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Banco Bpm e la carica dei 468 mila

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Negli ultimi tre anni il titolo del Banco Bpm in Borsa ha surclassato le due maggiori banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Non era andata così nei primi anni dopo la fusione tra la milanese Bpm e il veronese Banco Popolare, divenuta efficace a inizio 2017, quando il mercato nutriva forti dubbi su un gruppo che muoveva i primi passi con un'enorme zavorra di crediti deteriorati, quasi un quarto del totale. Pian piano l'istituto ha rimesso a posto le cose. A fine 2019, ultimo bilancio prima della pandemia, i crediti deteriorati (in inglese Npe, non performing exposure) erano scesi al 9,1% del totale, mentre alla fine del 2022 si erano ridotti al 4,2%, livello confermato anche al 31 marzo scorso. Placati i timori su questo fronte e di conseguenza sul patrimonio, Banco Bpm ha fatto via via emergere i risultati della riorganizzazione intrapresa. 
 
L'andamento in Borsa di Banco Bpm ne…
Negli ultimi tre anni il titolo del Banco Bpm in Borsa ha surclassato le due maggiori banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Non era andata così nei primi anni dopo la fusione tra la milanese Bpm e il veronese Banco Popolare, divenuta efficace a inizio 2017, quando il mercato nutriva forti dubbi su un gruppo che muoveva i primi passi con un'enorme zavorra di crediti deteriorati, quasi un quarto del totale. Pian piano l'istituto ha rimesso a posto le cose. A fine 2019, ultimo bilancio prima della pandemia, i crediti deteriorati (in inglese Npe, non performing exposure) erano scesi al 9,1% del totale, mentre alla fine del 2022 si erano ridotti al 4,2%, livello confermato anche al 31 marzo scorso. Placati i timori su questo fronte e di conseguenza sul patrimonio, Banco Bpm ha fatto via via emergere i risultati della riorganizzazione intrapresa. 
 
L'andamento in Borsa di Banco Bpm negli ultimi 3 anni, a confronto con Intesa Sanpaolo e Unicredit 
L'istituto ha una caratteristica che lo rende un nodo centrale in ogni ipotesi di consolidamento del sistema che viene disegnata sulla carta, a volte come possibile preda (da parte di Unicredit, ad esempio, oppure del Crédit Agricole, che ha il 9,9% del capitale), altre come ancora di salvezza per gruppi in cerca di un destino (Mps): sono nel Nord Italia quasi tre quarti delle sue 1.504 filiali (post fusione erano oltre duemila), 557 nella sola Lombardia. Stare con i piedi ben piantati nella regione più ricca d'Italia, significa poter dire la propria tra gli imprenditori. Nel 2018, quando Banco Bpm ha riorganizzato la struttura commerciale, contava fra i clienti 400 mila piccole e medie imprese fino a 75 milioni di ricavi, oggi diventate 468 mila. Il bilancio non fornisce un conto separato di queste attività, che sono incluse tra i privati (il retail). Cinque anni fa le rettifiche nette sui finanziamenti (1,2 miliardi) mandavano in perdita l'intero comparto. C'è voluto tempo ma il 2022 è stato il primo anno in cui anche il retail ha dato una spinta significativa ai profitti: le rettifiche nette (410 milioni) sono state inferiori al risultato della gestione operativa (751 milioni) e così il risultato netto del settore retail è stato positivo per 65 milioni.
 
Tra il 2018 e il 2022 gli impieghi alle imprese nel loro complesso, piccole medie e grandi, sono aumentati del 17% e l'anno scorso le nuove erogazioni hanno raggiunto i 23 miliardi, il 40% alle sole Pmi. Se si sale di qualche gradino e si guardano quelle medio-grandi, si intuisce che si può migliorare: al netto di alcune riclassificazioni il numero delle controparti dell'istituto è stabile attorno a 11 mila, mentre lo stock dei prestiti nei loro confronti è cresciuto del 12%. Anche in questo caso, le perdite sui prestiti si sono rimarginate. Sulle imprese medio-grandi (le corporate) il bilancio fornisce un conto specifico: tra interessi e commissioni nel 2018 l'istituto incamerava un profitto gestionale di 524 milioni, più che azzerato però dalle rettifiche sui finanziamenti non restituiti (544 milioni). Nel 2022 è stata un'altra musica: i profitti operativi del corporate sono stati di 518 milioni, un po' meno dell'anno prima, ma le rettifiche sono scese a 191 milioni, permettendo di segnare un utile netto di 195 milioni (da 86 nel 2021).
 
Gli obiettivi finanziari indicati da Banco Bpm per il 2023 e il 2024 
In questi risultati c'è una parte delle ragioni della corsa del titolo. Quando a fine 2021 aveva presentato il piano industriale al 2024, Banco Bpm aveva indicato come obiettivo per l'utile netto di gruppo quota 740 milioni per questo 2023 e 1,05 miliardi il prossimo anno. I target sono stati migliorati e, adesso, sono fissati a 1,14 miliardi quest'anno e a 1,36 miliardi per il 2024. Se fossero raggiunti, l'utile netto 2022 di 702 milioni raddoppierebbe in due anni. Nella riorganizzazione delle partecipazioni di questi anni il gruppo ha giocato due partite in una: da una parte ha mantenuto nel perimetro le fabbriche dei prodotti, grazie a una serie di partnership corroborate da quote azionarie, dall'altra ha fatto cassa. Anche il 2023 confermerà questa stategia. Verrà ceduta una partecipazione nel business di emissione delle carte di credito e gestione dei pagamenti, valutata complessivamente 2 miliardi. Si potrebbero così aprire spazi per migliorare il dividendo già promesso. 
 
Dal prossimo anno, però, inizierà una nuova sfida. L'atteso calo dei tassi dovrebbe ridurre il margine d'interesse e l'istituto dovrà dimostrare di sapere compensare con le commissioni, sia dalle società prodotto partecipate, sia dai business interni. I fronti sono molti, dalle gestioni patrimoniali all'investment banking, dove diventa cruciale un ulteriore salto di qualità nei rapporti con le imprese, piccole e grandi. Le aspettative si concentrano però soprattutto sulle assicurazioni. A differenza di quanto annunciato a fine 2021, Banco Bpm ha rinunciato a gestire in proprio i danni (lo farà con l'azionista Crédit Agricole), confermando invece l'internalizzazione delle più succose polizze vita. Dalla cessione a Crédit Agricole del 65% del ramo danni prevede di incassare una plusvalenza, mentre si ridurrà la previsione della quota parte dei profitti aggiuntivi che a regime, dal 2024, sono attesi dall'intero comparto assicurativo: da 125 a 100 milioni. Un contributo comunque importante, rispetto ai circa 17 milioni del 2022, anno difficile per le assicurazioni.