Un’intervista sparita dal sito di una delle più importanti università americane, un giudizio sprezzante su un colosso del web e previsioni a tinte forti su cosa potrebbe accadere quando il mondo avrà per le mani gli strumenti di nuova generazione legati all’intelligenza artificiale (AI). L’intervento a Stanford di Eric Schmidt non è passato inosservato. Ex amministratore delegato di Google nel periodo cruciale che va dal 2001 al 2011, ha 59 anni e un patrimonio personale di oltre 25 miliardi di dollari. Quando lo incontrai nel 2011 dispensava una visione ottimistica della tecnologia. Via via ha però cambiato parere, come si legge in “L’era dell’intelligenza artificiale” (Mondadori) che ha scritto nel 2022 con Henry Kissinger e l’informatico Daniel Huttenlocher.
Torniamo all’intervista di Stanford. Nel passaggio che si sospetta abbia portato alla censura, Schmidt sostiene che Google ha rinunciato a vincere quando ha scelto di badare all’equilibrio fra vita priv…
Un’intervista sparita dal sito di una delle più importanti università americane, un giudizio sprezzante su un colosso del web e previsioni a tinte forti su cosa potrebbe accadere quando il mondo avrà per le mani gli strumenti di nuova generazione legati all’intelligenza artificiale (AI). L’intervento a Stanford di Eric Schmidt non è passato inosservato. Ex amministratore delegato di Google nel periodo cruciale che va dal 2001 al 2011, ha 59 anni e un patrimonio personale di oltre 25 miliardi di dollari. Quando lo incontrai nel 2011 dispensava una visione ottimistica della tecnologia. Via via ha però cambiato parere, come si legge in “L’era dell’intelligenza artificiale” (Mondadori) che ha scritto nel 2022 con Henry Kissinger e l’informatico Daniel Huttenlocher.
Torniamo all’intervista di Stanford. Nel passaggio che si sospetta abbia portato alla censura, Schmidt sostiene che Google ha rinunciato a vincere quando ha scelto di badare all’equilibrio fra vita privata e lavoro dei suoi dipendenti. Se vuoi essere o restare competitivo, lo smart working dovresti cancellarlo così come i limiti all’orario. Il caso della Microsoft di Satya Nadella da un lato e di Twitter ai tempi di Elon Musk dall’altro dicono il contrario. Dimostrano infatti che l’essere competitivi ha molto più a che fare con la capacità di leggere la realtà e fare le giuste mosse avendo una visione precisa del futuro.
Più avanti Schmidt racconta la sua previsione sull’AI generativa. Secondo lui avrà un impatto tale che gli effetti “orribili” dei social network al confronto sono poca cosa. Chiunque, semplicemente scrivendo una serie di frasi su agenti come ChatGpt, potrà generare o replicare qualsiasi cosa: un motore di ricerca, un social network, un servizio di streaming musicale, un software. Difficile che questo possa davvero accadere, ma su un punto l’ex Ceo di Google ha ragione: in un mondo nel quale si può fare così tanto semplicemente digitando alcune parole, i rischi non li stiamo calcolando. Ma accade sempre così, siamo bravi a inventare e terribilmente carenti nel prevedere le possibili conseguenze.