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Il presidente turco Erdogan in piazza con i suoi sostenitori (ap)

Quelle dittature che minacciano la democrazia

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Il razzismo è diventato una forza notevole. Con un'aggiunta: il populismo, ora molto diffuso in Europa. Razzismo e populismo rappresentano l'intero schieramento gialloverde. Che governa il nostro Paese. In queste condizioni, l'Italia di oggi fa rimpiangere quella di ieri
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L'Europa sta attraversando un periodo molto agitato. A dire il vero, il periodo è convulso per tutto il mondo per diverse ragioni, due delle quali dominano su tutte le altre: la prima è il clima, le cui variazioni sono arrivate a un punto di estrema intensità e aumenteranno ampiamente nei prossimi anni e secoli. L'Onu e anche alcuni singoli Paesi stanno cercando di studiare le zone più interessate, ma finora l'importanza di quanto sta  avvenendo e di quanto avverrà sfugge alla grandissima maggioranza della pubblica opinione mondiale. Affrontare la situazione con opportune analisi è comunque necessario anche se quel mutamento climatico non sarà fermato. Oltre al clima, e in qualche modo connessa a questo tema, si profila sempre di più la mobilità dei popoli.

Non dipende solo dai mutamenti climatici, ma pure dai diversi sistemi di vita che incitano i popoli poveri a dirigersi verso i continenti e le nazioni…
L'Europa sta attraversando un periodo molto agitato. A dire il vero, il periodo è convulso per tutto il mondo per diverse ragioni, due delle quali dominano su tutte le altre: la prima è il clima, le cui variazioni sono arrivate a un punto di estrema intensità e aumenteranno ampiamente nei prossimi anni e secoli. L'Onu e anche alcuni singoli Paesi stanno cercando di studiare le zone più interessate, ma finora l'importanza di quanto sta  avvenendo e di quanto avverrà sfugge alla grandissima maggioranza della pubblica opinione mondiale. Affrontare la situazione con opportune analisi è comunque necessario anche se quel mutamento climatico non sarà fermato. Oltre al clima, e in qualche modo connessa a questo tema, si profila sempre di più la mobilità dei popoli.

Non dipende solo dai mutamenti climatici, ma pure dai diversi sistemi di vita che incitano i popoli poveri a dirigersi verso i continenti e le nazioni più ricchi. Papa Francesco affrontò qualche tempo fa questo problema e lo chiamò "meticciato", cioè l'integrazione di una razza con l'altra. Questi movimenti si svolgono in varie zone. Sono particolarmente intensi in molte aree del globo e soprattutto verso l'Europa. Di qui la nascita del movimento politico razzista, di cui l'Italia ha una delle espressioni più forti. Il meticciato comunque non è un fenomeno facilmente avversabile, creerà scontri crescenti, ma anche positive integrazioni. In tutti i fenomeni della nostra vita c'è il bene e c'è il male: questa è la legge che ci governa.

Nei giorni scorsi è accaduto un fatto nuovo con epicentro in Turchia: la lira turca, infatti, è stata colpita precipitando sui mercati mondiali e penalizzando soprattutto Paesi come la Spagna, le cui banche e il cui governo sono largamente impegnati sulla lira turca. Lo stesso fenomeno è avvenuto per le grandi banche di Paesi europei, specialmente quelli che fanno parte della Nato, cui partecipano anche gli Usa e la Turchia. Non a caso Erdogan ha invocato l'aiuto di Putin, che non appartiene ad alcuna struttura occidentale né politica né economica, salvo per i gasdotti che attraversano l'Europa dell'Est e raggiungono da una parte il Baltico e da un'altra il Mar Nero, e quindi il Mediterraneo. Insomma, è anche un problema che riguarda il petrolio, lo strumento che a volte suscita vasta domanda di lavoro e crea ricchezza e potere politico.

Quanto è accaduto alla lira turca e alle banche di molti Paesi interessati a quanto successo sui mercati finanziari è certamente un fenomeno serio e grave, ma transitorio. Non può essere paragonato alla crisi mondiale, che si è ripetuta due volte e ha sconvolto in maniera totale il sistema economico e anche politico del mondo intero. Questi sconvolgimenti globali avvennero rispettivamente nel 1929 e nel 2007.

La Turchia è un Paese politicamente dittatoriale che sempre ha avuto egemonia su una parte del mondo arabo e di quello balcanico. Quello arabo fino al Marocco, quello balcanico fino all'Ungheria, alla Serbia, alla Macedonia. Ma alle spalle di questo mondo c'è sempre stata la Russia. Se si vuole risalire a una storia molto lontana e quasi mitica, si arriva addirittura ad Alessandro Magno, che creò un impero di dimensioni mondiali. L'interesse di Putin e di Erdogan è di stare insieme e con motivazioni che non sono soltanto economiche e bancarie, come quelle che si sono verificate in queste ultime ore. La Russia di Putin e la Turchia di Erdogan hanno interessi comuni che, date le diverse dimensioni dei due Paesi, incitano soprattutto Ankara a farsi amica di Mosca.

