Il nuovo regime di Prysmian
di Luca Piana , di Luca PianaNei bilanci di Prysmian c’è un indicatore che gli analisti osservano sempre con grande attenzione. Si tratta del rapporto tra l’indebitamento netto e il margine operativo lordo. Quando scende sotto quota uno, gli analisti iniziano a domandarsi se Prysmian stia preparando una nuova acquisizione: i debiti iniziano infatti a essere pochini rispetto alla redditività industriale e ci sarebbe spazio per finanziare ulteriori mosse espansive. Negli anni, infatti, il gruppo milanese è diventato il principale produttore al mondo di cavi per la trasmissione dell’elettricità e delle telecomunicazioni comprando alcuni dei rivali, prima l’olandese Draka (nel 2010) poi la statunitense General Cables (nel 2018). Man mano che le nuove attività venivano integrate e il debito rientrava, cresceva l’attesa per un nuovo colpo d’ala e così è avvenuto anche a fine 2022, quando l’indebitamento netto è sceso a 1,4…
Nei bilanci di Prysmian c’è un indicatore che gli analisti osservano sempre con grande attenzione. Si tratta del rapporto tra l’indebitamento netto e il margine operativo lordo. Quando scende sotto quota uno, gli analisti iniziano a domandarsi se Prysmian stia preparando una nuova acquisizione: i debiti iniziano infatti a essere pochini rispetto alla redditività industriale e ci sarebbe spazio per finanziare ulteriori mosse espansive. Negli anni, infatti, il gruppo milanese è diventato il principale produttore al mondo di cavi per la trasmissione dell’elettricità e delle telecomunicazioni comprando alcuni dei rivali, prima l’olandese Draka (nel 2010) poi la statunitense General Cables (nel 2018). Man mano che le nuove attività venivano integrate e il debito rientrava, cresceva l’attesa per un nuovo colpo d’ala e così è avvenuto anche a fine 2022, quando l’indebitamento netto è sceso a 1,41 miliardi e il margine operativo lordo (Ebitda, nella sigla inglese) è salito a 1,48 miliardi, con un rapporto fra i due indicatori pari a 0,95 volte (dopo l’acquisizione americana del 2018, per dire, era pari a 2,8 volte).
In questi mesi, tuttavia, il management ha smorzato le aspettative di una nuova acquisizione del calibro di quelle del passato. La transizione energetica verso le fonti rinnovabili e la necessità di potenziare le reti di interconnessione hanno stravolto il mercato dei cavi sottomarini e sotterranei per l’elettricità: se prima per crescere occorreva mettere le mani sui concorrenti, oggi la produzione fatica a star dietro alla domanda. Nel 2022 i ricavi di Prysmian sono aumentati a 16,06 miliardi, nuovo record, il 14,4% in più rispetto all’anno prima, con una crescita ancora più sostenuta in Nord America, più 18,3% a 5,13 miliardi. Nel business dei cavi circa la metà dei prezzi di vendita sono legati alle materie prime utilizzate per costruirli (Prysmian è il più grande acquirente di rame del mondo) e così più significativo dal punto di vista del bilancio è il margine operativo lordo, che con i già citati 1,48 miliardi (più 9,3%) – nuovo record anche in questo caso – ha surclassato la guidance di 1,01-1,08 miliardi indicata nel marzo 2022 dalla società stessa e successivamente corretta al rialzo.
Al boom ha contribuito la particolare situazione che si è creata, soprattutto negli Stati Uniti, con una catena di fornitura che ha funzionato a singhiozzo e i clienti preoccupati di restare a secco, spingendo al rialzo i prezzi. In questo 2023 dinamiche così particolari andranno normalizzandosi e gli analisti si aspettano un assestamento dei ricavi (a 15,46 miliardi, secondo il consensus), mentre per il margine operativo lordo Prysmian ha indicato una gamma di 1,37-1,52 miliardi: un po’ meno del 2022, se si guarda il punto medio di 1,45 miliardi, comunque largamente di più rispetto ai 976 milioni del 2021. In prospettiva a impressionare è però il portafoglio ordini, che tra la fine di dicembre 2022 e l’inizio di marzo è ulteriormente salito, da 6,6 a 8,4 miliardi, il triplo della media degli ultimi 10 anni.
Più che sulle acquisizioni, dunque, il focus della società è ora investire per potenziare la produzione, con la costruzione di un’ulteriore nave posa-cavi, che sarà consegnata nel 2025, e il raddoppio dei siti produttivi di Arco Felice, vicino a Pozzuoli, Pikkala in Finlandia e Brayton Point, in Massachusetts, dove vengono prodotti i cavi per le infrastrutture elettriche in via di realizzazione ad esempio nel Tirreno, nel Mare del Nord, in Germania, in Nord America. L’esplosione degli ordini consente a Prysmian di prevedere per il 2023 un flusso di cassa netto tra 450 e 550 milioni, dopo i 559 milioni record del 2022, che contribuirà a sostenere gli investimenti in attività produttive. Su questo fronte Prysmian prevede infatti di investire in media 500 milioni l’anno nell’intero quadriennio 2022-2025, il doppio della media del periodo 2018-2021. Questi dati sono stati accolti con favore dal mercato, che temeva un rallentamento più marcato dopo gli exploit dello scorso anno: nell’ultimo mese il titolo ha fatto meglio dei concorrenti europei, la francese Nexans e la danese Nkt, toccando nuovi massimi storici e poi ritracciando un po’.
Se il quadro di mercato è dunque sostenuto da una spinta secolare come la transizione energetica, in prospettiva per Prysmian vale la pena ricordare che il prossimo anno andrà in scadenza il mandato dell’amministratore delegato Valerio Battista, che nel 2021 aveva scelto di lasciare il ruolo di direttore generale che fino ad allora ricopriva contestualmente. Prysmian è una public company, nella quale Battista ha giocato un ruolo decisivo fin da quando nel 2005 venne separata da Pirelli, guidandola in un percorso di crescita internazionale con scarsi paragoni nell’industria europea. Logico aspettarsi che l’attenzione su eventuali cambi al vertice, da qui al prossimo anno, resterà alta.
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