Ogni tanto, di questi ultimi tempi, Matteo Salvini dice che è sua intenzione andare alle elezioni tra un anno. La Lega risulta molto cresciuta negli ultimi sondaggi, che però non si riflettono nella sua presenza parlamentare. Ma l’idea di andare al voto non pare condivisa né dai Cinquestelle, né dagli alleati di centrodestra dei leghisti, Berlusconi e Meloni. Oggi Salvini è vicepresidente del Consiglio, ma deve dividere l’incarico con Di Maio; quanto alle competenze del ministro dell’Interno, sono assai limitate nella politica estera e in quella economica. Per di più Giuseppe Conte, sia pure con molta friabilità, si sta facendo strada e cerca di guadagnare una posizione politica che corrisponda alla sua qualifica di capo del governo, che attualmente sembra più una battuta da Arlecchino che una verità concreta. Conte non è affatto sciocco anche se politicamente poco preparato. Sta studiando la sua parte e lasciargli tempo è pericoloso per Salvini. Ecco perché vorrebbe le elezioni tra un anno.
Ma l’Europa a che punto si trova? Chi ha i poteri maggiori? Quali cariche contano di più? Quali idee e valori predominano? Qual è la sua politica verso le immigrazioni in particolare e verso l’Africa più in generale? E infine c’è qualcuno, qualche carica, qualche nazione, che domina questo continente ancora così diviso e così friabile?
Risposte a queste domande sono assai difficili. A volte si pensa che la coppia Merkel-Macron sia il vero organo che guida l’Europa; in realtà non è affatto vero da quando la coalizione della Cancelliera ha subìto una grave ferita politica con il dissenso della Csu rispetto alla Cdu. Non era mai accaduto prima d’ora, ma adesso il ministro dell’Interno tedesco Seehofer rappresenta una linea politica completamente diversa e anzi contraria a quella della Cancelliera, le difficoltà della Germania sono estremamente aumentate e in realtà non c’è più una vera accoppiata Merkel-Macron ma è il Presidente francese e il suo partito En marche che ha poteri forti e soluzioni non più contestabili dalla Merkel con la dovuta efficacia. La Cancelliera tedesca oscilla cercando di evitare che la rottura con la Csu si trasformi in una crisi del governo tedesco. Sarebbe molto grave per lei e per tutta l’Europa. Al momento non c’è una crisi di governo ma una crisi politica all’interno del governo: sono due realtà abbastanza diverse l’una dall’altra.
Naturalmente Salvini si avvale di questa situazione. Si pensava che sia lui che Di Maio fossero rappresentati al più alto livello da Conte. Era piuttosto una finzione ma come tale adesso non regge più: Salvini in Europa si presenta non come capo della Lega ma come rappresentante vero della politica italiana anti-immigrazione. In qualche modo somiglia alla vicenda di Trump con il Messico e poi Salvini è molto amico della giovane Marion Maréchal-Le Pen che ha rimesso in piedi il partito della zia Marine e ne ha fatto uno strumento più diffuso nelle regioni non solo meridionali ma anche settentrionali della Francia. Infine il nostro (si fa per dire) Salvini ha una stretta intesa con lo zar della Russia che lo ha anche finanziato quando era necessario per tenere in piedi la Lega salviniana. Insomma una rete di presenze e di alleanze che danno a Salvini un ruolo europeo che appena pochi mesi fa non si immaginava.
In Europa tuttavia le forze politiche che contano di più nella pubblica opinione, e quindi negli elettori, hanno in gran parte un colore di democrazia conservatrice con una sottile presenza di sentimenti di religione cristiana. Non si può dire che la Francia sia dominata da una destra vera e propria ma piuttosto da una centro moderato di cui Macron è in realtà l’esponente più alto anche perché i suoi poteri sono in gran parte simili a quelli della presidenza Usa. Lui se ne avvale ampiamente e del resto il suo recente incontro estremamente affettuoso con papa Francesco ne è un’importante dimostrazione.
In Europa tuttavia non si può dire che Macron sia quello che rappresenta il continente nel suo complesso. L’Europa fu unita compattamente solo ai tempi dell’Impero romano, da Ottaviano Augusto fino alla dinastia degli Antonini (Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio). Dopo di allora l’Impero comincia la sua decadenza e l’Europa inizia a dividersi con tribù vandaliche che circolano in tutto il continente fino all’epoca Carolingia. Lì di nuovo l’Europa trova una sua unità ma dura poco. Nascono Imperi europei di carattere nazionale e non continentale: l’impero spagnolo, l’impero francese, l’impero inglese, l’impero portoghese. Siamo ormai tra il Settecento e l’Ottocento. La presenza americana in Europa si affaccia all’orizzonte nella Prima guerra mondiale. Nell’intervallo tra le due guerre gli Stati Uniti diventano sia pure gradualmente la potenza numero uno dell’Occidente che raggiunge il massimo con la Seconda guerra mondiale.
