MILANO - Il "sistema moda" continua a soffrire. Le cose vanno meglio rispetto a tre mesi fa, però l'intero comparto - tessile, moda e abbigliamento - prevede una perdita complesiva di fatturato stimata in 29 miliardi per il 2020, con un calo del 29,7% rispetto all'anno prima. Bisogna considerare che solo a luglio scorso la stessa previsione era per un taglio del 32,5% per l'intero 2020, ma il miglioramento rispetto alla prima parte dell'anno registra comunque un recupero ben lontano dai valori espressi dall'industria italiana nel suo complesso.
Vediamo i dati, frutto dell'indagine congiunturale realizzata ogni trimestre da Confindustria Moda. Ebbene, lo studio relativo all'impatto del Covid sul settore evidenzia che nel terzo trimestre c'è stato un calo del giro d'affari del 27,5% rispetto ad un anno fa. Decisamente meglio di come era andata nel primo trimestre (-36,2%) e nel secondo (-39%) ma decisamente meno bene di quanto abbia fatto l'economia italiana in generale, dove il Pil è rimbalzato del 16,1%.
Del resto, i consumi del settore moda stentano a ripartire (anche al netto del nuovo lockdown) e le previsioni delle imprese del settore si adeguano: il 15% delle imprese intervistate a campione teme per l'intero anno un calo del fatturato superiore al 50%, mentre il 74% delle imprese ha fatto ricorso alla Cassa integrazione e una su due l'ha fatto per oltre il 60% dei dipendenti. Non solo, nei primi sette mesi dell'anno l'export del tessile e moda ha subito una contrazione del 26,4% rispetto al calo del 14% del settore manifatturiero in generale.
Secondo Cirillo Marcolin, presidente di Confindustria Moda, la crisi del settore è "sempre più grave" e ormai il comparto è "impotente rispetto a questa seconda ondata pandemica", anche perché, aggiunge Marcolin, "le aziende che compongono le nostre filiere sono generalmente piccole e medie, quindi è naturale che vengano più colpite rispetto alla media".
Vediamo i dati, frutto dell'indagine congiunturale realizzata ogni trimestre da Confindustria Moda. Ebbene, lo studio relativo all'impatto del Covid sul settore evidenzia che nel terzo trimestre c'è stato un calo del giro d'affari del 27,5% rispetto ad un anno fa. Decisamente meglio di come era andata nel primo trimestre (-36,2%) e nel secondo (-39%) ma decisamente meno bene di quanto abbia fatto l'economia italiana in generale, dove il Pil è rimbalzato del 16,1%.
Del resto, i consumi del settore moda stentano a ripartire (anche al netto del nuovo lockdown) e le previsioni delle imprese del settore si adeguano: il 15% delle imprese intervistate a campione teme per l'intero anno un calo del fatturato superiore al 50%, mentre il 74% delle imprese ha fatto ricorso alla Cassa integrazione e una su due l'ha fatto per oltre il 60% dei dipendenti. Non solo, nei primi sette mesi dell'anno l'export del tessile e moda ha subito una contrazione del 26,4% rispetto al calo del 14% del settore manifatturiero in generale.
Secondo Cirillo Marcolin, presidente di Confindustria Moda, la crisi del settore è "sempre più grave" e ormai il comparto è "impotente rispetto a questa seconda ondata pandemica", anche perché, aggiunge Marcolin, "le aziende che compongono le nostre filiere sono generalmente piccole e medie, quindi è naturale che vengano più colpite rispetto alla media".