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Biotestamento, i diritti che camminano

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Dunque è possibile realizzare una conquista civile, a tutela della libertà individuale e della responsabilità, anche in questi tempi di egoismo e di crisi della politica, nonostante il clima di destra che attraversa l'Occidente dominando la fase che stiamo vivendo.

Il biotestamento che diventa legge regola quella zona d'ombra tra la vita e la morte, davanti a momenti supremi per le famiglie, costrette a interrogarsi tra il dolore e l'amore, tra l'inerzia meccanica di cure senza una speranza risolutiva, nella sofferenza senza rimedio del paziente, e la sacralità della vita.

Il caso di Eluana Englaro ha in questo senso il valore di una testimonianza civile perché porta davanti allo Stato e alla pubblica opinione il dramma privato che nasce all'interno di una famiglia, nel rapporto doloroso tra un padre e una figlia, tra la dedizione amorevole di un genitore e la disperazione di una veglia infinita senza un esito. Da quel giorno lo…
Dunque è possibile realizzare una conquista civile, a tutela della libertà individuale e della responsabilità, anche in questi tempi di egoismo e di crisi della politica, nonostante il clima di destra che attraversa l'Occidente dominando la fase che stiamo vivendo.

Il biotestamento che diventa legge regola quella zona d'ombra tra la vita e la morte, davanti a momenti supremi per le famiglie, costrette a interrogarsi tra il dolore e l'amore, tra l'inerzia meccanica di cure senza una speranza risolutiva, nella sofferenza senza rimedio del paziente, e la sacralità della vita.

Il caso di Eluana Englaro ha in questo senso il valore di una testimonianza civile perché porta davanti allo Stato e alla pubblica opinione il dramma privato che nasce all'interno di una famiglia, nel rapporto doloroso tra un padre e una figlia, tra la dedizione amorevole di un genitore e la disperazione di una veglia infinita senza un esito. Da quel giorno lo Stato non ha potuto ignorare il tema del fine vita, che la polemica intorno al letto di Eluana ha appesantito di un sovraccarico ideologico, fino all'invito del cardinale di Torino ai medici cattolici del Piemonte a un'obiezione di coscienza che, ordinata in gruppo, sembrava più un'obbligazione di appartenenza.

Lasciamo stare la destra che oggi parla di nazismo, mentre in realtà il mondo cattolico è diviso, e ritornano persino ad essere un soggetto politico i cattolici democratici. La questione è più ampia, e riguarda la concezione stessa della politica, il suo spazio in questi lunghi anni di crisi della rappresentanza, la possibilità di uscire dall'infinita battaglia navale di polemiche intestine e di calcoli di schieramento per ritrovare una presenza e un peso nelle vicende quotidiane dei cittadini, portandole in Parlamento per affrontarle ancorandole a valori riconoscibili e riconosciuti. Come appunto deve fare la politica quando funziona.

C'è infatti in questa legge approvata ieri qualcosa che va persino al di là del merito. È la riscoperta dei diritti, dalle unioni civili al biotestamento, allo Ius soli, come nuovo spazio della politica. Viviamo, a causa della crisi, in una stagione fredda segnata da una inedita gelosia del welfare e da un nuovissimo egoismo del lavoro, con le conquiste sociali e civili che si privatizzano come fossero privilegi, quasi che l'individuo spaventato non volesse con-dividere più nulla. Da spettanza - che ha tanto più valore quanto più è universale - il diritto custodito in solitudine e consumato in esclusiva diventa una franchigia, un appannaggio distintivo. Fino ai diritti nati dal lavoro, ridotti a variabili dipendenti della crisi, dunque disponibili, quindi precari, in definitiva diritti-nani.

Impostare una battaglia parlamentare sul biotestamento, costruire faticosamente una maggioranza, significa proprio per questo cercare un'altra politica, e cercare insieme un antidoto a questo spirito di destra che privatizza il poco benessere disponibile, distinguendo tra noi e gli altri. Con la scoperta che l'affermazione di un diritto (insieme con la responsabilità che ne consegue) incide sull'esperienza quotidiana delle persone a cui vengono riconosciute nuove facoltà, ma agisce anche sulla cifra complessiva della qualità civile e democratica della comunità in cui viviamo.

I diritti, poi, camminano. Aiutano a superare l'egoismo della crisi, aumentano l'autonomia responsabile degli individui, disegnano un contorno di società ogni volta più ampio, indicando che l'orizzonte di libertà e di consapevolezza si può spostare e quello spazio civile può crescere.

La sinistra potrebbe trovare qui una sua ridefinizione culturale, perché l'emancipazione che nasce dai diritti non è scollegata dall'emancipazione dal bisogno, dalla paura, dalla solitudine e dalla precarietà dell'esistenza: in comune c'è il recupero della dignità dell'uomo. Così per questa strada potrebbe persino ritrovare il suo popolo. Scoprendo che vive in un campo largo, dove vale la pena seminare e raccogliere, invece di perimetrare gli orti domestici in cui si è divisa e rinchiusa in questi mesi.
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