Incapaci di immaginare il futuro ci propongono di smontare il passato. I candidati alla guida dell'Italia da settimane ci inondano di promesse, nessuna però guarda avanti, nessuna intende costruire qualcosa di nuovo o sbloccare una situazione. Ascoltiamo solo una grottesca cantilena di abolizioni. Via l'obbligo dei vaccini, via il canone Rai, via il bollo auto, via lo spesometro, via le tasse universitarie, via il redditometro, via la legge Fornero, via il Jobs act, fino alla mirabolante promessa finale di cancellare migrazioni e migranti. Forse coscienti della loro incapacità di assumersi responsabilità, di costruire novità o di trasformare l'esistente, i politici di questa campagna elettorale si accontentano di prometterci di eliminare doveri, fastidi e problemi. Con un tratto di penna, magicamente, senza preoccuparsi di spiegarci come, con che risorse o con quali conseguenze. Nella giostra dell'irresponsabilità ieri Luigi Di Maio h…
Incapaci di immaginare il futuro ci propongono di smontare il passato. I candidati alla guida dell'Italia da settimane ci inondano di promesse, nessuna però guarda avanti, nessuna intende costruire qualcosa di nuovo o sbloccare una situazione. Ascoltiamo solo una grottesca cantilena di abolizioni. Via l'obbligo dei vaccini, via il canone Rai, via il bollo auto, via lo spesometro, via le tasse universitarie, via il redditometro, via la legge Fornero, via il Jobs act, fino alla mirabolante promessa finale di cancellare migrazioni e migranti. Forse coscienti della loro incapacità di assumersi responsabilità, di costruire novità o di trasformare l'esistente, i politici di questa campagna elettorale si accontentano di prometterci di eliminare doveri, fastidi e problemi. Con un tratto di penna, magicamente, senza preoccuparsi di spiegarci come, con che risorse o con quali conseguenze. Nella giostra dell'irresponsabilità ieri Luigi Di Maio ha fatto la parte del leone proponendo di abolire 400 leggi con un unico atto da varare nei primi giorni di governo.
Una riedizione su larga scala della promessa berlusconiana degli albori, quella di liberare l'Italia da lacci e lacciuoli. Il leader a cinque stelle non chiarisce quali leggi manderà al macero ma fa di più, chiede ai cittadini di segnalare su un apposito sito, creato per l'occasione, le norme più moleste e fastidiose di cui poi lui farà piazza pulita.
Per non essere da meno e restare in ombra per un giorno, Matteo Salvini ha rilanciato, propugnando l'abolizione dell'obbligo vaccinale, incurante di rischi e conseguenze. Il grande partito del disfare è al lavoro, convinto di interpretare alla perfezione lo spirito del tempo. Se nessuno crede più che la politica possa fare la differenza nella vita dei cittadini, se nessuno crede più che il futuro possa essere migliore, allora guardiamo indietro e promettiamo l'unico sollievo possibile: l'eliminazione di tutto ciò che non sopportiamo.
Come se questo poi bastasse o servisse a qualcosa. Se non si può salvare il paziente - sembra essere il ragionamento - allora è destino rifugiarsi nella terapia del dolore. Il problema però è che il paziente non è incurabile mentre il medico appare incapace di diagnosi e di immaginare una guarigione. Conseguenza questa del disprezzo per l'esperienza, la competenza e la professionalità.
Dai dilettanti, dagli improvvisatori e da chi non studia e mai ha studiato non ci si può attendere molto di più. A questo punto non eravamo mai arrivati. Persino nel famoso contratto con gli italiani firmato nello studio di Bruno Vespa, Berlusconi si era preoccupato di proporre "Grandi opere", posti di lavoro e innalzamento delle pensioni.
Il modello oggi è Donald Trump, che ha cavalcato le spinte del malcontento popolare indicando il nemico in tutto ciò che è stato fatto da chi è venuto prima e nella rimozione - non nella risoluzione - dei problemi: no al patto sul clima, no ai trattati di libero commercio, no alla riforma sanitaria di Obama, no ai migranti, no al patto con l'Iran, no ai transgender nell'esercito, no ai santuari ambientali, no ai divieti sulle trivellazioni. La promessa più attraente per conquistare il cittadino deluso e affaticato appare proprio questa: rovesciare il tavolo, fare piazza pulita del passato, gridare un gigantesco No. Per costruire cosa e con quali risultati nessuno lo dice.
Eppure avremmo bisogno di pazienza, di rammendo, di manutenzione, di investimento di risorse, energie e passioni. Avremmo bisogno di coraggio e immaginazione, di alzare lo sguardo per provare a vedere oltre, per scoprire che il futuro non è già scritto ma sarebbe tutto da costruire. Non da distruggere.
Una riedizione su larga scala della promessa berlusconiana degli albori, quella di liberare l'Italia da lacci e lacciuoli. Il leader a cinque stelle non chiarisce quali leggi manderà al macero ma fa di più, chiede ai cittadini di segnalare su un apposito sito, creato per l'occasione, le norme più moleste e fastidiose di cui poi lui farà piazza pulita.
Per non essere da meno e restare in ombra per un giorno, Matteo Salvini ha rilanciato, propugnando l'abolizione dell'obbligo vaccinale, incurante di rischi e conseguenze. Il grande partito del disfare è al lavoro, convinto di interpretare alla perfezione lo spirito del tempo. Se nessuno crede più che la politica possa fare la differenza nella vita dei cittadini, se nessuno crede più che il futuro possa essere migliore, allora guardiamo indietro e promettiamo l'unico sollievo possibile: l'eliminazione di tutto ciò che non sopportiamo.
Come se questo poi bastasse o servisse a qualcosa. Se non si può salvare il paziente - sembra essere il ragionamento - allora è destino rifugiarsi nella terapia del dolore. Il problema però è che il paziente non è incurabile mentre il medico appare incapace di diagnosi e di immaginare una guarigione. Conseguenza questa del disprezzo per l'esperienza, la competenza e la professionalità.
Dai dilettanti, dagli improvvisatori e da chi non studia e mai ha studiato non ci si può attendere molto di più. A questo punto non eravamo mai arrivati. Persino nel famoso contratto con gli italiani firmato nello studio di Bruno Vespa, Berlusconi si era preoccupato di proporre "Grandi opere", posti di lavoro e innalzamento delle pensioni.
Il modello oggi è Donald Trump, che ha cavalcato le spinte del malcontento popolare indicando il nemico in tutto ciò che è stato fatto da chi è venuto prima e nella rimozione - non nella risoluzione - dei problemi: no al patto sul clima, no ai trattati di libero commercio, no alla riforma sanitaria di Obama, no ai migranti, no al patto con l'Iran, no ai transgender nell'esercito, no ai santuari ambientali, no ai divieti sulle trivellazioni. La promessa più attraente per conquistare il cittadino deluso e affaticato appare proprio questa: rovesciare il tavolo, fare piazza pulita del passato, gridare un gigantesco No. Per costruire cosa e con quali risultati nessuno lo dice.
Eppure avremmo bisogno di pazienza, di rammendo, di manutenzione, di investimento di risorse, energie e passioni. Avremmo bisogno di coraggio e immaginazione, di alzare lo sguardo per provare a vedere oltre, per scoprire che il futuro non è già scritto ma sarebbe tutto da costruire. Non da distruggere.