Al paesaggio desolante di questi sessanta giorni, in cui è mancato completamente il senso di realtà, tanto che chi non aveva la maggioranza per governare ha continuato a proclamarsi vincitore, bisognerebbe evitare di aggiungere un nuovo falso mito: l'occasione negata.
Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che non sono mai usciti dall'ultima campagna elettorale, si preparano a inaugurarne una nuova cavalcando la loro "vittoria mutilata". Niente di peggio in tempi di derive populiste, di sfiducia nelle istituzioni e nella politica che lasciar passare il messaggio che un governo politico era possibile, ma non è stata data l'occasione per realizzarlo, perché c'è stato un "furto di democrazia".
Dal governo di Mario Monti in poi una fetta crescente dell'opinione pubblica si è convinta, erroneamente poiché viviamo in un sistema parlamentare e non abbiamo l'elezione diretta del premier, che i presidenti d…
Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che non sono mai usciti dall'ultima campagna elettorale, si preparano a inaugurarne una nuova cavalcando la loro "vittoria mutilata". Niente di peggio in tempi di derive populiste, di sfiducia nelle istituzioni e nella politica che lasciar passare il messaggio che un governo politico era possibile, ma non è stata data l'occasione per realizzarlo, perché c'è stato un "furto di democrazia".
Dal governo di Mario Monti in poi una fetta crescente dell'opinione pubblica si è convinta, erroneamente poiché viviamo in un sistema parlamentare e non abbiamo l'elezione diretta del premier, che i presidenti d…
Al paesaggio desolante di questi sessanta giorni, in cui è mancato completamente il senso di realtà, tanto che chi non aveva la maggioranza per governare ha continuato a proclamarsi vincitore, bisognerebbe evitare di aggiungere un nuovo falso mito: l'occasione negata.
Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che non sono mai usciti dall'ultima campagna elettorale, si preparano a inaugurarne una nuova cavalcando la loro "vittoria mutilata". Niente di peggio in tempi di derive populiste, di sfiducia nelle istituzioni e nella politica che lasciar passare il messaggio che un governo politico era possibile, ma non è stata data l'occasione per realizzarlo, perché c'è stato un "furto di democrazia".
Dal governo di Mario Monti in poi una fetta crescente dell'opinione pubblica si è convinta, erroneamente poiché viviamo in un sistema parlamentare e non abbiamo l'elezione diretta del premier, che i presidenti del Consiglio non sono stati scelti dai cittadini, ma da manovre oscure di Palazzo.
Ora dare vita a un governo guidato da un tecnico senza aver prima consumato le soluzioni politiche non farebbe che ingigantire il falso mito. È necessario, per proteggere la nostra democrazia dalle pulsioni anti-sistema, far cadere qualsiasi alibi e mettere ogni soggetto di fronte alle proprie responsabilità.
Matteo Salvini, ovvero il leader della prima coalizione, non è stato capace finora di dare vita a una maggioranza, ma si nasconde dietro il paravento di non averne avuto né la possibilità né la diretta responsabilità. Questa propaganda può essere velenosa soprattutto se nascerà un governo tecnico destinato a non ottenere una maggioranza in Parlamento visto che probabilmente non lo voterebbero M5S e Lega (nessuno dei due vuol fare all'altro il regalo di essere l'unico oppositore). Ancora peggio se a votarlo fossero solo, per senso di responsabilità, Pd e Forza Italia. A portarci verso le prossime elezioni sarebbe a quel punto un esecutivo senza fiducia appoggiato dai due perdenti. L'arma perfetta per la propaganda populista.
La strada maestra sarebbe invece quella di un pre-incarico che metta la Lega e il centrodestra di fronte alla realtà e alle proprie responsabilità. È tempo di smontare finzioni e giochi di specchi.
Prima c'è stata la mancata presa di coscienza che nessuno avesse vinto, un mese di festeggiamenti e dichiarazioni roboanti che hanno impedito di costruire dialoghi e convergenze, poi i veti incrociati e ora di nuovo la propaganda da campagna elettorale.
