Il dialogo non è mai sbagliato, sedersi a un tavolo per discutere e cercare accordi è sano e vitale e, in una democrazia parlamentare, doveroso. Per questo ha fatto bene Maurizio Martina ad aprire il confronto con il Movimento Cinque Stelle, era un passo necessario per non condannare il Pd alla sterilità. Una volta seduti, però, bisogna avere chiaro su cosa dialogare, con quale finalità: bisogna assicurarsi che l'interlocutore abbia rispetto delle differenze e delle persone. Un movimento nato sull'onda di un "Vaffa" non ha nel proprio Dna l'idea del confronto e il rispetto dell'avversario. Quando per anni si sono aizzati i propri militanti, è poi difficile ricondurli a una logica di mediazione.
Lo vediamo nell'osceno proliferare di insulti verso Giorgio Napolitano, nell'augurare il peggio a chi era appena entrato in sala operatoria. Comportamenti che qualificano l'umanità delle persone che li scriv…
Lo vediamo nell'osceno proliferare di insulti verso Giorgio Napolitano, nell'augurare il peggio a chi era appena entrato in sala operatoria. Comportamenti che qualificano l'umanità delle persone che li scriv…
Il dialogo non è mai sbagliato, sedersi a un tavolo per discutere e cercare accordi è sano e vitale e, in una democrazia parlamentare, doveroso. Per questo ha fatto bene Maurizio Martina ad aprire il confronto con il Movimento Cinque Stelle, era un passo necessario per non condannare il Pd alla sterilità. Una volta seduti, però, bisogna avere chiaro su cosa dialogare, con quale finalità: bisogna assicurarsi che l'interlocutore abbia rispetto delle differenze e delle persone. Un movimento nato sull'onda di un "Vaffa" non ha nel proprio Dna l'idea del confronto e il rispetto dell'avversario. Quando per anni si sono aizzati i propri militanti, è poi difficile ricondurli a una logica di mediazione.
Lo vediamo nell'osceno proliferare di insulti verso Giorgio Napolitano, nell'augurare il peggio a chi era appena entrato in sala operatoria. Comportamenti che qualificano l'umanità delle persone che li scrivono ma, cosa ancor più grave, sono apparsi anche tra i commenti sul Blog delle Stelle senza che nessuno dei big del Movimento sentisse il bisogno di condannarli.
Ma torniamo alla materia della discussione. Al di là di generiche formule e rassicurazioni su Europa, collocazione internazionale dell'Italia e appartenenza all'Euro, sarebbero necessari punti fermi ai quali ancorare il dialogo, a partire dalle ricette da inserire nel Def per evitare l'automatico aumento dell'Iva all'inizio del prossimo anno. Inoltre, ci sono una serie di punti che in questi anni hanno caratterizzato l'azione di governo della sinistra e che sono radicalmente messi in discussione dal Movimento di Di Maio.
Pensiamo alla promessa di rivedere a fondo la riforma Fornero, con la proposta di consentire di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età anagrafica, al "Jobs act" (i Cinque Stelle vogliono ristabilire vincoli sui contratti a termine), al reintegro del vecchio articolo 18, alle politiche sull'immigrazione (il Movimento era contrario alla cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia, il cosiddetto Ius soli), fino alla chiusura dell'Ilva o alla cancellazione dell'obbligatorietà dei vaccini.
Su questi temi si è creata in questi anni una profonda frattura, il Pd ha cercato di identificarsi, pur con molte ambiguità e opacità, come una forza razionale e non populista, ma se non affronta questa discussione senza fare sconti e con estrema chiarezza allora rischia di diventare subalterno del principale anti-partito di massa. Rischia di perdere la sua funzione e di lasciare l'intero campo a due forze populiste, M5S e Lega, condannandosi all'estinzione.
