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Nuova sinistra: democrazia, Europa, libertà e eguaglianza

Abbiamo bisogno di una sinistra nuova, moderna, adatta a gestire quello che sta accadendo non solo nel nostro Paese ma soprattutto nel continente del quale facciamo parte.
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Salvini sconfitto da Mattarella attraverso il “portavoce” Giuseppe Conte, per quanto riguarda  i profughi che sono sbarcati a Trapani. Di Maio a sua volta prende la politica al volo per infliggere all’amico-rivale Salvini un’altra botta: abolendo i vitalizi degli ex membri della Camera. Di Maio opera secondo la sua filosofia, Salvini invece non ce la fa. È così? Solo in parte, in piccola parte è così. Il capo della Lega è abbastanza forte in Europa oltre che in Italia; Di Maio invece in Europa conta poco o nulla e in Italia sta perdendo voti e probabilmente ancora ne perderà: è passato dal 32,2 al 28 per cento secondo gli ultimi sondaggi subito dopo il voto locale di qualche settimana fa. Riuscirà a risollevarsi con l’abolizione dei vitalizi degli ex deputati?

Personalmente sono tra i titolari del vitalizio: fui deputato nella legislatura 1968-1972 e percepisco ogni mese un vitalizio di 2200 eu…
Salvini sconfitto da Mattarella attraverso il “portavoce” Giuseppe Conte, per quanto riguarda  i profughi che sono sbarcati a Trapani. Di Maio a sua volta prende la politica al volo per infliggere all’amico-rivale Salvini un’altra botta: abolendo i vitalizi degli ex membri della Camera. Di Maio opera secondo la sua filosofia, Salvini invece non ce la fa. È così? Solo in parte, in piccola parte è così. Il capo della Lega è abbastanza forte in Europa oltre che in Italia; Di Maio invece in Europa conta poco o nulla e in Italia sta perdendo voti e probabilmente ancora ne perderà: è passato dal 32,2 al 28 per cento secondo gli ultimi sondaggi subito dopo il voto locale di qualche settimana fa. Riuscirà a risollevarsi con l’abolizione dei vitalizi degli ex deputati?

Personalmente sono tra i titolari del vitalizio: fui deputato nella legislatura 1968-1972 e percepisco ogni mese un vitalizio di 2200 euro mensili. Qualche anno fa proposi alla direzione della Camera l’abolizione del mio personale vitalizio, ma la mia richiesta fu respinta.
Oggi è utile quell’abolizione che però Di Maio non ha ancora attuato: la proposta dovrà essere votata non solo dalla Camera ma anche dal Senato e non è affatto certo che sia approvata. Nell’ipotesi per esempio che l’ex deputato sia ridotto in una condizione sociale per la quale il vitalizio lo aiuta a campare, cosa si deciderà? Si vedrà nelle prossime settimane.

Ma, intanto, parlano solo in Italia, mentre in Europa sono di fatto inesistenti. Questa è la settimana appena trascorsa: un Salvini razzista in crescita e un Di Maio populista in diminuzione. Il vero problema del nostro Paese è la sinistra. Non c’è più. Ma c’è mai stata per lungo tempo, oppure quasi mai nella storia dell’Italia moderna? Quasi mai. Ho già scritto altre volte che la sinistra italiana ha avuto notevole importanza nella nostra storia risorgimentale ai tempi di Mazzini e di Garibaldi. Erano due personaggi molto diversi ma entrambi sicuramente dedicati al bene del popolo italiano, il quale peraltro non esisteva.

I popoli esistono quando qualcuno li risveglia, gli dà una finalità, li guida senza sconvolgerli. In Francia la sinistra comincia nientemeno dall’Illuminismo di Diderot e di Voltaire e prosegue per oltre mezzo secolo fino alla Convenzione che culmina nel 1793. Un secolo pieno che trasmise i suoi valori e ne ricevette altrettanti contributi dall’Italia, dai Paesi Bassi, dall’Inghilterra, dalla Prussia, dai Paesi scandinavi. Questo fu il grande periodo della sinistra moderna. Oggi non c’è più, distrutta dalla società globale e dalla tecnologia.

