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Banche, all'Europa manca un anello nella catena di protezione. L'unione monetaria resta una grande incompiuta

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La crisi di Credit Suisse non sembra, per il momento, aver contagiato le altre banche europee. Con un comunicato congiunto, la Bce e l'Eba, l'Authority europea per le banche, hanno tranquillizzato investitori e risparmiatori sul fatto che "il sistema bancario europeo rimane solido" e Christine Lagarde ha garantito che Francoforte è "pronta a fare il necessario per preservare la stabilità finanziaria dell'area euro". I mercati hanno dato prova di credere alle rassicurazioni delle autorità monetarie.

Tuttavia quanto accaduto in Svizzera, dove il governo federale prima di patrocinare l'acquisto di Credit Suissse da parte di Ubs ha dovuto comunque intervenire con una garanzia di 50 miliardi, riporta l'attenzione sul mancato completamento dell'Unione monetaria europea, che resta priva proprio del Fondo di garanzia dei depositi previsto dai trattati. L'Uni…

La crisi di Credit Suisse non sembra, per il momento, aver contagiato le altre banche europee. Con un comunicato congiunto, la Bce e l'Eba, l'Authority europea per le banche, hanno tranquillizzato investitori e risparmiatori sul fatto che "il sistema bancario europeo rimane solido" e Christine Lagarde ha garantito che Francoforte è "pronta a fare il necessario per preservare la stabilità finanziaria dell'area euro". I mercati hanno dato prova di credere alle rassicurazioni delle autorità monetarie.

Tuttavia quanto accaduto in Svizzera, dove il governo federale prima di patrocinare l'acquisto di Credit Suissse da parte di Ubs ha dovuto comunque intervenire con una garanzia di 50 miliardi, riporta l'attenzione sul mancato completamento dell'Unione monetaria europea, che resta priva proprio del Fondo di garanzia dei depositi previsto dai trattati. L'Unione monetaria è la "grande incompiuta" del processo di integrazione avviato con il Trattato di Maastricht tre decenni fa. Ed è significativo che sia proprio la parte che riguarda l'unione bancaria ad essere rimasta in sospeso, non a caso per le resistenze della Germania.

La discussione, che si trascina ormai da decenni, riguarda la richiesta di Berlino di prendere in conto il rischio potenziale rappresentato dai titoli di Stato presenti nei portafogli delle banche. In altre parole, dicono i tedeschi, non si può valutare la solidità di un portafoglio bancario costituito da Bund emessi dalla Germania allo stesso livello di uno composto principalmente da Buoni del tesoro italiani. Una tesi che risulta inaccettabile per Roma, in quanto ha un effetto destabilizzante sulla solidità dei titoli di Stato, il cui coefficiente di rischio è già prezzato nel differenziale dei tassi di interesse rispetto a quelli tedeschi.

Al di là dei torti e delle ragioni in quella che è ormai diventato una disputa quasi teologica, sta di fatto che ancora oggi non esiste un salvagente europeo per il sistema bancario della Ue, che pure è ormai ampiamente integrato. Come ha ricordato recentemente la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il completamento dell'Unione bancaria e del mercato dei capitali è necessario "anche per sbloccare una grande quantità di investimenti privati" e quindi per stimolare la crescita in in un momento in cui l'economia della Ue sfiora la stagnazione. Ma una soluzione del problema non appare imminente. In caso di crisi bancaria la responsabilità resta, per ora, di pertinenza delle varie autorità nazionali con tutta la sperequazione che esiste tra le differenti disponibilità di bilancio. Anche questo è un modo per riaffermare la legge del più forte che, nonostante le dichiarazioni di circostanza, sta prendendo sempre più piede nelle logiche europee.