Economia

Cinque assi a sostegno dei nostri conti pubblici: tutte le armi in campo contro il virus

(ansa)
Dalla Bce ai fondi della Bei, ecco l'arsenale spiegato per risollevare l'economia. Nonostante le stime nefaste del Fmi: le risorse ci sono, ma bisogna spenderle bene
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Nonostante le cifre paurose che l'Fmi ci assegna: un deficit all'8,3 per cento del Pil, un debito (secondo solo al Giappone) del 155,5 per cento e una recessione del 9,1 per cento, i conti pubblici possono reggere all'impatto. Ci sono almeno cinque strumenti in campo che certamente non sgombrano completamente il campo dalle nostre preoccupazioni ma possono infonderci fiducia.

Il primo e più importante, e di cui si parla poco, è il quantitativa easing della Bce: a marzo è salito di 750 miliardi. Oltre ad avere un effetto calmierante dello spread che è restato intorno a quota 200, l'annuncio della Lagarde significa che abbiamo garantito l'acquisto da qui alla fine dell'anno di 215 miliardi di nostri titoli di Stato e dunque che per arrivare a quanto ci serve mancano 110 miliardi.

Una operazione che potrà essere facilitata dai nuovi Btp "ricostruzione" che il Tesoro si avvia a varare, riservati alle famiglie, con tassi più alti, forse esentasse.

Se poi il vertice del 23 aprile andrà bene, l'idea dell'utilizzo del Mes, senza condizionalità e senza Troika, sta sempre più prendendo piede per i suoi bassi tassi d'interesse, e perché i 36 miliardi che ci garantirebbe po-trebbero essere immediatamente indirizzati alla nostra sa-nità e ai nostri ospedali in crisi che hanno fame di nuovi posti letto. Senza contare che queste risorse possono fi-nanziare l'aumento del deficit e, con tutta probabilità, dare il via libera alla Bce per attivare acquisti diretti e discrezionali di titoli del Tesoro italiani attraverso le operzioni cosiddette Omt.

Ci sono poi gli altri strumenti. Il piano Sure, che serve a finanziare gli strumenti di sostegno ai redditi e alla disoccupazione potrebbero rappresentare per l'Italia, secondo gli esperti, tra i 15 e i 20 miliardi e potrebbero essere scontati dal deficit.

I finanziamenti della Bei per le imprese arriverebbero a 40 miliardi, mentre degli Eurobond, oggetto nelle ultime ore di aperture anche da parte di falchi europei come Dombrovskis, restano appesi agli esiti del vertice europeo del 23 aprile.

In tutto si tratta di circa 100 miliardi per finanziare la fase 2. Come suggeriscono sette autorevoli economisti (Bastasin, Bini Smaghi, Messori, Padoan, Passacantando, Toniolo) in uno studio della Luiss le risorse ci sono ma bisogna spenderle bene e velocemente.