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Svezia e Finlandia nell’anticamera della Nato

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Quando la Russia faceva ancora parte dell’Unione sovietica ed era governata con metodi totalitari dal Pcus lo spirito della Nato, l’alleanza occidentale che la fronteggiava era, ovviamente, anti-comunista. Poi, nei lunghi anni di distensione che hanno seguito la fine dell’Urss e la liberazione dell’Europa orientale, la Nato ha perso ogni significativa valenza politica pur essendo chiamata a intervenire nei Balcani per evitare la pulizia etnica della Serbia di Milosevic. Oggi la Russia è governata da un despota, divenuto punto di riferimento mondiale per tutti i regimi e i partiti politici dell’ultra-destra, che si propone come alternativa ai sistemi democratici e ha invaso con le armi una giovane democrazia come l’Ucraina. Ma la Nato sembra faticare ad adeguare la propria valenza politica alle mutate circostanze internazionali.

In questa fase storica l’Alleanza atlantica dovrebbe essere, a detta di molti governi che la compongono e del…

Quando la Russia faceva ancora parte dell’Unione sovietica ed era governata con metodi totalitari dal Pcus lo spirito della Nato, l’alleanza occidentale che la fronteggiava era, ovviamente, anti-comunista. Poi, nei lunghi anni di distensione che hanno seguito la fine dell’Urss e la liberazione dell’Europa orientale, la Nato ha perso ogni significativa valenza politica pur essendo chiamata a intervenire nei Balcani per evitare la pulizia etnica della Serbia di Milosevic. Oggi la Russia è governata da un despota, divenuto punto di riferimento mondiale per tutti i regimi e i partiti politici dell’ultra-destra, che si propone come alternativa ai sistemi democratici e ha invaso con le armi una giovane democrazia come l’Ucraina. Ma la Nato sembra faticare ad adeguare la propria valenza politica alle mutate circostanze internazionali.

In questa fase storica l’Alleanza atlantica dovrebbe essere, a detta di molti governi che la compongono e del suo stesso segretario generale, il baluardo delle democrazie occidentali contro la minaccia militare e politica a cui sono confrontate. E tuttavia si lascia prendere in ostaggio proprio dagli amici di Putin e da chi non vuole adeguarsi allo spirito democratico che l’organizzazione è chiamata a difendere. La vicenda dell’ultimo allargamento della Nato è un esempio vistoso di questa discrepanza. Svezia e Finlandia sono due Paesi dalle credenziali democratiche indiscutibili. Proprio per questo, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, hanno chiesto di entrare a far parte dell’Alleanza atlantica cogliendo appieno il significato politico dell’attacco di Putin alle democrazie occidentali. La Nato è stata felice di aprir loro le porte. Ma non ha potuto farlo per via dei veti di due membri che sulla questione democratica si trovano dall’altra parte della barricata: la Turchia di Erdogan e l’Ungheria di Orban.

La posizione di Erdogan e Orban

Erdogan è l’unico leader “occidentale” che non ha aderito alle sanzioni contro la Russia e che di fatto aiuta il Cremlino a eluderle, con la scusa di proporsi come mediatore di un improbabile negoziato tra Mosca e Kiev. Da tempo il suo governo mette in galera gli avversari politici e imbavaglia le opposizioni, proprio come fa il regime di Putin. Pretende che la Svezia gli consegni alcuni esponenti curdi a cui Stoccolma ha concesso asilo politico. Orban è sotto processo nell’Unione europea per violazione delle regole sullo stato di diritto. Il suo governo di ultra-destra è amico di Putin e cerca in ogni modo di bloccare le sanzioni contro Mosca. Anche lui si oppone all’adesione della Svezia alla Nato perché considera il governo di Stoccolma troppo apertamente critico delle violazioni dei diritti fondamentali che avvengono in Ungheria.

Finora l’Alleanza ha fatto finta di niente, dimostrandosi più attenta all’importanza geo-strategica dell’Ungheria e della Turchia che alle loro credenziali democratiche o alla loro solidarietà con la sfida che l’Occidente è chiamato ad affrontare. Ma fino a quando potrà continuare a voltarsi dall’altra parte, lasciando fuori dalla porta due Paesi democratici per tenersi in casa due nemici della democrazia?