È vero che il programma del Movimento Cinque Stelle è già cambiato due volte nell'ultimo mese rispetto alla versione votata dai militanti sulla piattaforma Rousseau, prima con le correzioni apportate sul sito, poi con lo schema delle compatibilità indicate dal professor Della Cananea. Ma nella pancia dell'elettorato questa trasformazione non c'è stata e non è mai stata elaborata, difficile immaginare che possa essere digerita in pochi giorni, così come è irrealistico pensare che i vertici, a partire da Luigi Di Maio, possano reggere le spinte dei militanti.
Il Pd da parte sua non deve farsi paralizzare dalla paura del voto o dalla possibilità di stare all'opposizione, cosa che sarebbe sana e naturale. Ma per stare all'opposizione ci vogliono idee, forza e la voglia di rimettersi in discussione. Ci vuole un bel bagno di umiltà e il recupero della capacità di ascolto. Per questo si siedano al tavolo a testa alta, pronti però ad alzarsi non appena si renderanno conto che non esistono le condizioni per trovare un credibile e accettabile accordo di governo.
Lo vediamo nell'osceno proliferare di insulti verso Giorgio Napolitano, nell'augurare il peggio a chi era appena entrato in sala operatoria. Comportamenti che qualificano l'umanità delle persone che li scrivono ma, cosa ancor più grave, sono apparsi anche tra i commenti sul Blog delle Stelle senza che nessuno dei big del Movimento sentisse il bisogno di condannarli.
Ma torniamo alla materia della discussione. Al di là di generiche formule e rassicurazioni su Europa, collocazione internazionale dell'Italia e appartenenza all'Euro, sarebbero necessari punti fermi ai quali ancorare il dialogo, a partire dalle ricette da inserire nel Def per evitare l'automatico aumento dell'Iva all'inizio del prossimo anno. Inoltre, ci sono una serie di punti che in questi anni hanno caratterizzato l'azione di governo della sinistra e che sono radicalmente messi in discussione dal Movimento di Di Maio.
Pensiamo alla promessa di rivedere a fondo la riforma Fornero, con la proposta di consentire di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età anagrafica, al "Jobs act" (i Cinque Stelle vogliono ristabilire vincoli sui contratti a termine), al reintegro del vecchio articolo 18, alle politiche sull'immigrazione (il Movimento era contrario alla cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia, il cosiddetto Ius soli), fino alla chiusura dell'Ilva o alla cancellazione dell'obbligatorietà dei vaccini.
Su questi temi si è creata in questi anni una profonda frattura, il Pd ha cercato di identificarsi, pur con molte ambiguità e opacità, come una forza razionale e non populista, ma se non affronta questa discussione senza fare sconti e con estrema chiarezza allora rischia di diventare subalterno del principale anti-partito di massa. Rischia di perdere la sua funzione e di lasciare l'intero campo a due forze populiste, M5S e Lega, condannandosi all'estinzione.
È vero che il programma del Movimento Cinque Stelle è già cambiato due volte nell'ultimo mese rispetto alla versione votata dai militanti sulla piattaforma Rousseau, prima con le correzioni apportate sul sito, poi con lo schema delle compatibilità indicate dal professor Della Cananea. Ma nella pancia dell'elettorato questa trasformazione non c'è stata e non è mai stata elaborata, difficile immaginare che possa essere digerita in pochi giorni, così come è irrealistico pensare che i vertici, a partire da Luigi Di Maio, possano reggere le spinte dei militanti.
Il Pd da parte sua non deve farsi paralizzare dalla paura del voto o dalla possibilità di stare all'opposizione, cosa che sarebbe sana e naturale. Ma per stare all'opposizione ci vogliono idee, forza e la voglia di rimettersi in discussione. Ci vuole un bel bagno di umiltà e il recupero della capacità di ascolto. Per questo si siedano al tavolo a testa alta, pronti però ad alzarsi non appena si renderanno conto che non esistono le condizioni per trovare un credibile e accettabile accordo di governo.