La situazione attuale è l’esistenza di tre imperi: gli Usa, la Russia, la Cina. Altri per ora non ce ne sono ma potrebbero fare la loro apparizione entro i prossimi vent’anni. Questa è la situazione. L’Europa non c’è.
Non c’è ma esiste e non è un’esistenza trascurabile, soprattutto nel campo monetario e capitalistico. Queste forze non hanno un partito attraverso il quale esprimersi. La Lega ha valori razziali, i Cinquestelle sono il nerbo del populismo italiano. Le forze di un certo capitalismo bancario e industriale non coltivano valori e ideali: si acconciano alla realtà e si occupano assai poco della rappresentanza politica. E la sinistra?
La sinistra, se parlandone alludiamo soltanto al Partito democratico, è numericamente malridotta, dimezzata, divisa all’interno da varie fazioni e priva di un avvenire che sia chiaro alla mente dei suoi maggiori esponenti. Ciascuno di loro la vede a modo proprio; sono modi che spesso si rassomigliano e si stanno orientando verso una segreteria affidata a Martina ma con Renzi che non è ancora riuscito a deporre il vizio di voler comandare da solo.
Coi tempi che corrono Di Maio vede un certo alleggerimento dei voti raccolti il 4 marzo e una crescente supremazia interna e anche europea e mediterranea di Salvini rispetto ai Cinquestelle. Di Maio però non ha alcuna possibilità di passare a sinistra e del resto i voti perduti in occasione delle ultime elezioni locali sono nella loro maggioranza voti che provenivano dalla sinistra, da quello che era il Pd. Maora, dopo l’esperienza populista con Di Maio, quegli ex Pd non torneranno più in quel partito. Pensare che affluiscano verso le piccole formazioni di Pietro Grasso, di Bersani e di D’Alema non è realistico. I delusi da Di Maio, che ammontano per ora al 5-6 per cento, sono certamente attratti dalla sinistra ma non più dal Partito democratico. Qui c’è l’idea di Calenda e non soltanto sua ma di molti altri: una sinistra repubblicana della quale il Partito democratico farà parte ma non sarà il tutto. È da inventare un’ampia coalizione repubblicana. Io ricordo molto bene Ugo La Malfa: era un liberale di sinistra, militava nel Partito repubblicano che a quell’epoca non raccoglieva più del 5-6 per cento dei voti, domiciliati soprattutto in Romagna. Ma il peso politico di La Malfa andava molto al di là del suo partito, abbracciava in realtà l’intera sinistra italiana, liberale e democratica. Giustizia e Libertà: ho ricordato molte volte lo slogan dei fratelli Rosselli, ma questo dovrebbe essere lo slogan della nuova sinistra repubblicana della quale il Partito democratico sarebbe certamente uno degli elementi ma non il solo e probabilmente neppure il più importante.
Non so dire se tutto questo accadrà. Naturalmente me lo auguro ma non è invece escluso che non accada nulla di simile. Un’Italia e un’Europa di marca Salvini è quanto di peggio un Paese come il nostro possa esprimere, ma per il momento è il solo scenario esistente. Siamo, come avrebbe detto Cecco Angiolieri, al peggio del peggio.
Ma l’Europa a che punto si trova? Chi ha i poteri maggiori? Quali cariche contano di più? Quali idee e valori predominano? Qual è la sua politica verso le immigrazioni in particolare e verso l’Africa più in generale? E infine c’è qualcuno, qualche carica, qualche nazione, che domina questo continente ancora così diviso e così friabile?
Risposte a queste domande sono assai difficili. A volte si pensa che la coppia Merkel-Macron sia il vero organo che guida l’Europa; in realtà non è affatto vero da quando la coalizione della Cancelliera ha subìto una grave ferita politica con il dissenso della Csu rispetto alla Cdu. Non era mai accaduto prima d’ora, ma adesso il ministro dell’Interno tedesco Seehofer rappresenta una linea politica completamente diversa e anzi contraria a quella della Cancelliera, le difficoltà della Germania sono estremamente aumentate e in realtà non c’è più una vera accoppiata Merkel-Macron ma è il Presidente francese e il suo partito En marche che ha poteri forti e soluzioni non più contestabili dalla Merkel con la dovuta efficacia. La Cancelliera tedesca oscilla cercando di evitare che la rottura con la Csu si trasformi in una crisi del governo tedesco. Sarebbe molto grave per lei e per tutta l’Europa. Al momento non c’è una crisi di governo ma una crisi politica all’interno del governo: sono due realtà abbastanza diverse l’una dall’altra.
Naturalmente Salvini si avvale di questa situazione. Si pensava che sia lui che Di Maio fossero rappresentati al più alto livello da Conte. Era piuttosto una finzione ma come tale adesso non regge più: Salvini in Europa si presenta non come capo della Lega ma come rappresentante vero della politica italiana anti-immigrazione. In qualche modo somiglia alla vicenda di Trump con il Messico e poi Salvini è molto amico della giovane Marion Maréchal-Le Pen che ha rimesso in piedi il partito della zia Marine e ne ha fatto uno strumento più diffuso nelle regioni non solo meridionali ma anche settentrionali della Francia. Infine il nostro (si fa per dire) Salvini ha una stretta intesa con lo zar della Russia che lo ha anche finanziato quando era necessario per tenere in piedi la Lega salviniana. Insomma una rete di presenze e di alleanze che danno a Salvini un ruolo europeo che appena pochi mesi fa non si immaginava.
