Le rare volte che si discute di neurodati si fa riferimento a Neuralink, l’azienda cofondata da Elon Musk che progetta impianti da inserire nel cervello per mitigare o eliminare gli effetti di alcune malattie degenerative. Stando ad una analisi gentilmente offerta dal Center of Data Science and Complexity for Society (Cdcs) della Sapienza di Roma, i novemila post pubblicati su Facebook e Instagram da luglio 2023 ad oggi che trattavano il tema parlavano quasi sempre di Neuralink.
Eppure in Colorado ad aprile il governatore Jared Polis ha approvato la prima legge che difende le informazioni sulle nostre attività cerebrali estratte dalla tecnologia di consumo. Polis ha puntato il dito contro quegli apparecchi portatili capaci di eseguire un elettroencefalogramma come misurare le onde alpha prodotti ormai da diverse compagnie a prezzi accessibili. Ma in prospettiva si preoccupa degli smartwatch, smartphone e altri dispositivi intelligenti, fra i quali gli anelli come il Galaxy Ring appena presentato da Samsung. Perché riescono a misurare sempre più parametri fisici e a dedurne altri sul nostro stato mentale: dalla pressione del sangue, temperatura corporea e battito cardiaco, al ciclo del sonno e al livello di stress, per esempio.
La Corte costituzionale cilena, ad agosto del 2023, ha adottato una sentenza nella quale si afferma che gli apparecchi per uso privato destinati a tracciare l’attività cerebrale devono essere autorizzati dalle autorità sanitarie. Sul banco degli accusati c’erano le pratiche, giudicate poco ortodosse. della californiana Emotive Inc. che “mira a tracciare le prestazioni cognitive e monitorare le emozioni”, come si legge sul sito dell’azienda.
A questo proposito vale la pena leggere l’ultimo saggio di Nita Farahany, Difendere il nostro cervello, che ho già segnalato tempo addietro. Serve ad allargare l’idea di privacy e di neurodati. La prima a quanto pare non riguarda più solo le tradizionali informazioni sensibili, i secondi non sono solo sinonimo di Neuralink. Del resto il mercato delle neurotecnologie di consumo cresce del 12% l’anno e varrà 19 miliardi di euro nel 2026, stando alla Harvard Business Review. Non sono pochi.