Le cinque lezioni della Federal Reserve
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraBenvenuti su Outlook, la newsletter settimanale di Repubblica che analizza l’economia, finanza e mercati internazionali in maniera chiara, diretta e accessibile.
A scriverla sono io, Francesco Guerrera,vicedirettore di Repubblica con un passato in testate internazionali quali il Financial Times, il Wall Street Journal e Politico ed esperienze di vita a Londra, Bruxelles, Hong Kong e New York. Per chi vuole saperne di più su di me, per chi vuole dialogare sui temi di Outlook.
In questa edizione, le cinque lezioni del discorso del capo della Fed e i risvolti economici del “quiet quitting”
LA COSA PIU’ IMPORTANTE: Le cinque lezioni del discorso di Jay Powell
La notizia: Venerdì scorso al simposio di Jackson Hole (una specie di Cernobbio americana centrata solo su temi economici e con le Montagne Rocciose al posto del lago di Como), il capo della Federal Reserve ha fatto il discorso più atteso nella storia recente della politica monet…
Benvenuti su Outlook, la newsletter settimanale di Repubblica che analizza l’economia, finanza e mercati internazionali in maniera chiara, diretta e accessibile.
A scriverla sono io, Francesco Guerrera,vicedirettore di Repubblica con un passato in testate internazionali quali il Financial Times, il Wall Street Journal e Politico ed esperienze di vita a Londra, Bruxelles, Hong Kong e New York. Per chi vuole saperne di più su di me, per chi vuole dialogare sui temi di Outlook.
In questa edizione, le cinque lezioni del discorso del capo della Fed e i risvolti economici del “quiet quitting”
LA COSA PIU’ IMPORTANTE: Le cinque lezioni del discorso di Jay Powell
La notizia: Venerdì scorso al simposio di Jackson Hole (una specie di Cernobbio americana centrata solo su temi economici e con le Montagne Rocciose al posto del lago di Como), il capo della Federal Reserve ha fatto il discorso più atteso nella storia recente della politica monetaria mondiale. In sintesi, Powell ha detto che la Fed continuerà ad alzare i tassi per frenare l’inflazione anche se ciò danneggierà la crescita economica.
I dettagli: Powell ha parlato per meno di otto minuti, una brevità inconsueta per un banchiere centrale. Il discorso è stato di circa 1.300 parole, quasi una parola per ogni punto perso dall’indice Dow Jones dopo che Powell ha smesso di parlare.
Che cosa bisogna sapere: A mio modesto avviso, cinque temi:
1. La Fed ha perso credibilità e ci vorrà molto tempo per riconquistarla
Insistere per mesi che la fiammata inflazionistica era solo una cosa “temporanea” ha danneggiato l’immagine della Fed di fronte a mercati, cittadini e politici. Per riparare i danni, Powell e i suoi hanno deciso di parlare direttamente al pubblico americano. Peccato, però, che la fantomatica “gente comune” non abbia alcuna intenzione di ascoltare le elucubrazioni di politica monetaria di un gruppo di attempati signori e signore riuniti sotto le Montagne Rocciose.
2. La Fed ha scelto di debellare l’inflazione a scapito del mercato del lavoro
Per riconquistare la credibilità persa, la Fed ha deciso di mettere tutte le chip sulla casella dell’inflazione. Ovvero, come ha suggerito Powell, i tassi saliranno per combattere il caro-prezzi, anche se ciò dovesse portare alla recessione. E’ opportuno ricordare che la Fed (a differenza, per esempio, della Banca Centrale Europea) ha un doppio mandato: tenere l’inflazione bassa e mantenere l’occupazione alta. Ma nel suo discorso Powell ha parlato di “inflazione” 47 volte senza mai menzionare il mercato del lavoro.
3. Ma che succederà quando la disoccupazione comincia a salire?
Per il momento, questa strategia di centralità dell’inflazione può funzionare perché il mercato del lavoro Usa è in ottime condizioni. Il problema per Powell sorgerà quando, a causa delle azioni della Fed, la disoccupazione comincerà a salire. Le lamentele dei politici democratici e del Presidente Biden renderanno la vita molto difficile alla banca centrale e potrebbero portarla a più miti consigli sui tassi.
