✕
Il progetto di H-FARM 

L’Italia che corre e quella che frena

1 minuti di lettura
Episodio numero uno, in Veneto. A Roncade, nella campagna tra Treviso e Venezia, H-FARM - nato come acceleratore di startup e diventato progressivamente uno dei maggiori centri di innovazione digitale del paese - cerca da due anni di ampliare il polo dedicato ai giovani, alla formazione e alla creazione di nuovi modelli di impresa. Il campus progettato, un'operazione da 65 milioni di euro e che è previsto dia lavoro a 350 operai, è fermo in attesa della Valutazione di Impatto Ambientale, ennesimo passaggio di un percorso autorizzativo iniziato oltre due anni fa e che aveva ricevuto subito un convinto via libera da parte della Regione Veneto. Ora lo stop è legato all'analisi della potenziale pericolosità di un'esondazione del fiume Piave, sulla quale si sono già avuti 25 pareri tecnici. Riccardo Donadon, patron di H-FARM, ha lanciato una raccolta di firme per protestare contro il rallentamento causato dalla burocrazia: "Vogliamo costr…
Episodio numero uno, in Veneto. A Roncade, nella campagna tra Treviso e Venezia, H-FARM - nato come acceleratore di startup e diventato progressivamente uno dei maggiori centri di innovazione digitale del paese - cerca da due anni di ampliare il polo dedicato ai giovani, alla formazione e alla creazione di nuovi modelli di impresa. Il campus progettato, un'operazione da 65 milioni di euro e che è previsto dia lavoro a 350 operai, è fermo in attesa della Valutazione di Impatto Ambientale, ennesimo passaggio di un percorso autorizzativo iniziato oltre due anni fa e che aveva ricevuto subito un convinto via libera da parte della Regione Veneto. Ora lo stop è legato all'analisi della potenziale pericolosità di un'esondazione del fiume Piave, sulla quale si sono già avuti 25 pareri tecnici. Riccardo Donadon, patron di H-FARM, ha lanciato una raccolta di firme per protestare contro il rallentamento causato dalla burocrazia: "Vogliamo costruire un campus internazionale senza uguali - ha detto - lasciatecelo fare".

Episodio numero due, in Sicilia. La Fassa Bortolo, marchio storico dell'edilizia, sta finalmente per avere il via libera dalla sovrintendenza archeologica di Enna, necessario per aprire una cava di calcare per uso industriale ad Agira. La trattativa tra azienda e istituzioni, secondo quanto comunica l'azienda, avrebbe finalmente trovato un compromesso, incentrato sulla delocalizzazione di alcuni reperti. Si sta per aprire quindi la strada che porta ad un impianto capace di dare lavoro a 100 persone. Tutto bene? Certo, a parte il fatto che il progetto risale al 2013, che la Valutazione di Impatto Ambientale è stata sdoganata un anno fa, e che il presidente Paolo Fassa ha dovuto alzare la voce per far conoscere la situazione, ipotizzando anche l'abbandono dell'iniziativa.

Episodio numero tre, in tutta Italia. Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, continua ad essere bersagliata dai ricorsi per le gare sulle forniture di beni e servizi. Alla fine del primo trimestre 2018 doveva fronteggiare 651 ricorsi, il 6 per cento in più di quanti ce ne fossero al termine del 2017. In pratica una gara su tre vede contrapposti legalmente lo Stato e le aziende. E il braccio di ferro ad oggi paralizza (la stima è del ministero dell'Economia) forniture per un miliardo di euro, concentrati per la maggior parte in quattro settori: Tlc, pulizie, energia e sanità. Ricerca di giustizia o semplice ostruzionismo? Più il secondo, a giudicare dagli esiti finali: il 75 per cento dei ricorsi è rigettato in favore dello Stato.

Ci piacerebbe poter registrare un giorno un quarto episodio: una norma che fissi tempi certi per le decisioni della giustizia amministrativa e della burocrazia. E che sanzioni chi senza motivo non le rispetta.