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Crollo ponte Morandi: Genova ferita si cura ricucendo, non strappando

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Il governo, anziché imboccare scorciatoie pericolose, dovrebbe fare tutto il possibile per accelerare l’iter degli accertamenti e della giustizia
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Passato il tempo dei funerali di Stato, dei discorsi ufficiali e delle promesse solenni, solitamente in Italia scende sulle vittime una nebbia di disinteresse e di silenzio che si dirada quasi soltanto negli anniversari o nei tempi infiniti della giustizia.

Succede da sempre, con poche eccezioni. Il giorno dopo è il più faticoso per tutti. Per chi ha perso l’amore di una vita, un figlio, una sorella, un fratello, i genitori, un amico; per chi porta i segni della tragedia addosso e combatte in ospedale; per chi non ha più una casa ed è senza punti di riferimento. Lo è anche per chi ha responsabilità di governo, perché il giorno dopo i proclami non servono più a nulla. Ci sarebbe bisogno di una diversa cassetta degli attrezzi, che contenga strumenti che hanno poco o niente a che fare con la propaganda e che non si possono sfruttare per ottenere facile consenso. Servono pazienza, cura, compassione e capacità di ascolto…
Passato il tempo dei funerali di Stato, dei discorsi ufficiali e delle promesse solenni, solitamente in Italia scende sulle vittime una nebbia di disinteresse e di silenzio che si dirada quasi soltanto negli anniversari o nei tempi infiniti della giustizia.

Succede da sempre, con poche eccezioni. Il giorno dopo è il più faticoso per tutti. Per chi ha perso l’amore di una vita, un figlio, una sorella, un fratello, i genitori, un amico; per chi porta i segni della tragedia addosso e combatte in ospedale; per chi non ha più una casa ed è senza punti di riferimento. Lo è anche per chi ha responsabilità di governo, perché il giorno dopo i proclami non servono più a nulla. Ci sarebbe bisogno di una diversa cassetta degli attrezzi, che contenga strumenti che hanno poco o niente a che fare con la propaganda e che non si possono sfruttare per ottenere facile consenso. Servono pazienza, cura, compassione e capacità di ascolto. Merce rara, come il fare manutenzione.

Un tempo le istituzioni si rifacevano a un modello ben rodato in queste occasioni, la cui cifra principale era la discrezione. I toni erano bassi come gli sguardi. I gesti del dolore per gli uomini di Stato erano obbligatoriamente sobri e la propaganda considerata disdicevole. Oggi è tutto spettacolo ed è rimasta una sola persona fedele a quello stile, il presidente Mattarella. Anche questo modello però (con lodevoli eccezioni) tendeva a dimenticare in fretta.

Così nei decenni si sono stratificate situazioni di dolore e di disagio, che sono diventate talmente ingombranti da meritare perfino un nome: le vittime del terrorismo, delle stragi, dei tanti terremoti, delle tragedie in mare, in treno.

Pensate ai tempi della giustizia, infiniti. Due esempi per tutti: la strage di Piazza della Loggia a Brescia (8 morti e 100 feriti), avvenne nel 1974 ma la parola definitiva di un tribunale è arrivata solo nel 2017, dopo 43 anni e 11 processi. E il rogo del traghetto Moby Prince del 1991. Morirono 140 persone, i familiari aspettano ancora chiarezza.

Questa sensazione di giustizia mancata, ormai profondamente radicata nella nostra opinione pubblica, ha spinto il premier a sostenere che il governo deve attribuire responsabilità e castighi rapidamente, senza aspettare i tempi eterni dei tribunali. Risponde evidentemente a un bisogno degli italiani. Il rischio però è che la sentenza sia emessa in nome del sentimento o del risentimento popolare, solo per dare un colpevole in pasto ai cittadini stanchi e furiosi.

Il governo forse, anziché imboccare scorciatoie pericolose, dovrebbe fare tutto il possibile per accelerare l’iter degli accertamenti e della giustizia. Cambiamento dovrebbe significare fare pressione affinché i resti del ponte non rimangano sequestrati per mesi, impedendo la ricostruzione e il ritorno nelle case. Affinché i risarcimenti arrivino in fretta e verità e giustizia non si trasformino in chimere irraggiungibili.

Soprattutto il governo potrebbe provare ad essere diverso mostrando attenzione da questo momento in poi, provando a lenire le sofferenze, a sostenere Genova e i suoi abitanti e a mantenere la parola data. Il tessuto di una città, dei suoi abitanti e l’anima di chi sta soffrendo non si curano cercando capri espiatori da mettere all’indice su Facebook. Si curano ricucendo, non strappando.