Claudio Tito sul nostro giornale di venerdì scorso ha scritto un articolo di fondo del quale faccio qui una breve citazione che in poche righe descrive l'intera drammatica situazione: "Questo governo rischia di mettere in gioco la tenuta stessa del Paese.
I principi democratici che l'hanno accompagnato in 70 anni di storia repubblicana e i riferimenti internazionali che ne hanno tutelato la libertà e la crescita. Le parole e le scelte compiute dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sono l'ultimo tassello d'un mosaico che punta a disegnare un'Italia completamente diversa, fuori dal diritto e fuori dall'Europa".
Settant'anni: vanno dal 1946 al 2016. Comprendono il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica e perfino le Brigate Rosse e l'uccisione di Aldo Moro. Eventi particolarmente tragici, eppure con un tessuto sostanzialmente democratico d'un Paese che ha reagito, ha registrato l'ordine, ha rista…
Claudio Tito sul nostro giornale di venerdì scorso ha scritto un articolo di fondo del quale faccio qui una breve citazione che in poche righe descrive l'intera drammatica situazione: "Questo governo rischia di mettere in gioco la tenuta stessa del Paese.
I principi democratici che l'hanno accompagnato in 70 anni di storia repubblicana e i riferimenti internazionali che ne hanno tutelato la libertà e la crescita. Le parole e le scelte compiute dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sono l'ultimo tassello d'un mosaico che punta a disegnare un'Italia completamente diversa, fuori dal diritto e fuori dall'Europa".
Settant'anni: vanno dal 1946 al 2016. Comprendono il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica e perfino le Brigate Rosse e l'uccisione di Aldo Moro. Eventi particolarmente tragici, eppure con un tessuto sostanzialmente democratico d'un Paese che ha reagito, ha registrato l'ordine, ha ristabilito la natura della persona, ha riassorbito il comunismo sovietico in un partito profondamente democratico, ha partecipato alla fondazione dell'Unione europea e alla moneta unica fatta propria da 19 paesi dell'Eurozona.
Sono tuttavia insoddisfatto per un'Europa che non riesce a trasformarsi in un Continente federale che sarebbe probabilmente uno dei principali protagonisti della società globalizzata e tuttavia l'ipotesi è tuttora in corso. Anzi lo sarebbe se alcune forze interne al nostro Continente non lottassero a tutto spiano contro l'Europa della quale facciamo parte come Nazione.
La verità per noi italiani è ancor più terribile: noi non siamo più una Nazione, ma una conventicola razzista e populista che è riuscita in tre anni a distruggere l'Italia democratica e a lottare per avere analogo risultato anche in Europa.
Ma come mai la maggioranza del nostro popolo o almeno una robusta e coerente minoranza non reagisce a ciò che sta accadendo? Come mai l'Italia è diventata un elemento disgregativo in casa propria e nel Continente cui partecipiamo da secoli?
Questo è il punto e questo va affrontato.
Il nostro è uno dei paesi più ricchi dal punto di vista delle Arti, quelle considerate come tali e quelle che si estendono fino al pensiero, alla filosofia, alla scienza. Insomma, a come è fatto il mondo e proprio noi stessi come specie rispetto ad altre specie con le quali rivaleggiamo e ai generi dai quali discendiamo.
Insomma, la nostra attività cerebrale e quella che chiamiamo comunemente la mente hanno avuto nel nostro Paese uno sviluppo secolare, eguale e addirittura maggiore di altri Paesi europei ed extraeuropei.
Lo stesso tipo di sviluppo non c'è stato invece nell'aspetto pratico della politica.
Il nostro Claudio Tito che ho appena citato ricorda con un giudizio positivo gli ultimi 70 anni del nostro sviluppo politico. Personalmente do un giudizio positivo a quella tesi che tuttavia può essere ampiamente discussa. Ma comunque quel giudizio limita una politica accettabile tra il 1946 e il 2016. Ammesso che quel pensiero corrisponda alla verità (e io lo ammetto) che cosa è accaduto prima, nei decenni e nei secoli? Non voglio andare troppo lontano nella storia d'Europa e dell'Italia, ma se partiamo dal Cinquecento, cioè dall'inizio di quella che chiamiamo la storia moderna, dalla scoperta dell'America e del resto del mondo fino ad oggi, noi vediamo che l'Italia una sua politica autonoma non l'ha mai avuta. Tito comincia dal 1946, ma prima?
