Frontiera fintech

Racconto dalla Italian Tech Week (senza taxi)

Racconto dalla Italian Tech Week (senza taxi)
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Ho partecipato anche io questa settimana al Italian Tech Week, l’evento organizzato da Exor, con la partecipazione di un sacco di imprese e startup Italiane, a Torino alle OGR. Andrea Griva, direttore delle relazioni internazionali a GEDI, mi ricorda che ai primi eventi eravamo poco più di un centinaio di persone in una stanza, e in questi tre giorni invece hanno partecipato più di 14,000 persone.

Ormai Italian Tech Week viene considerato l’evento di punta delle startup Italiane anche perché John Elkan e la sua squadra ogni anno riescono ad attirare degli ospiti internazionali e li portano in Italia a parlare di cultura, arte, cuore, e non solo tecnologia. Quest’anno Brian Chensky, fondatore di Airbnb, ha esordito ricordandoci che le persone non coprano la tecnologia o un prodotto, ma comprano un’idea e Airbnb non sarebbe diventata l’azienda che conosciamo tutti oggi se non avesse pensato in primis a portare una esperienza ai propri clienti, non una tecnologia.

La Italian Tech Week è stata anche molto umana, con Brian Chensky che racconta la sua paura di non essere ricordato come “Brian Chensky” ma come “il founder di Airbnb” dopo la sua morte. Riccardo Luna ha portato un nuovo format chiamato “Lessons Learned, i più grandi errori della nostra vita” dove anche Federico Marchetti, pur essendo il primo unicorno Italiano con la sua Yoox, ha raccontato di se tramite aneddoti molto divertenti la sua paura di non appartenere nelle occasioni in cui ha potuto incontrare i grandi della Silicon Valley.

La Italian Tech Week è stata anche uno spettacolo di musica e tecnologia per non farci dimenticare che il tech ha sempre un’anima, anche in questa nuova epoca dominata dall’intelligenza artificiale. E ci sono anche stati tra gli ospiti anche i primi artisti di arte generativa che hanno venduto all’asta i loro primi NFT.

E se dentro le mura dell’OGR si parlavano multiple lingue e si scambiavano idee, al di fuori il mondo non cambia. Con migliaia persone che dovevano arrivare e spostarsi a Tornio, c’era un servizio di Uber quasi inesistente e taxi introvabili. Perché nonostante tutto in Italia non ci piace davvero innovare, il cambiamento spaventa e quindi rimaniamo sempre nelle nostre convinzioni che quello che è nuovo è male, quello che non si conosce intimorisce e quel che la tecnologia è un “zero sum game” per vincere uno gli altri perdono. E alla fine perdiamo tutti rimanendo indietro….

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