4. Gli ottimisti nei mercati sono stati distrutti
Poveri investitori. Prima del discorso di Powell si erano illusi che il calo dei mercati fosse quasi finito e che il futuro avrebbe portato ad un nuovo mercato-toro. Ahimè, la linea dura della Fed sull’inflazione ha portato ad un nuovo tonfo delle borse di mezzo mondo - un trend che continuerà fino a quando la banca centrale continuerà ad inasprire la politica monetaria
5. La Bce copierà la Fed
Nel suo discorso, Powell ha adottato un tono “teutonico” - combattere l’inflazione a tutti i costi. E non è un caso che i falchi della Bce ne siano usciti rafforzati. Da Isabel Schnabel, la rappresentante tedesca nel consiglio della Bce, ai soloni della Bundesbank, il coro in favore di alzare i tassi è stato incoraggiato dalle parole di Powell. E a Francoforte già si dice che il prossimo aumento potrebbe essere di taglia larga: 75 punti base invece dei “soliti” 50 punti base.
Attenzione anche a: I risvolti economici del “lavorare ma non troppo”
La notizia: Il fenomeno del “quiet quitting” - traduzione letterale: “abbandono silenzioso” (del lavoro) - sta dominando la conversazione sul futuro dell’impiego. La frase è diventata popolare dopo che un influencer - nome di battaglia: user @zkchillin - l’ha usata in un video su TikTok che è stato visto più di 3,5 milioni di volte.
Che cosa significa? A differenza delle “Grande Dimissioni”, l’altro grande trend del dopo-Covid, il quiet quitting non implica un abbandono del posto di lavoro ma un diverso modo di vivere le ore passate a fare il proprio mestiere: fare solo l’essenziale, senza stress, non farsi contagiare dagli aspetti più tossici della vita d’ufficio ecc. ecc.
Ma quante persone stanno facendo così?: E’ un fenomeno non facile da misurare ma secondo un sondaggio fatto su 1.000 lavoratori Usa il mese scorso, un quinto dei lavoratori si considera parte di questo “movimento”. Volendo estrapolare al resto della forza lavoro americana (cosa che farei con cautela), circa 34 milioni di persone starebbero facendo il “quiet quitting”.
Ma perchè? Lascio la parola ad Adam Grant, professore di psicologia delle aziende alla Wharton Business School che su LinkedIn ha spiegato: “Non è pigrizia. Fare il minimo indispensabile è una risposta comune ai boss tossici, ai lavori di merda e alle basse retribuzioni. Quando le persone non si sentono considerate, alla fine smettono di voler lavorare.”
Implicazione economica numero 1: Una delle ragioni della fenomenale crescita economica degli ultimi decenni è stato il “miracolo della produttività”, soprattutto negli Usa. Ovvero, la forza lavoro è riuscita a produrre di più che in passato perché ha lavorato più sodo (e il boom tecnologico l’ha aiutata). Se milioni di persone ora decidono di fare il minimo indispensabile, cosa succederà al Pil delle nazioni sviluppate?
Implicazione economica numero 2: Questo trend è uno dei motivi per cui la disoccupazione non sta salendo né negli Usa né in Europa: la gente non sta dando le dimissioni ma semplicemente lavorando di meno. Se, come sembra chiaro, la recessione arriverà presto in Occidente (ne ho scritto per Affari & Finanza), il “quiet quitting” potrebbe mascherare i veri problemi del mercato del lavoro.
PS: Una lista di lettura di interessanti articoli della stampa internazionale compilata da me grazie ai suggerimenti di Irene Scalise, mia collega di Affari & Finanza. Ecco le idee di questa settimana:
Hedge fund un tempo gestiti da atleti ora gestiti da nerd
Julian Robertson era l'archetipo del gestore di hedge fund. Aveva il tipo di fascino del sud che ispirava una feroce lealtà e apriva i portafogli dei titani di Wall Street. Era competitivo, energico e atletico. Ha creato il suo fondo, Tiger Management, nel 1980 all'età di 48 anni, con soli 8 milioni di dollari. Tra allora e il suo picco nel 1998, i suoi rendimenti annuali sono stati in media del 32% al netto delle commissioni (l' s & p 500 ha prodotto il 13%). Nel 1998, il fondo gestiva 22 miliardi di dollari. Oggi ci sono dei nerd
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