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Ubs: "Inflazione e tassi, l'anno che verrà"

Jerome Powell, presidente della Federal Reserve (reuters)
Outlook di giovedì 1 dicembre 2022
4 minuti di lettura

Benvenuti su Outlook, la newsletter di Repubblica che analizza l'economia, la finanza, i mercati internazionali.

Quello che so sui mercati finanziari e l’economia l’ho imparato lavorando per una delle principali Sim di Piazza Affari, le società che comprano e vendono i titoli in Borsa per i grandi investitori. L’ho portato con me quando sono diventato giornalista di Repubblica dove, tra le altre cose, mi sono occupato di inchieste e grandi scandali come quello di Parmalat, contribuendo a smascherare i suoi bilanci falsi.

Ogni mercoledì parleremo di società quotate e no, di personaggi, istituzioni, di scandali e inchieste legate a questo mondo. Se volete scrivermi, la mia mail è w.galbiati@repubblica.it.

Buona lettura

Questa rubrica si chiama Outlook e per i prossimi  tre appuntamenti vi racconterò gli Outlook, ovvero le previsioni per il prossimo anno, di tre grandi case di investimento internazionali: la svizzera Ubs…

Benvenuti su Outlook, la newsletter di Repubblica che analizza l'economia, la finanza, i mercati internazionali.

Quello che so sui mercati finanziari e l’economia l’ho imparato lavorando per una delle principali Sim di Piazza Affari, le società che comprano e vendono i titoli in Borsa per i grandi investitori. L’ho portato con me quando sono diventato giornalista di Repubblica dove, tra le altre cose, mi sono occupato di inchieste e grandi scandali come quello di Parmalat, contribuendo a smascherare i suoi bilanci falsi.

Ogni mercoledì parleremo di società quotate e no, di personaggi, istituzioni, di scandali e inchieste legate a questo mondo. Se volete scrivermi, la mia mail è w.galbiati@repubblica.it.

Buona lettura

Questa rubrica si chiama Outlook e per i prossimi  tre appuntamenti vi racconterò gli Outlook, ovvero le previsioni per il prossimo anno, di tre grandi case di investimento internazionali: la svizzera Ubs e le americane Goldman Sachs e Jp Morgan. Non vogliamo dare consigli per gli acquisti, per quello ci sono gli addetti ai lavori, ma semplicemente una panoramica di come i grandi esperti vedono i mercati nel 2023.

A Year of Inflections è il suggestivo titolo che Ubs ha dato al suo report, dove spiega che il 2023 sarà un anno di “svolta”, perché dopo un 2022 in cui l’inflazione è stata elevata, i tassi di interesse sono cresciuti e le aspettative di crescita sono crollate, mandando in sofferenza sia i mercati azionari che obbligazionari, il prossimo anno sarà un anno in cui gli investitori dovranno cercare di capire quando avverrà una inversione di tendenza per l’inflazione, per i tassi di interesse, per la crescita economica e per i mercati finanziari, nonostante il perdurare di un complicato scenario geopolitico.   

Partiamo dall’Inflazione. Ubs pensa che il picco dell’inflazione sia stato già raggiunto negli Stati Uniti, mentre in Europa il peggio debba ancora arrivare. In entrambe le regioni, tuttavia, ci si aspetta una discesa dell’inflazione nel corso del 2023, anche se saranno il ritmo e l’andamento del calo a determinare la volatilità dei mercati e ad alimentare la paura degli investitori che temono uno scenario di tassi elevati per un lungo periodo.

Cosa succederà ai tassi di interesse? Secondo Ubs, la Federal Reserve, la Banca centrale europea e la Banca svizzera termineranno il rialzo dei tassi nel primo o, al più tardi, nel secondo trimestre del prossimo anno e non è escluso, a seconda di come andrà l’inflazione, che la Fed possa tagliare i tassi prima della fine del prossimo anno. Le attese sono per un picco del 5% negli Stati Uniti, del 2,5% nell’Eurozona e dell’1,5% in Svizzera.

La crescita economica.  I tassi alti penalizzeranno sia la crescita economica che gli utili delle imprese. Ubs è pessimista e stima un calo del 4% degli utili negli Stati Uniti, del 10% in Europa e una crescita del 2% in Asia per l’intero anno, anche se man mano che ci si avvicinerà al 2024 le previsioni dovrebbero migliorare. Quanto al Pil, nel 2023 quello Usa salirà dello 0,1%, nell’Eurozona dello 0,2% e in Cina del 4,5% con un’inflazione annuale stimata rispettivamente al 3,6%, al 5.3% e al 2%.  

