Il silenzio rotto da Veltroni
Eugenio Scalfari , di EUGENIO SCALFARIPersone come l'ex leader del Pd possono ricostruire l'Italia democratica e inserirla in un'Europa unita. È ora di ricominciare, anche se i nemici in questo momento sono al potere
Walter Veltroni ha scritto ieri su questo giornale uno splendido articolo fondato su tre punti capitali: la democrazia, la sinistra italiana, l'Europa. Non è un'intervista quella di Veltroni: è il suo pensiero, gli ostacoli che ha incontrato e di nuovo sta incontrando, il modo per superarli con la memoria di quanto è accaduto e con la volontà di creare un mondo nuovo tenendo presenti i pregi e i difetti di quello antico. Mi auguro che i nostri lettori ricordino quante volte ho sperato che persone sensibilmente e culturalmente preparate a un così difficile compito tornassero in battaglia. Pensavo soprattutto a personalità come Veltroni, Prodi, Gentiloni, Minniti, Zanda e molti altri, con il conforto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
L'articolo di Veltroni ha riaperto ieri una strada da percorrere. Scusate la fantasia, che alla mia età diventa spesso dominante, ma mi sono venuti in mente I tre moschettieri g…
L'articolo di Veltroni ha riaperto ieri una strada da percorrere. Scusate la fantasia, che alla mia età diventa spesso dominante, ma mi sono venuti in mente I tre moschettieri g…
Walter Veltroni ha scritto ieri su questo giornale uno splendido articolo fondato su tre punti capitali: la democrazia, la sinistra italiana, l'Europa. Non è un'intervista quella di Veltroni: è il suo pensiero, gli ostacoli che ha incontrato e di nuovo sta incontrando, il modo per superarli con la memoria di quanto è accaduto e con la volontà di creare un mondo nuovo tenendo presenti i pregi e i difetti di quello antico. Mi auguro che i nostri lettori ricordino quante volte ho sperato che persone sensibilmente e culturalmente preparate a un così difficile compito tornassero in battaglia. Pensavo soprattutto a personalità come Veltroni, Prodi, Gentiloni, Minniti, Zanda e molti altri, con il conforto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
L'articolo di Veltroni ha riaperto ieri una strada da percorrere. Scusate la fantasia, che alla mia età diventa spesso dominante, ma mi sono venuti in mente I tre moschettieri guidati da D'Artagnan sulla strada dell'onore, della difesa dei deboli e dell'attacco ai superbi e agli usurpatori del potere. I Moschettieri, senza macchia e senza paura? Non è un gioco, è una storia fondata su principi: nomi diversi, ma unificati non da interessi bensì da valori.
Queste sono le personalità che possono e debbono ricostruire l'Italia democratica e inserirla in un'Europa anch'essa democratica e probabilmente unita, così come la sognarono col Manifesto di Ventotene Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e come ne avevano allargato l'anima i fratelli Rosselli (uccisi dai fascisti dell'epoca) secondo i principi di libertà, eguaglianza e fraternità.
Veltroni ha rotto il silenzio su questi valori, antichi e modernissimi. Ora è il momento di ricominciare. Non sarà una passeggiata: i nemici sono molti e detengono in questo momento il potere. In Italia sono al governo con ampio consenso degli elettori; in Europa cercano di imporsi alleandosi con il peggio del peggio. Questa alleanza ha toccato il culmine due giorni fa con un patto tra Salvini e Orbán, capo del governo ungherese e dei vari leader che aderiscono alla stessa politica, a cominciare da quelli della Polonia e di tutto il gruppo di Visegrád. Su questa intesa veglia dall'alto anche Putin: i cui interessi e la cui presenza militare sono arrivati addirittura nel Mediterraneo, il mare d'Europa, il mare delle coste magrebine, il mare di Roma.
Questa è la situazione ed è con essa che la democrazia deve fare i conti in Italia e in Europa. Ma vorrei dire di più: nel mondo intero, che ormai vive in una società globale, dominata da continenti, quelli che un tempo si chiamavano imperi. L'Europa è geograficamente un continente, ma non lo è affatto politicamente, anche se una minaccia incombe: se l'alleanza Salvini-Orbán-Visegrád-Putin diventasse una realtà pienamente operante, che s'imponesse col suo razzismo e il suo populismo anche sulla Germania della destra e sulla Francia populista (e non parliamo dell'Italia governata dai gialloverdi), la situazione diventerebbe non solo difficilissima, ma addirittura tremenda.
