calo del 36%.

Ben diverso l'andamento delle società estere: si va dal più 7,8% di Burberry, mentre nel plotoncino delle francesi troviamo Lvmh, salita del 12%, Kering, cresciuta del 3,9% ed Hermes, regina del lusso anche in Borsa, salita di oltre il 13%. Unica eccezione, ma di peso al listino italiano, Luxottica, cresciuta del 16,5%.

In parte dunque c'è stato una sorta di effetto-staffetta tra i due comparti del lusso in Borsa, sui mercati europei. Però, e le indicazioni sui conti confermano l'andamento azionario, bisogna probabilmente prendere atto anche di un nuovo equilibrio mondiale, dove c'è una buona crescita della domanda di beni di lusso ma senza l'euforia del passato. Insomma, ci aspetta un anno "normale". La Cina è in rallentamento, per quanto a tassi molto sostenuti, parte del mondo è alle prese con crisi di varia natura, a partire dalla Russia, e il mondo occidentale cresce in maniera robusta solo negli Stati Uniti (ma va bene anche il Giappone, per i beni di lusso). Insomma, la geografia dei consumi è cambiata e il futuro è meno scintillante del passato. 

Tuttavia gli esperti sottolineano un aspetto, che dovrebbe aiutare sopratutto le società italiane (di più fresco approdo sui mercati emergenti): la corsa ad aprire punti vendita, con le relative spese, è terminata, ora dovrebbe più ragionvolmente arrivare il momento di mettere a frutto gli investimenti fatti. Lo sforzo, forse non andato subito a reddito come ci si aspettava, dovrebbe a questo punto dare i suoi frutti, durante quest'anno.