"Ombre cinesi" sul lusso: gli effetti sulla domanda della temuta stretta fiscale a Pechino
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaMILANO - La Cina si conferma il motore principale della ripresa del mondo del lusso, ma nello stesso tempo rappresenta anche la principale incongnita per il futuro. La "prosperità diffusa" auspicata dal presidente cinese Xi Jinping infatti comporta una redistribuzione del reddito a favore delle classi meno abbienti e, di conseguenza, un impatto praticamente immediato sui consumi dei Paperoni cinesi.
Una ricerca degli analisti di Kepler Cheuvreux parte da un assunto: attualmente la domanda mondiale dei beni di lusso è fortemente sostenuta dall'area cinese, che attrae da sola circa un quarto delle vendite mondiali. Ma quasi altrettanto violento sarebbe l'impatto di misure restrittive: il primo anno gli analisti stimano una contrazione della domanda compresa tra il 10 e il 25% dei livelli attuali, calo destinato poi dimezzarsi dopo il primo anno di applicazione del nuovo regime.
Kepler Cheuvreux ricorda che negli ultimi quattro decenni la crescita &egrav…
MILANO - La Cina si conferma il motore principale della ripresa del mondo del lusso, ma nello stesso tempo rappresenta anche la principale incongnita per il futuro. La "prosperità diffusa" auspicata dal presidente cinese Xi Jinping infatti comporta una redistribuzione del reddito a favore delle classi meno abbienti e, di conseguenza, un impatto praticamente immediato sui consumi dei Paperoni cinesi.
Una ricerca degli analisti di Kepler Cheuvreux parte da un assunto: attualmente la domanda mondiale dei beni di lusso è fortemente sostenuta dall'area cinese, che attrae da sola circa un quarto delle vendite mondiali. Ma quasi altrettanto violento sarebbe l'impatto di misure restrittive: il primo anno gli analisti stimano una contrazione della domanda compresa tra il 10 e il 25% dei livelli attuali, calo destinato poi dimezzarsi dopo il primo anno di applicazione del nuovo regime.
Kepler Cheuvreux ricorda che negli ultimi quattro decenni la crescita è stata tumultuosa, generando profonde fratture all'interno della società cinese. Ora sembra arrivata la fase di una maggiore equità sociale e le nuove misure - sostanzialmente tasse più alte sul reddito, potenziali cambiamenti del regime fiscale sui consumi, o nuove tasse sulla proprietà - potrebbero essere annunciate entro la fine dell'anno.
Ad esempio Lvmh è in calo del 6% rispetto a un mese fa, mentre Kering perde circa il 10%. Anche il gruppo Richemont (gioielleria e orologi di lusso, con marchi che vanno da Cartier a Montblanc passando per Van Cleef) ha pagato pegno all'annuncio di possibili tasse in Cina, e rispetto a un mese fa è sotto del 12%. In discesa pure i marchi italiani: Moncler segna un meno 5,5% rispetto a un mese fa, Cucinelli perde il 4,3% e Tod's poco meno del 10% mentre Ferragamo guadagna il 4,3% ma è nettamente sotto i massimi raggiunti prima degli annunci sulla stretta cinese (e probabilmente è più influenzato dalle ricorrenti voci di riassetto azionario rispetto agli altri titoli).
Anche per Moncler l'area "Asia" (che comprende l'Asia Pacifica, inclusa l'Australia, il Giappone e la Corea) è fondamentale: rappresenta esattamente la metà dei ricavi e la sola Cina continentale nel secondo trimestre dell'anno ha quasi raddoppiato la domanda rispetto allo stesso trimestre del 2019.
Comprensibile quindi il timore generalizzato per una possibile stretta nei consumi cinesi. Confermato anche dai dati, più allargati, resi noti da Pambianconews secondo cui la Cina nel primo semestre del 2021 ha aumentato del 46% le importazioni di articoli tessile-moda dal mondo. Record i numeri per l'Italia: più 96% rispetto al 2020 (impattato dalla pandemia) a quota 6 miliardi di dollari, con una quota sull'import cinese pari al 12% (al primo posto come partner commerciale) davanti alla Francia, medaglia d'argento, per un totale di 5,6 miliardi di dollari.