In Italia tuttavia l’ipotesi d’una rinascita è accettabile. Perché? Perché l’Italia ha una storia che risale a secoli e addirittura millenni, durante la quale sinistra e destra si sono intensamente affrontate. Una lotta di potere dove un gruppo ristretto comanda un popolo schiavo oppure un gruppo altrettanto ristretto opera per risvegliare il popolo e renderlo corresponsabile a costruire una società politicamente libera ed eguale. “Liberté, Égalité, Fraternité”: questo era lo slogan che è ancora attuale in Italia e in Europa; assai meno in altri continenti: non certo in Russia o in Cina o in gran parte dell’Africa o in Medio Oriente.
In Italia stiamo vivendo un momento che vede il potere in mano alla destra. La sinistra tuttavia è in grado di rinascere. Come? Con chi? Questi sono gli interrogativi ai quali rispondere.

La sinistra italiana rinasce nel dopoguerra mondiale con Palmiro Togliatti e la sua squadra. Non era solo, il segretario del Pci. C’erano con lui Ingrao, Amendola, Napolitano, Reichlin, Longo, Berlinguer e ancora politici di alta qualità. Ma c’era anche Antonio Giolitti, Luciana Castellina e molti altri che poi uscirono dal Pci dopo le invasioni sovietiche in Polonia e in Ungheria. La nostra sinistra democratica nasce più tardi con Saragat, Nenni, De Martino, Sandro Pertini, Riccardo Lombardi e soprattutto Enrico Berlinguer. Questa sinistra è unita, lo è in alcune circostanze ma in altre è divisa. Si unì saldamente ai tempi delle Brigate Rosse che culminarono con l’uccisione di Aldo Moro. Ci furono anche alleanze con settori della Democrazia cristiana (Ciriaco De Mita). Ma comunque fu Berlinguer il vero fondatore della sinistra italiana che durò un ventennio e approdò poi nell’attuale Partito democratico.

Anch’esso ha avuto varie vicende, fino ad una vera e propria crisi che l’ha ridotto alle elezioni del 4 marzo scorso al 19 per cento, per di più con molte divisioni all’interno. C’è un’altra sinistra che forse potrebbe risvegliare coscienze e impegno indispensabili in un Paese democratico? Si dirà che altri partiti un tempo estremamente importanti sono del tutto scomparsi: la Dc non esiste più, la socialdemocrazia altrettanto. Oggi il panorama politico del Paese si concentra in due iniziative: quella razzista della Lega di Salvini che dopo le recenti elezioni locali e le indagini statistiche che ne sono seguite è arrivata al 30 per cento dei consensi e supera il 40 con alcune alleanze tuttavia incerte (Berlusconi, Meloni). Quell’altro partito è di origine grillina, quindi sostanzialmente populista. Aveva ottenuto un vero successo il 4 marzo con il 32,2 per cento ma nelle ultime settimane ha perso 4 punti ed è sceso al 28. Dove sono andati quei voti perduti? Qualcuno alla Lega ma soprattutto ad una massa enorme di astensioni che hanno ormai superato il 40 per cento.

Questa è la situazione del Paese il quale manca quasi totalmente d’una sinistra forte e capace di orientare al proprio bene il popolo italiano. Abbiamo bisogno di una sinistra nuova, moderna, adatta a gestire quello che sta accadendo non solo nel nostro Paese ma soprattutto nel continente del quale facciamo parte. L’impegno della nuova sinistra si basa soprattutto sulla necessità di allargarne lo spazio politico. I quadri ci sono e sono già perfettamente in grado di questa operazione ricostruttiva: Prodi, Veltroni, Gentiloni, Fassino, Minniti, Zingaretti, Delrio, Calenda. Ma bisogna allargare ideologicamente e civilmente il quadro dirigente. Ne dovrebbero far parte Bonino, Casini, Zagrebelsky e molti altri ancora che comandino non sul partito ma sul rapporto col popolo e sulle circostanze di cui c’è estremo bisogno: la lotta alla corruzione, l’integrità della magistratura, gli organi costituzionali a cominciare dal Presidente della Repubblica.

Volete un motto che definisca questo partito? Eccolo: “Democrazia, Europa, Eguaglianza e Libertà”. Ci sono dietro questo slogan i fratelli Rosselli, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Alcide De Gasperi, Giulio Einaudi, Carlo Azeglio Ciampi, Ugo La Malfa. E, se volete, anche questo giornale che di quel motto ha fatto da 42 anni la sua bandiera.