Sì, abbiamo avuto il Risorgimento, cioè una classe dirigente che si proponeva di costruire l'Italia politicamente unita. È stato rapido raggiungere il risultato: cominciarono dai primi dell'Ottocento e si conclusero appunto nel 1946. Perché mai lo consideriamo tanto lungo? Cavour fondò giuridicamente il Regno d'Italia nel 1861, cioè dopo l'incontro di Teano tra il re Vittorio Emanuele II e Garibaldi che aveva con i suoi volontari conquistato interamente il Sud.
Ma l'Italia dal 1861 in poi fu veramente unita, come classi dirigenti e come popolo? In parte come classe dirigente sì, come popolo assolutamente no.
Questa diversa situazione politica tra Nord e Sud è stata un fatto dominante per gli ultimi trent'anni dell'Ottocento e in qualche modo dura tuttora. Se andassimo a studiare altri analoghi esempi europei non vedremmo simili situazioni di natura sociale o territoriale e comunque mai durature per secoli. In Italia no. Salvo con la dittatura.
Il tema delle dittature è sempre stato molto pressante nella storia. In Europa specialmente. Pensate alla Spagna dei re d'Aragona, pensate ai re di Francia, di Inghilterra, di Russia, della Prussia e via dicendo, ma erano dittature che regnavano sull'intera nazione, anche se nessuno le chiamava così.
Il dittatore massimo sull'Europa continentale fu Napoleone. Durò poco, ma in quei vent'anni tenne l'Europa in pugno come non era mai accaduto prima dell'egemonia ellenica e poi della Roma imperiale, almeno per quanto riguarda il nostro emisfero occidentale.
I re, dal Cinquecento fino alla Rivoluzione francese, erano dei dittatori in politica interna e in politica estera. Rappresentavano il Paese intero e se qualcuno dei vassalli si ribellava lo facevano fuori.
L'Italia? Mai. Per secoli fu dominata da dittature, ma non erano italiane bensì spagnole, francesi, austriache o feudatari locali, uomini d'arme, rappresentanti in Italia di potere straniero, ma sempre su territori regionali: il napoletano, il pugliese, il toscano, la Lombardia, il Veneto, il Piemonte.
Che una sola politica, italiana o straniera, dominasse l'intero Paese non è mai accaduto fino al 1861, ma a quel punto nacque un notevole contrasto tra il sudismo e il nazionalismo. Oso dire che, sia pure in modo diverso, questa polemica tra il Sud e il Nord dura ancora. Salvo...
Salvo la maggioranza gialloverde: Salvini e Di Maio. Ma... Qui c'è un gran ma.
In Italia come pure in Europa i gialloverdi sono un'alleanza ma anche un'identità. I verdi di Salvini sono razzisti, i gialli di Di Maio populisti. Prima è stato così, ma in Italia e in Europa due motivazioni populiste sono comuni. Il razzismo di Salvini tende ad assorbire anche il populismo, sia in Italia sia in Europa poiché gran parte del popolo detesta gli immigrati. Il populismo puro e semplice che obiettivo ha? Nessuno. Un tempo il programma politico era quello di Grillo: l'abolizione di tutte le classi dirigenti e la dittatura del popolo che avrebbe costruito una nuova società. Ma oggi questo obiettivo non esiste più. A meno che la classe dirigente che è quella di Salvini con un Di Maio numero due finché Salvini lo sopporterà, non sia combattuta da un'altra e nuova classe dirigente. Per ora non c'è e sembrerebbe dunque che non esistano alternative, ma questo non è esatto. Possono non esistere alternative per un tempo relativamente breve, dopo di che se ne creano per libera iniziativa di una parte del popolo, a meno che una dittatura lo vieti, ma in questo caso un'alternativa repressa diventerebbe progressivamente più forte ed infine sarebbe in grado di reagire. Personalmente ho la sensazione che questa alternativa si stia formando ma se la sua affermazione abbia una probabilità di riuscita, essa non può limitarsi all'Italia o ad uno dei Paesi europei: deve nascere contemporaneamente in vari luoghi del nostro Continente e con analoghe motivazioni. In un mondo europeo e nazionale dove populismo e razzismo sono ormai sostanzialmente uniti dai medesimi obiettivi, la nascita di un'alternativa deve ovviamente avere obiettivi diversi: una diversa cultura, una diversa moralità, una diversa struttura dell'economia, del lavoro, della socialità. Insomma, un nuovo mondo che di solito ogni mezzo secolo, tre o quattro generazioni, sostituisce l'antico.
Personalmente ho la sensazione che questo mutamento non sia molto lontano specie per i giovani. Bisognerebbe leggere libri adatti, ma purtroppo attualmente ce ne sono pochi. Uno antico ma a suo modo molto moderno lo scrisse Tocqueville, Democrazia e libertà. Bisognerebbe rileggerlo, i giovani specialmente che probabilmente non sanno neppure chi ne sia stato l'autore.