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Outlook/La Russia verso la bancarotta

Vladimir Putin (ansa)
A causa delle sanzioni occidentali, non riuscirà a pagare degli interessi ad investitori che hanno dei buoni del Tesoro di Mosca
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Benvenuti su Outlook, la newsletter settimanale di Repubblica che analizza l’economia, finanza e mercati internazionali in maniera chiara, diretta e accessibile.

A scriverla sono io, Francesco Guerrera, vicedirettore di Repubblica con un passato in testate internazionali quali il Financial Times, il Wall Street Journal e Politico ed esperienze di vita a Londra, Bruxelles, Hong Kong e New York. Per chi vuole saperne di più su di me, per chi vuole dialogare sui temi di Outlook.

 

In questa edizione: L’importanza di un default della Russia e buone notizie per i mercati europei

LA COSA PIU’ IMPORTANTE: Una nazione va in bancarotta

 

La notizia:  Oggi, a causa delle sanzioni occidentali, la Russia non riuscirà a pagare degli interessi ad investitori che hanno dei buoni del Tesoro di Mosca, dando l’inizio ad una procedura formale di “default”, ovvero la bancarotta di Stato.

 

E’ mai successo? Molto spesso. I…

Benvenuti su Outlook, la newsletter settimanale di Repubblica che analizza l’economia, finanza e mercati internazionali in maniera chiara, diretta e accessibile.

A scriverla sono io, Francesco Guerrera, vicedirettore di Repubblica con un passato in testate internazionali quali il Financial Times, il Wall Street Journal e Politico ed esperienze di vita a Londra, Bruxelles, Hong Kong e New York. Per chi vuole saperne di più su di me, per chi vuole dialogare sui temi di Outlook.

 

In questa edizione: L’importanza di un default della Russia e buone notizie per i mercati europei

LA COSA PIU’ IMPORTANTE: Una nazione va in bancarotta

 

La notizia:  Oggi, a causa delle sanzioni occidentali, la Russia non riuscirà a pagare degli interessi ad investitori che hanno dei buoni del Tesoro di Mosca, dando l’inizio ad una procedura formale di “default”, ovvero la bancarotta di Stato.

 

E’ mai successo? Molto spesso. Il più grande default degli ultimi anni e’ stato quello dell’Argentina nel 2020, pari a $109 miliardi. Ma non dimentichiamoci della Grecia, che non riuscì a pagare gli interessi su più di $250 miliardi di debito nel 2012. La Russia stessa ha fatto un mega-default nel 1998, facendo precipitare il mondo in una crisi finanziaria.

 

E i dettagli? Dopo il mancato pagamento di oggi, la Russia avrà un mese di tempo per cercare di trovare i dollari necessari per pagare i creditori. Se non ce la farà - e se le sanzioni occidentali rimangono in vigore, la Russia non ce la farà - verrà dichiarata ufficialmente in default. I tecnici di Wall Street chiamano questo mese il grace period “periodo di grazia” ma in realtà sarà il colpo di grazia per le finanze del Cremlino.

E dopo?  Ci potrebbe essere una cascata di mancati pagamenti da parte dello Stato russo e di aziende statali come Gazprom. In totale, il “sistema Russia” ha circa $150 miliardi di debito denominato in valuta estera che potrebbe andare a finire male.

Chi ci perde? I fondi stranieri che hanno comprato il debito russo, i loro clienti (spesso pensionati o pensionandi che non sapevano niente), le banche che hanno aiutato la compravendita delle obbligazioni ma, alla fine, anche tutti noi, perchè un collasso totale dell’economia russa non sarà facile da gestire. Ne ho scritto per Repubblica questa settimana.

Che speranze hanno i creditori? Al momento, poche. In circostanze normali, quando un Paese va in bancarotta, ci si siede intorno ad un tavolo e ci si accorda su quanto sarà possibile ripagare (di solito una percentuale bassa del debito originario), magari con l’aiuto di agenzie come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Nel caso di società statali in default, i creditori possono anche chiedere la vendita di impianti, palazzi, terreni e affini per racimolare qualche soldo.

Ma nel caso della Russia…:...nulla di ciò sarà possibile perché le sanzioni l’hanno resa un paria del capitalismo mondiale.

Conclusione: Stiamo per assistere ad un fenomeno quasi unico: un default di una grande nazione - la Russia è l’undicesima economia del mondo - senza le solite reti di salvataggio offerte a Paesi in difficoltà finanziarie. E’ un altro effetto collaterale della follia di Putin. C’è solo da sperare che le ripercussioni non siano troppo gravi per il resto di noi.

 

Attenzione anche a:  La rivincita dei mercati europei

 

Ma le borse europee non stanno andando malissimo?: Stavano andando malissimo, facendo molto, molto peggio dei mercati USA ma negli ultimi giorni il trend è cambiato e lo Stoxx Europe 600, l’indice-guida europeo, ha recuperato terreno sull’S&P 500 di New York. Guardate questo grafico.

Come mai?: La risposta va cercata nel cinismo dei mercati. Per dirla breve, gli investitori pensano che gli Stati Uniti e le loro aziende siano messe meglio delle rivali europee durante la guerra. Viceversa, ogni segnale di pace è interpretato come un momento-sì per l’Europa e le sue società.

È un'interpretazione giusta? Al di là dei giudizi morali, i mercati hanno ragione. L’instabilità geopolitica creata dalla tragedia in Ucraina porta gli investitori a rifugiarsi in beni che considerano solidi - ovvero il dollaro, i buoni del Tesoro USA e i titoli di aziende che non sono toccate dal conflitto, tipo le grandi della tecnologia.  La scorsa settimana, i fondi d’investimento hanno fatto segnare il più grande deflusso di sempre dalle azioni europee, tirando fuori dai nostri mercati un record di 13.5 miliardi di dollari.

La buona notizia…: …è che i movimenti degli ultimi mesi hanno fatto calare notevolmente il valore delle borse del Vecchio Continente. Secondo certe stime, le valutazioni delle azioni europee non sono così basse se paragonate a quelle delle azioni USA, dal 1987!  Quindi ogni segnale di un miglioramento in Ucraina dovrebbe far ritornare gli investitori in Europa.

La cattiva notizia…:...è che i titoli europei sono a basso prezzo da molto tempo (da circa la crisi finanziaria del 2008, per essere precisi) ma ciò non ha fatto molta differenza, in parte perché  i mercati sono preoccupati dai famosi “fattori strutturali” - la lenta crescita della zona euro, le malandate finanze di molti stati membri e l’invecchiamento cronico della popolazione.

Ciò detto…: …a livello finanziario (un livello molto meno importante della situazione umanitaria, politica e militare) la pace che tutti vogliamo rimuoverebbe una nube nera sui mercati europei e consentirebbe agli investitori di tornare a preoccuparsi solo dei “normali problemi” del nostro Continente.

 

PS: Una lista di lettura di interessanti articoli della stampa internazionale compilata da me grazie ai suggerimenti di Irene Scalise, mia collega di Affari & Finanza. Ecco le idee di questa settimana:

 

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