In Europa tuttavia le forze politiche che contano di più nella pubblica opinione, e quindi negli elettori, hanno in gran parte un colore di democrazia conservatrice con una sottile presenza di sentimenti di religione cristiana. Non si può dire che la Francia sia dominata da una destra vera e propria ma piuttosto da una centro moderato di cui Macron è in realtà l’esponente più alto anche perché i suoi poteri sono in gran parte simili a quelli della presidenza Usa. Lui se ne avvale ampiamente e del resto il suo recente incontro estremamente affettuoso con papa Francesco ne è un’importante dimostrazione.
In Europa tuttavia non si può dire che Macron sia quello che rappresenta il continente nel suo complesso. L’Europa fu unita compattamente solo ai tempi dell’Impero romano, da Ottaviano Augusto fino alla dinastia degli Antonini (Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio). Dopo di allora l’Impero comincia la sua decadenza e l’Europa inizia a dividersi con tribù vandaliche che circolano in tutto il continente fino all’epoca Carolingia. Lì di nuovo l’Europa trova una sua unità ma dura poco. Nascono Imperi europei di carattere nazionale e non continentale: l’impero spagnolo, l’impero francese, l’impero inglese, l’impero portoghese. Siamo ormai tra il Settecento e l’Ottocento. La presenza americana in Europa si affaccia all’orizzonte nella Prima guerra mondiale. Nell’intervallo tra le due guerre gli Stati Uniti diventano sia pure gradualmente la potenza numero uno dell’Occidente che raggiunge il massimo con la Seconda guerra mondiale.
La situazione attuale è l’esistenza di tre imperi: gli Usa, la Russia, la Cina. Altri per ora non ce ne sono ma potrebbero fare la loro apparizione entro i prossimi vent’anni. Questa è la situazione. L’Europa non c’è.
Non c’è ma esiste e non è un’esistenza trascurabile, soprattutto nel campo monetario e capitalistico. Queste forze non hanno un partito attraverso il quale esprimersi. La Lega ha valori razziali, i Cinquestelle sono il nerbo del populismo italiano. Le forze di un certo capitalismo bancario e industriale non coltivano valori e ideali: si acconciano alla realtà e si occupano assai poco della rappresentanza politica. E la sinistra?
La sinistra, se parlandone alludiamo soltanto al Partito democratico, è numericamente malridotta, dimezzata, divisa all’interno da varie fazioni e priva di un avvenire che sia chiaro alla mente dei suoi maggiori esponenti. Ciascuno di loro la vede a modo proprio; sono modi che spesso si rassomigliano e si stanno orientando verso una segreteria affidata a Martina ma con Renzi che non è ancora riuscito a deporre il vizio di voler comandare da solo.
Coi tempi che corrono Di Maio vede un certo alleggerimento dei voti raccolti il 4 marzo e una crescente supremazia interna e anche europea e mediterranea di Salvini rispetto ai Cinquestelle. Di Maio però non ha alcuna possibilità di passare a sinistra e del resto i voti perduti in occasione delle ultime elezioni locali sono nella loro maggioranza voti che provenivano dalla sinistra, da quello che era il Pd. Maora, dopo l’esperienza populista con Di Maio, quegli ex Pd non torneranno più in quel partito. Pensare che affluiscano verso le piccole formazioni di Pietro Grasso, di Bersani e di D’Alema non è realistico. I delusi da Di Maio, che ammontano per ora al 5-6 per cento, sono certamente attratti dalla sinistra ma non più dal Partito democratico. Qui c’è l’idea di Calenda e non soltanto sua ma di molti altri: una sinistra repubblicana della quale il Partito democratico farà parte ma non sarà il tutto. È da inventare un’ampia coalizione repubblicana. Io ricordo molto bene Ugo La Malfa: era un liberale di sinistra, militava nel Partito repubblicano che a quell’epoca non raccoglieva più del 5-6 per cento dei voti, domiciliati soprattutto in Romagna. Ma il peso politico di La Malfa andava molto al di là del suo partito, abbracciava in realtà l’intera sinistra italiana, liberale e democratica. Giustizia e Libertà: ho ricordato molte volte lo slogan dei fratelli Rosselli, ma questo dovrebbe essere lo slogan della nuova sinistra repubblicana della quale il Partito democratico sarebbe certamente uno degli elementi ma non il solo e probabilmente neppure il più importante.
Non so dire se tutto questo accadrà. Naturalmente me lo auguro ma non è invece escluso che non accada nulla di simile. Un’Italia e un’Europa di marca Salvini è quanto di peggio un Paese come il nostro possa esprimere, ma per il momento è il solo scenario esistente. Siamo, come avrebbe detto Cecco Angiolieri, al peggio del peggio.