Il piano della Commissione per convogliare 500 milioni verso il potenziamento dell’industria militare è il primo, finora unico, passo della Ue verso l’autonomia strategica in materia di difesa. Non è un caso che a volerlo fortemente sia stato il commissario all’Industria, il francese Thierry Breton, forse più sensibile di altri colleghi ai ripetuti appelli del presidente Macron sull’argomento. In realtà, con una guerra alle porte di casa scatenata da una superpotenza nucleare come la Russia, l’Europa ha fatto finora ben poco per adeguare concretamente la propria politica in materia militare alla nuova situazione. Nonostante le dichiarazioni solenni dell’Alto rappresentante per la Politica estera Josep Borrell, le capacità militari dell’Ue sono inesistenti, o non vengono utilizzate. Anche nel recente intervento per evacuare i cittadini europei dal Sudan le operazioni sono state affidate alle forze aeree delle singole nazioni.
Le dichiarazioni di Macron al ritorno dal viaggio in Cina hanno giustamente creato molto scontento negli ambienti europei, soprattutto là dove il presidente francese sembrava prendere le distanze dall’impegno degli Usa nel difendere l’indipendenza di Taiwan. Ma la parte della sua intervista che riguarda la necessità per l’Europa di creare una propria autonomia strategica anche dagli Stati Uniti non è priva di argomentazioni.
Il sostegno militare dell’Occidente all’Ucraina invasa, finora, è stato gestito essenzialmente dagli Stati Uniti e dalla Nato. Ed è stato gestito bene. Ma gli ultimi sondaggi dicono che Donald Trump, nonostante le numerose inchieste penali che lo riguardano, resta il candidato più probabile dei repubblicani per le elezioni 2024. Che succederebbe dell’Ucraina (e dell’Europa) se Trump dovesse sconfiggere Biden? La Ue sarebbe costretta a seguire la svolta politica di un leader che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per Putin? O sarebbe in grado di continuare il proprio appoggio all’Ucraina anche senza la guida dell’alleato americano?
Questi che stanno circolando con insistenza nei palazzi di Bruxelles non sono interrogativi oziosi. Fino a che punto è accettabile che l’Ue, alle prese con la più dura sfida militare della sua storia, basi la propria politica estera e di sicurezza sulla probabilità che Biden sia rieletto presidente? È vero che le prediche di Macron vengono da un pulpito tutt’altro che immacolato. Quando si tratta di difesa e sicurezza la Francia continua ad anteporre i propri interessi a quelli della Ue. E del resto Parigi si guarda bene dal prendere anche lontanamente in considerazione l’ipotesi di condividere con l’Europa sia il seggio permanente alle Nazioni Unite sia la gestione del proprio deterrente nucleare. Ma i peccati del predicatore non necessariamente tolgono credibilità al contenuto della predica.