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L’occasione perduta in Sud America

L’occasione perduta in Sud America
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Era una delle grandi ambizioni della presidente Ursula von der Leyen per sostenere la sua idea di una Commissione «geopolitica». Era anche un obiettivo «importante» per il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Ma la speranza di riuscire a firmare un accordo commerciale tra la Ue e i Paesi sudamericani riuniti nel gruppo Mercosur (Brasile, Argentia, Paraguay, Uruguay e Bolivia) appare ormai tramontata. Difficile, se non impossibile, finalizzare l’intesa prima di fine legislatura. Se ne riparlerà, forse, dopo le Europee.

La storia dell’accordo Ue-Mercosur rivela tutte le debolezze politiche e strutturali dell’Ue. I negoziati per l’accordo sono cominciati quasi 25 anni fa, nel 1999, quando ancora non esisteva la moneta unica. Nel 2019 si è arrivati alla firma di una intesa, mai ratificata dai Parlamenti nazionali. Nel 2021 il Parlamento europeo ha bocciato definitivamente il testo perché «non garantisce la tutela della biodiversità, soprattutto in Amazzonia». Erano gli anni in cui in Brasile governava la destra di Bolsonaro, impegnata in una selvaggia campagna di disboscamento. I negoziati, dunque, sono ricominciati da capo.

Nel frattempo la Cina ha ampiamente soppiantato l’Europa come partner privilegiato dei Paesi sudamericani. La Ue ha perso una grande occasione per legare a sé un sub-continente che si è progressivamente allontanato dall’orbita occidentale e ora si riconosce in quel “Sud del mondo” con toni spesso polemici verso le democrazie economicamente più sviluppate. La crisi della guerra in Ucraina ha rivelato la portata della dipendenza dell’Europa dalla Cina anche per l’importazione di metalli e terre rare, che abbondano nei Paesi Mercosur. Un accordo con l’America Latina sarebbe oggi ancor più importante. Abolirebbe 4 miliardi di dazi doganali aprendo nuovi mercati all’industria europea, diversificando le fonti di approvvigionamento per molte materie prime , riportando la Ue al centro della competizione globale con la superpotenza cinese e ricucendo in parte quello strappo dell’Occidente che si è consumato tra l’indifferenza generale.

Dopo altri anni di trattative, una nuova intesa, preannunciata da von der Leyen, sembrava a portata di mano. Ma il francese Macron si è messo di traverso, preoccupato che le importazioni agroalimentari da Brasile e Argentina potessero danneggiare i suoi agricoltori. Come nel 2021, la giustificazione formale data da Parigi è una mancanza di garanzie sull’ambiente. Ma lo stesso Macron si è lasciato sfuggire: «Non sono favorevole a questo accordo perché non so come spiegarlo a un produttore di acciaio, cemento, o a un agricoltore francese». E così il negoziato si è di nuovo bloccato. Macron a marzo andrà in Brasile per discutere con Lula eventuali modifiche. Ma il treno di questa legislatura sembra perduto.

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