Economia

La lobby dei consulenti del lavoro fa presa su Conte e Di Maio

Grazie a una norma nel decreto, i consulenti del lavoro potranno anche essere chiamati dal giudice fallimentare a svolgere il delicato ruolo di commissario giudiziale e commissario liquidatore

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I consulenti del lavoro in Italia sono oltre 20 mila, amministrano un milione di aziende e sono una categoria che gode unanime considerazione. In un Paese come il nostro, dove esiste una legislazione lavoristica tra le più complicate del mondo sono gli unici a fornire una bussola alle aziende, a compilare le buste paga e fornire istruzioni precise su Naspi e obblighi previdenziali. Non è poco, ma da qualche giorno, da quando il governo ha varato il decreto legge che riforma le procedure della crisi aziendali e dei fallimenti, i consulenti del lavoro hanno fatto un salto di qualità: potranno anche essere chiamati dal giudice fallimentare a svolgere il delicato ruolo di commissario giudiziale e commissario liquidatore. Quello che nel gergo comune si chiama commissario fallimentare.

Il punto controverso è: i consulenti del lavoro hanno una preparazione adatta? La legge istitutiva che risale a quaranta anni fa, al 1979, attribuisce con precisione i compiti dei consulenti del lavoro limitati agli “adempimenti per il personale dipendente” e quanto annesso e connesso. Senza contare che l’esame di Stato per accedere alla professione di consulente del lavoro non prevede prove di diritto commerciale e fallimentare e invece, giustamente, impone esami di diritto del lavoro, legislazione sociale, diritto tributario, diritto civile.

Pare che proprio per queste ragioni l’ufficio legislativo del ministero della Giustizia, in vista del varo del decreto di riforma delle crisi aziendali, abbia espresso parere negativo. Nonostante ciò l’articolato è passato nella forma più favorevole ai consulenti del lavoro e i ministri della Lega hanno saputo solo all’ultimo minuto della novità. La buona notizia è stata invece comunicata il giorno seguente dal premier Giuseppe Conte e dallo stesso vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che hanno partecipato, con una mossa inedita, agli Stati generali dei consulenti del lavoro. Del resto la lobby dei consulenti del lavoro, in grande crescita data la loro competenza su previdenza e reddito di cittadinanza, è molto forte: tanto è vero che la loro presidente Marina Calderone, è spesso indicata come la candidata sponsorizzata dai Cinque Stelle per cariche cruciali come la presidenza dell’Inps o dell’Inail.