Le tensioni geopolitiche. A turbare lo scenario sono le tensioni geopolitiche che, sebbene da sempre accrescano la volatilità sui mercati, raramente tuttavia hanno influenzato la più ampia traiettoria della crescita economica. La guerra in Ucraina rappresenta una minaccia per l’energia e la sicurezza europea e aumenta il rischio di un coinvolgimento della Nato nel conflitto. La Cina vive un momento particolare per via delle restrizioni legate al Covid e le tensioni con gli Usa non sembrano attenuarsi. Pesano la sempre maggior attenzione di Pechino all’autosufficienza, le restrizioni dell’amministrazione Biden sul terreno della sicurezza e il potenziale conflitto su Taiwan. E un ulteriore fronte potrebbe aprirsi in Medio Oriente perché, già a ottobre scorso, il presidente Biden aveva avvertito l'Arabia Saudita con un “ci saranno conseguenze” dopo che l’Arabia si unì alla Russia e ad altri produttori dell'Opec nel taglio della produzione di petrolio.

Cosa significa tutto questo per gli investitori? La storia insegna che una svolta duratura per i mercati arriva solo quando gli investitori cercano di anticipare il taglio dei tassi di interesse. Ed entrando nel 2023 con una prospettiva di alta inflazione, di un rialzo dei tassi e di forti tensioni geopolitiche, Ubs consiglia di affrontare gli investimenti in quattro modi: 1) con un approccio difensivo e basato sulla ricerca di quei settori in grado di difendere il “valore” dell’investimento 2) cercando semplici opportunità di guadagno in uno scenario difficile 3) comprando valute rifugio 4) diversificando con hedge fund non correlati all’andamento dei mercati.

Strategia difensiva e “value”. Agli analisti di Ubs piacciono i settori definiti value, cioè capaci di difendere il proprio valore, anche in mercati difficili perché hanno storicamente sovraperformato la crescita nei 12 mesi successivi all'ultimo rialzo dei tassi della Federal Reserve e tendono a sovraperformare quando l'inflazione statunitense è superiore al 3%.

In particolare, i settori da seguire sono i beni di prima necessità e l’healthcare, perché entrambi dovrebbero garantire una crescita degli utili positiva nel 2023, e gli energetici, dove Ubs stima che i titoli sottovalutino la probabilità che il prezzo del petrolio rimanga più alto e più a lungo. In più i settori dei beni di prima necessità e l’healthcare hanno sovraperformato l’indice Msci All Country World Index in media del 10% nei primi 10 mesi del 2022 e potrebbero continuare a sovraperfomare anche il prossimo anno, mentre il settore energetico è stato il migliore nell’ultimo anno.

Cercare opportunità di guadagno. Il consiglio è di cercare i rendimenti più prevedibili in un contesto incerto. E ad Ubs suggeriscono di acquistare obbligazioni investment grade statunitensi, che al momento rendono circa il 5%, oltre a obbligazioni a breve scadenza, crediti di emittenti particolarmente resilienti e obbligazioni sostenibili, nonché i titoli a reddito di qualità, perché sono strategie che si sono dimostrate storicamente difensive durante le contrazioni economiche. Inoltre è la stessa volatilità del mercato che può offrire qualche opportunità per generare reddito, per esempio con gli investimenti strutturati in azioni, materie prime e valute, scommettendo sul rialzo o sul ribasso dei vari asset.  

Rifugiarsi in valute rifugio. Per quanto riguarda le valute, Ubs preferisce come beni rifugio il dollaro Usa e il franco svizzero. I tassi statunitensi, relativamente elevati, e il rallentamento della crescita globale dovrebbero contribuire a mantenere forte il dollaro nei prossimi mesi e ad aumentare anche l'attrattiva del franco come porto sicuro degli afflussi. E per ampliare la strategia si potrebbe anche acquistare obbligazioni di alta qualità nelle valute consigliate. Verso la fine dell’anno, in vista di un possibile taglio dei tassi della Fed, ci si deve aspettare un calo del dollaro.

Strategie di hedge fund non correlate. Nel corso del 2022 le azioni non sono riuscite a fare da contrappeso alla performance delle obbligazioni e viceversa, mentre le fonti alternative di diversificazione, compresi gli hedge fund, hanno ottenuto buoni risultati e rimarranno un'importante strumento di diversificazione anche nel 2023.

La preferenza va ai fondi macro, che storicamente hanno prodotto rendimenti annualizzati superiori al 6% quando la volatilità è stata alta (VIX superiore a 25), prendendo posizioni lunghe, ovvero di acquisto, o corte, ovvero di vendita, attraverso una serie di asset o strumenti finanziari in grado di generare ritorni attrattivi durante periodi difficili. Ma anche alle strategie neutrali rispetto al mercato azionario, quelle in cui fondi vendono le azioni che pensano possano sottoperformare il mercato e comprano quelle che si pensa possano andare bene, o ai fondi multi-strategia che possono offrire agli investitori un modo semplice per costruire un'allocazione diversificata in hedge fund con diverse strategie.