L'enigma delle sanzioni contro la Russia
di Andrea BonanniLa lunga vicenda delle sanzioni occidentali contro la Russia sta arrivando ad un punto cruciale, che potrebbe avere risvolti tali da modificare gli equilibri globali. Della questione hanno discusso anche i leader riuniti al G7 di Hiroshima. Ma ora la palla passa agli europei, chiamati a prendere decisioni difficili. La Ue è ormai giunta al suo undicesimo pacchetto di sanzioni in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Il problema è che le misure di embargo adottate finora non hanno raggiunto i risultati sperati. In una economia globalizzata è fin troppo facile aggirare i divieti di esportazione mirati contro un unico Paese. Cina, Turchia, Sudafrica e India si sono prestati a vario titolo e in vari modi per aiutare Mosca ad aggirare i divieti di importazione e di esportazione. Il petrolio russo arriva in India, dove viene raffinato e poi riesportato verso l’Occidente. Lo stesso avviene per i diamanti siberiani. Numerose imprese cinesi e turche …
La lunga vicenda delle sanzioni occidentali contro la Russia sta arrivando ad un punto cruciale, che potrebbe avere risvolti tali da modificare gli equilibri globali. Della questione hanno discusso anche i leader riuniti al G7 di Hiroshima. Ma ora la palla passa agli europei, chiamati a prendere decisioni difficili. La Ue è ormai giunta al suo undicesimo pacchetto di sanzioni in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Il problema è che le misure di embargo adottate finora non hanno raggiunto i risultati sperati. In una economia globalizzata è fin troppo facile aggirare i divieti di esportazione mirati contro un unico Paese. Cina, Turchia, Sudafrica e India si sono prestati a vario titolo e in vari modi per aiutare Mosca ad aggirare i divieti di importazione e di esportazione. Il petrolio russo arriva in India, dove viene raffinato e poi riesportato verso l’Occidente. Lo stesso avviene per i diamanti siberiani. Numerose imprese cinesi e turche riesportano in Russia prodotti occidentali ad alto valore tecnologico, anche con possibili utilizzazioni militari, magari dopo averli integrati in sistemi di produzione propria. Ma anche le repubbliche dell’Asia centrale hanno visto una sospetta impennata delle loro importazioni dall’Ue dopo l’avvio delle sanzioni contro Putin: segno che probabilmente molte merci importate in Kazakistan o Uzbekistan prendono poi la via di Mosca.
Per ovviare a questa situazione, la Commissione Ue ha proposto di estendere le sanzioni anche ai Paesi che contribuiscono ad aggirarle. Questo ha spaventato molti governi europei perché rischierebbe di scatenare un guerra commerciale con una buona metà del Pianeta con conseguenze imprevedibili. Difficile, infatti, distinguere quali prodotti vengono legalmente esportati in Cina o in Turchia e quali sono poi illegalmente riesportati verso la Russia. Per limitare le ripercussioni internazionali di un simile provvedimento, si sta studiando allora la possibilità di sanzionare non i Paesi che contribuiscono ad eludere l’embargo, ma le singole aziende di quei Paesi che si prestano a fare da intermediarie lucrando enormi profitti.
In un caso o nell’altro, comunque, l’Europa imboccherebbe la strada delle cosiddette “sanzioni secondarie” che ha ripetutamente criticato quando venne adottata dagli Usa per l’embargo contro l’Iran. In quell’occasione, gli Stati Uniti estesero le sanzioni lanciate contro il regime degli ayatollah anche a quelle imprese europee che facevano affari con Teheran, in modo del tutto legale secondo le norme della Ue. La protesta di Bruxelles fu molto veemente e venne messo allo studio anche la creazione di una “camera di compensazione” europea per aggirare le sanzioni secondarie americane.
Ma la Russia non è l’Iran. E ora la Ue si trova di fronte ad una classica “alternativa del diavolo”, in cui entrambe le scelte possibili appaiono penalizzanti. Se estende le sanzioni anti-russe a imprese e Paesi che le aggirano, rischia di scatenare un conflitto commerciale globale con quella metà del Pianeta che non ha aderito all’embargo. Se non lo fa, permette a Putin di limitare i danni che gli vorrebbe infliggere e finisce per ammettere la propria impotenza.