E dunque, forza Veltroni, forza Gentiloni, forza Minniti, forza Zanda, e soprattutto Mattarella. Il Quirinale è il simbolo della democrazia, ma il Viminale deve tornare a essere la centrale operativa dove libertà ed eguaglianza siano le parole d'ordine.
La lotta è cominciata o ricominciata. Non si pensi a sé stessi, si combattano razzismo e populismo in nome del popolo sovrano. Ricordiamo il motto che definiva Roma, concedendo a tutti gli abitanti gli stessi diritti civili, fossero nella città o in Grecia o in Turchia o in Egitto o dovunque: "Senatus Populusque Romanus". Questa deve essere l'Italia e questa deve essere l'Europa: libertà, eguaglianza fraternità. Veltroni ha cominciato, anzi ha ricominciato. Per il poco che vale, io sono con lui.
L'articolo di Veltroni ha riaperto ieri una strada da percorrere. Scusate la fantasia, che alla mia età diventa spesso dominante, ma mi sono venuti in mente I tre moschettieri guidati da D'Artagnan sulla strada dell'onore, della difesa dei deboli e dell'attacco ai superbi e agli usurpatori del potere. I Moschettieri, senza macchia e senza paura? Non è un gioco, è una storia fondata su principi: nomi diversi, ma unificati non da interessi bensì da valori.
Queste sono le personalità che possono e debbono ricostruire l'Italia democratica e inserirla in un'Europa anch'essa democratica e probabilmente unita, così come la sognarono col Manifesto di Ventotene Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e come ne avevano allargato l'anima i fratelli Rosselli (uccisi dai fascisti dell'epoca) secondo i principi di libertà, eguaglianza e fraternità.
Veltroni ha rotto il silenzio su questi valori, antichi e modernissimi. Ora è il momento di ricominciare. Non sarà una passeggiata: i nemici sono molti e detengono in questo momento il potere. In Italia sono al governo con ampio consenso degli elettori; in Europa cercano di imporsi alleandosi con il peggio del peggio. Questa alleanza ha toccato il culmine due giorni fa con un patto tra Salvini e Orbán, capo del governo ungherese e dei vari leader che aderiscono alla stessa politica, a cominciare da quelli della Polonia e di tutto il gruppo di Visegrád. Su questa intesa veglia dall'alto anche Putin: i cui interessi e la cui presenza militare sono arrivati addirittura nel Mediterraneo, il mare d'Europa, il mare delle coste magrebine, il mare di Roma.
Questa è la situazione ed è con essa che la democrazia deve fare i conti in Italia e in Europa. Ma vorrei dire di più: nel mondo intero, che ormai vive in una società globale, dominata da continenti, quelli che un tempo si chiamavano imperi. L'Europa è geograficamente un continente, ma non lo è affatto politicamente, anche se una minaccia incombe: se l'alleanza Salvini-Orbán-Visegrád-Putin diventasse una realtà pienamente operante, che s'imponesse col suo razzismo e il suo populismo anche sulla Germania della destra e sulla Francia populista (e non parliamo dell'Italia governata dai gialloverdi), la situazione diventerebbe non solo difficilissima, ma addirittura tremenda.
E dunque, forza Veltroni, forza Gentiloni, forza Minniti, forza Zanda, e soprattutto Mattarella. Il Quirinale è il simbolo della democrazia, ma il Viminale deve tornare a essere la centrale operativa dove libertà ed eguaglianza siano le parole d'ordine.
La lotta è cominciata o ricominciata. Non si pensi a sé stessi, si combattano razzismo e populismo in nome del popolo sovrano. Ricordiamo il motto che definiva Roma, concedendo a tutti gli abitanti gli stessi diritti civili, fossero nella città o in Grecia o in Turchia o in Egitto o dovunque: "Senatus Populusque Romanus". Questa deve essere l'Italia e questa deve essere l'Europa: libertà, eguaglianza fraternità. Veltroni ha cominciato, anzi ha ricominciato. Per il poco che vale, io sono con lui.