Per Amplifon, su una torta di ricavi da 1,74 miliardi nei primi nove mesi del 2024, la fetta più grande da oltre 1,1 miliardi è arrivata dall’Europa, mentre l’America ha contribuito con 366,4 milioni. La Francia da sola, secondo mercato mondiale dietro agli Stati Uniti per unità vendute di apparecchi acustici, pesa per circa il 12% sul fatturato complessivo del gruppo quotato in Borsa. E ciò aiuta a capire perché, dopo un 2024 complesso (-20,73% a Piazza Affari), molti dei recenti giudizi positivi se non addirittura promozioni del titolo da parte degli analisti muovano proprio dalle prospettive del Paese transalpino. Lì nel 2025 si celebra l’anniversario della riforma del 2021 Rest-à-Charge Zéro, con la scadenza dopo quattro anni dei dispositivi a contributo statale e l’aspettativa che prenda il via un nuovo ciclo di sostituzione. Gli analisti di Morgan Stanley pensano che i due gruppi del settore che potranno trarne il beneficio maggiore siano proprio …
Per Amplifon, su una torta di ricavi da 1,74 miliardi nei primi nove mesi del 2024, la fetta più grande da oltre 1,1 miliardi è arrivata dall’Europa, mentre l’America ha contribuito con 366,4 milioni. La Francia da sola, secondo mercato mondiale dietro agli Stati Uniti per unità vendute di apparecchi acustici, pesa per circa il 12% sul fatturato complessivo del gruppo quotato in Borsa. E ciò aiuta a capire perché, dopo un 2024 complesso (-20,73% a Piazza Affari), molti dei recenti giudizi positivi se non addirittura promozioni del titolo da parte degli analisti muovano proprio dalle prospettive del Paese transalpino. Lì nel 2025 si celebra l’anniversario della riforma del 2021 Rest-à-Charge Zéro, con la scadenza dopo quattro anni dei dispositivi a contributo statale e l’aspettativa che prenda il via un nuovo ciclo di sostituzione. Gli analisti di Morgan Stanley pensano che i due gruppi del settore che potranno trarne il beneficio maggiore siano proprio Amplifon e la danese Demant.
Sulla società italiana, in particolare, Morgan Stanley ha alzato il prezzo obiettivo a 34 euro, rispetto ai 25,65 di Borsa, inserendo l’azione tra le preferite (top pick): «Pensiamo che gli investitori siano molto più pessimisti di noi». L’assunto di base è che, grazie anche al contributo demografico dei Paesi occidentali dove l’invecchiamento della popolazione da tempo è realtà, l’industria globale degli apparecchi acustici quest’anno crescerà del 6%, percentuale nella parte alta dell’intervallo storico. Ecco perché nel settore sono entrati o si preparano a entrare anche operatori esterni, come EssilorLuxottica con gli occhiali acustici o Apple con gli auricolari, in entrambi i casi per correggere difetti non gravi.
Anche per gli analisti di Jefferies Amplifon sarà la principale beneficiaria del “rimbalzo” del mercato francese, con l’opportunità di riuscire a trarre vantaggio altresì dalla Cina in un’ottica di più lungo termine. Tra l’altro, a seguito dell’indagine conoscitiva dell’Antitrust dell’anno scorso da cui era emerso che in Italia i prezzi degli apparecchi acustici sono più alti che altrove con condizioni commerciali spesso poco chiare, proprio Jefferies aveva auspicato per il nostro Paese una riforma simile a quella francese: «Ciò potrebbe portare a un forte impulso del settore sul mercato italiano» e «Amplifon ne trarrebbe un chiaro vantaggio, data la sua posizione di leadership». Il comparto degli apparecchi acustici, aggiungono da Jefferies, «è solo parzialmente esposto all’umore dei consumatori», il che significa che il gruppo «può sopportare un peggioramento delle condizioni macroeconomiche nel 2025». Inoltre, operando solo nella distribuzione, «Amplifon è al riparo da scocciature sul fronte del ciclo di produzione». Anche la lista delle top pick per il 2025 di Mediobanca research vede la presenza dell’azienda fondata a Milano nel 1950, promossa a outperform (farà meglio del mercato) dopo l’andamento negativo del 2024 e in virtù di un utile per azione stimato in aumento del 20%, «con una limitata esposizione al ciclo economico e un’espansione nel mercato a rapida crescita degli Stati Uniti». Proprio l’anno scorso, Amplifon negli Usa ha rilevato 100 negozi, di fatto acquistando punti vendita in franchising. All’inizio del 2025, invece, la società ha completato l’acquisizione del 100% di MagicSon e Sonar, aziende torinesi proprietarie di 27 centri acustici tra Piemonte e Valle d’Aosta. Da quest’operazione, gli analisti di Equita hanno ipotizzato un contributo ai ricavi annui sui 5 milioni. Gli stessi prevedono «un proseguimento della strategia di bolt-on m&a (acquisizioni di aziende più piccole) molto attiva, come già nel 2024, con un contributo ai ricavi di gruppo del 3,6% nel 2025 (circa 90 milioni), concentrata in Usa, Cina, Francia e Germania, mercati che lasciano ancora ampio spazio di consolidamento».
Tuttavia, in questo momento più che mai, per chi opera negli Stati Uniti c’è il rischio dei dazi del presidente Donald Trump. Secondo Mediobanca, autrice di una simulazione, Amplifon non dovrebbe subire ripercussioni da eventuali tariffe commerciali ma dovrebbe piuttosto beneficiare dell’impatto del dollaro forte.
La stessa società guidata da Enrico Vita, con i numeri dei primi nove mesi, aveva fatto sapere di aspettarsi già dalla fine del 2024 un cambiamento di passo dopo un terzo trimestre in cui «il mercato dell’hearing care europeo è rimasto debole mentre quello statunitense si è dimostrato solido anche se in rallentamento dal primo semestre». Così, Amplifon, complice un quarto trimestre caratterizzato da «un mercato europeo in progressiva normalizzazione» e da una crescita statunitense «in linea con le attese iniziali», in autunno si aspettava di mandare in archivio il 2024 con «ricavi consolidati in aumento high-single digit (sotto il 10%) a cambi costanti» e con un «margine ebitda su base ricorrente in linea con quello del 2023», pari al 24 per cento. In attesa che il 6 marzo si alzi il sipario sui numeri, Barclays, Jefferies e Intermonte stimano un fatturato di 2,4 miliardi, dai 2,26 del 2023.