Riflessioni sul mondo Fintech
di Benedetta Arese LuciniIspirata da una conversazione online che ho avuto con altri appassionati come me del mondo Fintech, volevo riflettere sulla notizia annunciata la settimana scorsa che Intuit, discontinuerà i servizi della startup Mint che aveva acquisito nel 2009. Mint, startup nata nel 2007, è da anni uno dei principali strumenti di budget online, con 3,6 milioni di utenti attivi nel 2021, secondo Bloomberg. La startup ha rappresentato un punto di svolta nel mondo della finanza personale, diventando sempre più popolare man mano che sempre più persone si rivolgevano a servizi online gratuiti per creare budget e tenere traccia delle proprie entrate e spese.
Intuit, aveva acquistato Mint nel 2009 dal suo fondatore per 170 milioni di dollari. Al momento dell’acquisizione, Mint, che era una società privata, aveva 1,5 milioni di utenti che monitoravano quasi 50 miliardi di dollari di asset e 200 miliardi di dollari di transazioni. Gli utenti negli anni sono incrementati e si sono fidelizzati alla app. Que…
Ispirata da una conversazione online che ho avuto con altri appassionati come me del mondo Fintech, volevo riflettere sulla notizia annunciata la settimana scorsa che Intuit, discontinuerà i servizi della startup Mint che aveva acquisito nel 2009. Mint, startup nata nel 2007, è da anni uno dei principali strumenti di budget online, con 3,6 milioni di utenti attivi nel 2021, secondo Bloomberg. La startup ha rappresentato un punto di svolta nel mondo della finanza personale, diventando sempre più popolare man mano che sempre più persone si rivolgevano a servizi online gratuiti per creare budget e tenere traccia delle proprie entrate e spese.
Intuit, aveva acquistato Mint nel 2009 dal suo fondatore per 170 milioni di dollari. Al momento dell’acquisizione, Mint, che era una società privata, aveva 1,5 milioni di utenti che monitoravano quasi 50 miliardi di dollari di asset e 200 miliardi di dollari di transazioni. Gli utenti negli anni sono incrementati e si sono fidelizzati alla app. Questa notizia ha creato molta delusione da parte della clientela ma anche molta discussione online.
Le app di budgeting sono un po' i primi servizi fintech nel mercato, che sono cresciute anche grazie al open banking, ma non riescono ad avere un business model che sia sostenibile per permettere di crescere. La clientela si lamenta della decisione di Intuit, ma non è mai stata pronta a spendere per questo tipo di servizio.
Nel mondo tech si dici sempre che “se non paghi un prodotto sei tu il prodotto”. I social media sono un esempio chiarissimo in cui i servizi sono gratuiti ma le aziende fanno miliardi di fatturato vendendo i dati dei loro clienti alle società che vogliono targhettizzarli con la pubblicità. Nel fintech, i dati delle transazioni dei clienti sono preziosissimi, perché non solo si sa il like ma anche cosa ha comprato e quando e quanto spende, ma i dati non sono mai stati usati in modo da monetizzare il servizio perché troppo delicati in un mercato altamente regolato.
Il fintech B2C è sicuramente un mercato di grandi numeri, ma di business model complicati. Le banche da sempre hanno dovuto far pagare sevizi per mantenere profittabilità e le nuove app stanno capendo velocemente che non basta avere una ampia base di clienti per monetizzare, perché spesso questi clienti non sono disposti a pagare questi servizi. Allora il dilemma diventa, se si comincia una impresa fintech, ci si focalizza sul famoso product market fit, fare un prodotto che serve un bisogno di mercato, o meglio focalizzarsi sul product business fit, con un modello che magari cresce meno ma con dei ricavi a clienti sostenibili?