Il rischio recessione in Europa e in Usa
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraBenvenuti su Outlook, la newsletter settimanale di Repubblica che analizza l’economia, finanza e mercati internazionali in maniera chiara, diretta e accessibile.
A scriverla sono io, Francesco Guerrera,vicedirettore di Repubblica con un passato in testate internazionali quali il Financial Times, il Wall Street Journal e Politico ed esperienze di vita a Londra, Bruxelles, Hong Kong e New York. Per chi vuole saperne di più su di me: per chi vuole dialogare sui temi di Outlook.
In questa edizione: Il rischio recessione in Europa e Usa e perché i mercati hanno scommesso su una guerra breve
LA COSA PIU’ IMPORTANTE: La recessione in Europa e America è più vicina
La notizia: Gli indicatori di mercato che in passato hanno predetto una contrazione economica stanno lampeggiando minacciosamente su entrambe le sponde dell’Atlantico. E’ un segnale che la combinazione di pandemia, inflazione e guerra potrebbe port…
Benvenuti su Outlook, la newsletter settimanale di Repubblica che analizza l’economia, finanza e mercati internazionali in maniera chiara, diretta e accessibile.
A scriverla sono io, Francesco Guerrera,vicedirettore di Repubblica con un passato in testate internazionali quali il Financial Times, il Wall Street Journal e Politico ed esperienze di vita a Londra, Bruxelles, Hong Kong e New York. Per chi vuole saperne di più su di me: per chi vuole dialogare sui temi di Outlook.
In questa edizione: Il rischio recessione in Europa e Usa e perché i mercati hanno scommesso su una guerra breve
LA COSA PIU’ IMPORTANTE: La recessione in Europa e America è più vicina
La notizia: Gli indicatori di mercato che in passato hanno predetto una contrazione economica stanno lampeggiando minacciosamente su entrambe le sponde dell’Atlantico. E’ un segnale che la combinazione di pandemia, inflazione e guerra potrebbe portare ad una recessione in due dei tre grandi blocchi economici del pianeta.
Cominciamo dagli USA.. L’elemento più importante, e più preoccupante, è che la curva dei rendimenti delle obbligazioni governative americane sta per “invertirsi”. La potete vedere in questo grafico (quando la linea va sotto zero, la curva si inverte). Una curva “invertita” ha predetto otto delle ultime dieci recessioni negli Stati Uniti.
Che vuol dire? Che i rendimenti dei buoni del Tesoro a corto termine (tipo quelli a due anni) sono più alti di quelli a lungo termine (tipo dieci anni). E’ una situazione anomala perché di solito gli investitori richiedono rendimenti più alti per buoni di più lunga durata per compensare il rischio di potenziali problemi in futuro.
E’ un voto di sfiducia nella Federal Reserve? Senza dubbio. Gli investitori hanno paura che la Fed alzi troppo i tassi nel breve periodo per frenare l’inflazione, soffocando la ripresa e che sia poi costretta a tagliare i tassi disperatamente per resuscitare l’economia dalla recessione.
E in Europa? La situazione è diversa ma non meno preoccupante. Il vero problema per il Vecchio Continente è la guerra in Ucraina.Gli analisti di Citigroup hanno tentato di calcolare i vari effetti del conflitto sui diversi membri della Ue e i risultati non sono incoraggianti.
Tipo? Tipo, per quello che riguarda il potere di acquisto dei consumatori (eroso da inflazione, alto costo delle importazioni e problemi di filiera), i consumatori italiani sono molto a rischio, più di quelli di altri paesi UE, secondo Citi. L’industria manifatturiera tedesca, invece, soffrirà di più delle altre per la mancanza di componenti, mentre le imprese di Germania e Italia sono le più pessimiste per quello che riguarda investimenti e assunzioni future.
Gli indicatori da tenere d’occhio questa settimana: Domani (giovedì), i PMI ovvero gli indici dei direttori di acquisto - chi ne le aziende tiene i cordoni della borsa - per Germania, Francia e l’eurozona. Se vanno sotto il numero 48 (e non dovrebbero), è un segnale di recessione. Venerdì, l’indice Ifo sul clima aziendale tedesco. Se cade sotto il numero 90, la recessione è vicina (questa volta si dovrebbe attestare sul 98).
Conclusione: E’ prematuro parlare di recessione sia negli USA che in Europa ma è importante notare come l’umore di investitori, aziende e consumatori sia cambiato nel giro di poche settimane. Dall’ottimismo di una robusta crescita che ci avrebbe portato fuori dalla pandemia, con un’inflazione solo temporanea, siamo passati a preoccuparci di un caro prezzi asfissiante esacerbato dalla possibilità di una contrazione economica.
Attenzione anche a: I mercati scommettono su una guerra veloce
In che senso? Le borse, i mercati delle materie prime, e anche le obbligazioni, sono convinti che l’invasione russa dell’Ucraina si concluda presto.
Da dove si vede? Innanzitutto dal fatto che le azioni USA sono ritornate ai livelli di prima della guerra e che quelle europee non sono molto distanti. Ne ha scritto Vittoria Puledda per Repubblica: https://puntoitalia.online/economia/2022/03/22/news/da_wall_street_alleuropa_le_borse_sono_gia_oltre_la_guerra-342456820/?ref=drrt-1
Ma anche dal fatto che i “futures” del petrolio - i contratti per chi vuole comprare greggio nei prossimi mesi - segnalano un ritorno a prezzi “normali” alla fine dell’anno. E, come detto sopra, gli investitori si aspettano che la Fed smetta di alzare i tassi nel 2023.
E quindi? La fine della guerra il prima possibile è il risultato migliore per tantissimi motivi (e il benessere delle Borse non è assolutamente uno dei più importanti) ma il rischio è che gli investitori siano troppo ottimisti e che un’escalation, o un incidente bellico, creino dei terremoti inaspettati nei mercati.
Uno scenario alternativo ( e non auspicabile): Una guerra prolungata porta ad un aumento sostenuto nel prezzo del petrolio, ancora più inflazione nelle economie sviluppate e costringe le banche centrali ad alzare i tassi ben oltre il 2022 (nel caso della Fed) o a cominciare ad alzare i tassi prima del previsto (nel caso della Banca Centrale Europea).
PS: Una lista di lettura di interessanti articoli della stampa internazionale compilata da me grazie ai suggerimenti di Irene Scalise, mia collega di Affari & Finanza. Ecco le idee di questa settimana:
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