La Russia ha sempre avuto interessi ad ampliare il proprio raggio d'azione verso il Sud e in particolare il Mediterraneo e il mondo arabo. Va ricordato il caso dell'Egitto, quando la monarchia fu abbattuta dalle forze militari mobilitate dai generali Naguib e Nasser. La Turchia fu per loro un punto di riferimento, ma al di là di essa il sostegno ideologico e politico fu indirizzato dall'Egitto alla Russia. Putin, del resto, coltiva il progetto, che potrebbe definirsi un vero e proprio sogno politico, di allargarsi verso l'Africa centrale e dalla Crimea all'Egitto, attraverso il Mar Nero e i Dardanelli. Lo scontro che questo grande disegno politico delinea non è tanto con l'America di Trump quanto con l'Europa tedesca e francese.

E l'Italia? All'epoca in cui questi progetti erano già coltivati e i comunisti in Italia erano guidati da Togliatti, l'Italia aveva una robusta rappresentanza comunista, ma poi, quando arrivò Berlinguer, questa rappresentanza si trasformò rapidamente in una forza politica nazionale. Il Pci diventò in pochi anni Pds e alla fine Partito democratico.

Da quel momento il nostro Paese ebbe una sinistra democratica, cosa che da tempo non avveniva. Oggi, tuttavia, molte cose sono cambiate: la sinistra ha subito molte sconfitte e l'Italia è ormai guidata da un governo gialloverde, che negli ultimi tempi ha cominciato a operare anche in Europa, che finora era stata un terreno ignorato. Da qualche mese non lo è più e anzi la presenza dei "gialloverde" nella politica europea è diventata notevole. Salvini ha un rapporto molto stretto con Putin (anche Berlusconi ce l'ha, ma è un rapporto di natura completamente diversa). Il problema delle conseguenze che da questa presenza possono derivare non tanto per l'Europa quanto per noi è complesso e va esaminato.

La Lega di Salvini in Europa è alleata con altre forze che condividono le stesse idee. C'è anche una massa razzista nelle periferie delle grandi città europee, così come in intere regioni. Rappresentanza a doppio senso: i bianchi dominano in molti territori e gli uomini di colore provenienti dalle colonie che i Paesi europei hanno avuto nel mondo intero, dall'Africa all'India, in altri.

Il sentimento razzista fino a poco tempo fa non era tanto diffuso in Europa. Adesso, quasi di colpo, la situazione è cambiata: la pacifica convivenza ha dato luogo a una contrapposizione molto aspra. Il razzismo italiano patrocinato da Salvini è in questo modo diventato una forza notevole. Con un'aggiunta: il populismo, ampiamente diffuso nell'Europa degli ultimi dieci anni. Queste due forze, razzismo e populismo, rappresentano l'intero schieramento gialloverde. Attenzione però: i "gialloverde" in Europa non rappresentano l'Italia, ma un razzismo populista e/o un populismo razzista.

Accade tuttavia che il governo italiano gialloverde non acquisti da questa sua presenza europea una forza maggiore nel proprio Paese. Accade anzi che questo governo veda aumentare le divaricazioni che ci sono tra le due maggiori anime che lo compongono, rappresentate rispettivamente da Salvini e da Di Maio. Può sembrare strano che i partiti da loro guidati siano fortemente uniti in Europa e, viceversa, come governo che guida l'Italia, la maggior potenza che hanno conquistato in sede europea si stia trasformando in una crescente rivalità nella politica interna di ciascuno di loro.

Il populismo italiano non è affatto convergente con il razzismo della Lega, anzi gli è contrario, e viceversa. Di Maio non è razzista e Salvini non è populista. Questa situazione può apparire molto singolare: uniti in Europa, ma tanto più disuniti in Italia, dove le loro finalità non coincidono.

Chi ha carte più forti vincerà, ma attenzione: uno dei due potrebbe barare con carte false, oppure entrambi potrebbero sostenere un gioco che non corrisponde alle loro capacità e alle necessità dei cittadini. Dunque abbiamo un Paese politicamente duale. In queste condizioni, come si vede da molti segnali di preoccupazione provenienti soprattutto da alcuni rappresentanti del governo e dal Quirinale, il nostro Paese fa rimpiangere l'Italia di ieri. Talvolta ci si augura che il passato ritorni, ma con i tempi che corrono appare alquanto difficile. Così come siamo, la nostra situazione interna potrebbe addirittura peggiorare: il "gialloverde" è un'etichetta cui non corrisponde la realtà.

Il comando vero e proprio della politica italiana, e quindi anche della nostra economia, è nelle mani della Lega di Salvini. Ci stiamo dunque avviando, e in parte già siamo, verso una situazione guidata da una nascente dittatura. Sappiamo bene in Italia che cosa siano le dittature. Altre volte non possono nemmeno chiamarsi dittature, ma soltanto tirannidi. E queste sono ancora peggio, una rovina totale. Ma già è una rovina essere costretti dalla realtà a distinguere tra dittatura e tirannide, rimpiangendo una lontana democrazia. Forse è questo il compito che ci compete nell'interesse della nostra nazione e dell'Europa, della quale l'Italia fa parte.