Nel frattempo i Cinque Stelle, per cercare di rifarsi una verginità e portarsi avanti con il lavoro, si sono rimessi l'elmetto e hanno rispolverato l'antico armamentario, dalle accuse di golpe al referendum sull'euro, quello che in ogni ambasciata europea e in ogni incontro con la comunità economica e finanziaria avevano giurato di aver archiviato per sempre. Aspettiamoci che riappaia sul loro sito il programma votato dai militanti, quello che dopo il voto era stato purgato e addolcito senza dir nulla a nessuno.
Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti. Meglio farli con estrema chiarezza e trasparenza: se non saranno possibili governi politici e non ci saranno convergenze per riscrivere le regole, a partire dalla legge elettorale, allora meglio tornare al più presto al voto.
Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che non sono mai usciti dall'ultima campagna elettorale, si preparano a inaugurarne una nuova cavalcando la loro "vittoria mutilata". Niente di peggio in tempi di derive populiste, di sfiducia nelle istituzioni e nella politica che lasciar passare il messaggio che un governo politico era possibile, ma non è stata data l'occasione per realizzarlo, perché c'è stato un "furto di democrazia".
Dal governo di Mario Monti in poi una fetta crescente dell'opinione pubblica si è convinta, erroneamente poiché viviamo in un sistema parlamentare e non abbiamo l'elezione diretta del premier, che i presidenti del Consiglio non sono stati scelti dai cittadini, ma da manovre oscure di Palazzo.
Ora dare vita a un governo guidato da un tecnico senza aver prima consumato le soluzioni politiche non farebbe che ingigantire il falso mito. È necessario, per proteggere la nostra democrazia dalle pulsioni anti-sistema, far cadere qualsiasi alibi e mettere ogni soggetto di fronte alle proprie responsabilità.
Matteo Salvini, ovvero il leader della prima coalizione, non è stato capace finora di dare vita a una maggioranza, ma si nasconde dietro il paravento di non averne avuto né la possibilità né la diretta responsabilità. Questa propaganda può essere velenosa soprattutto se nascerà un governo tecnico destinato a non ottenere una maggioranza in Parlamento visto che probabilmente non lo voterebbero M5S e Lega (nessuno dei due vuol fare all'altro il regalo di essere l'unico oppositore). Ancora peggio se a votarlo fossero solo, per senso di responsabilità, Pd e Forza Italia. A portarci verso le prossime elezioni sarebbe a quel punto un esecutivo senza fiducia appoggiato dai due perdenti. L'arma perfetta per la propaganda populista.
La strada maestra sarebbe invece quella di un pre-incarico che metta la Lega e il centrodestra di fronte alla realtà e alle proprie responsabilità. È tempo di smontare finzioni e giochi di specchi.
Prima c'è stata la mancata presa di coscienza che nessuno avesse vinto, un mese di festeggiamenti e dichiarazioni roboanti che hanno impedito di costruire dialoghi e convergenze, poi i veti incrociati e ora di nuovo la propaganda da campagna elettorale.
Nel frattempo i Cinque Stelle, per cercare di rifarsi una verginità e portarsi avanti con il lavoro, si sono rimessi l'elmetto e hanno rispolverato l'antico armamentario, dalle accuse di golpe al referendum sull'euro, quello che in ogni ambasciata europea e in ogni incontro con la comunità economica e finanziaria avevano giurato di aver archiviato per sempre. Aspettiamoci che riappaia sul loro sito il programma votato dai militanti, quello che dopo il voto era stato purgato e addolcito senza dir nulla a nessuno.
Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti. Meglio farli con estrema chiarezza e trasparenza: se non saranno possibili governi politici e non ci saranno convergenze per riscrivere le regole, a partire dalla legge elettorale, allora meglio tornare al più presto al voto.