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Scorcio di una manifestazione del Pd 

La sinistra perfetta che vorrei

Auspico la creazione di un movimento che dovrebbe radunare elementi del centro e di una sinistra che si è allontanata dal partito
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Matteo Salvini è in contrasto: vuole ricostruire l'Italia e anche l'Europa, ma per realizzare questo risultato deve prima rottamare entrambe. Costruttore e rottamatore, questo è Salvini, il suo programma è chiaro e del resto ha molti precedenti, anche illustri, antichi e moderni: Giulio Cesare, Francisco Franco, Washington e Lincoln. Anche Camillo Benso di Cavour ebbe questa doppia funzione. Mussolini no: disfece, ricostruì e poi distrusse di nuovo. Dobbiamo anche aver presenti le guerre religiose che un tempo insanguinarono tutta l'Europa culminando nella famosa strage di San Bartolomeo a Parigi che eliminò ventimila ugonotti. 

Adesso le religioni hanno perso per fortuna questo elemento provocatorio, specialmente dopo il Concilio Vaticano II e con i papi che da allora si sono succeduti fino all'attuale papa Francesco. Egli predica l'esistenza di un Dio unico e questa unicità affratella tutte le religioni. Da questo p…
Matteo Salvini è in contrasto: vuole ricostruire l'Italia e anche l'Europa, ma per realizzare questo risultato deve prima rottamare entrambe. Costruttore e rottamatore, questo è Salvini, il suo programma è chiaro e del resto ha molti precedenti, anche illustri, antichi e moderni: Giulio Cesare, Francisco Franco, Washington e Lincoln. Anche Camillo Benso di Cavour ebbe questa doppia funzione. Mussolini no: disfece, ricostruì e poi distrusse di nuovo. Dobbiamo anche aver presenti le guerre religiose che un tempo insanguinarono tutta l'Europa culminando nella famosa strage di San Bartolomeo a Parigi che eliminò ventimila ugonotti. 

Adesso le religioni hanno perso per fortuna questo elemento provocatorio, specialmente dopo il Concilio Vaticano II e con i papi che da allora si sono succeduti fino all'attuale papa Francesco. Egli predica l'esistenza di un Dio unico e questa unicità affratella tutte le religioni. Da questo punto di vista Salvini ignora totalmente questa novità religiosa che si potrebbe definire rivoluzionaria. Il suo elemento di lotta principale ha di mira i musulmani in quanto costituiscono il nerbo dell'immigrazione. Non è contro le religioni Salvini ma ha trasformato la lotta religiosa in razzismo e questa è una novità storica non secondaria. 

Si potrebbe fare una quantità di altri esempi per quanto riguarda la storia. Naturalmente ci sono casi innumerevoli anche nella vita privata. Insomma la nostra vita, fra le tante cose che contiene, prevede anche questa. Il guaio avviene quando prima costruisci e poi distruggi. In politica questi tempi sono fondamentali. Salvini probabilmente lo sa e infatti sta distruggendo per poi ricostruire a suo modo. I suoi elettori lo sanno e lo seguono. 

Di Maio è tutt'altra cosa: vive e cresce sul populismo. Da questo punto di vista la sua alleanza è preziosa per Salvini, ma non per lui: il populismo è un fenomeno che non ha destino. L'ho segnalato in precedenti articoli che il populismo è un fenomeno di breve durata, salvo che non sbandi in una dittatura. Talvolta questo è accaduto, ma raramente e comunque dura poco: le masse populiste in quei casi pensano che il dittatore sia l'unico che li guida e gli procura benessere e libertà. Se questo avviene il dittatore è un bene da loro acquistato, ma se non avviene il dittatore diventa un nemico e viene detestato salvo che sia un carro di ferro e acciaio. Ne volete un esempio? Pensate al Terrore della dittatura di Robespierre. Napoleone durò molto di più ma non può essere definito un dittatore: era un generalone, la sua politica l'aveva delegata al fratello Luciano, a un altro fratello Giuseppe, a Murat, e a Talleyrand. E poi Napoleone non aveva alcun rapporto col populismo che in Francia e in Europa nel suo periodo non esisteva. C'era in Russia e si vide.

Ma torniamo a Di Maio, che non ha la tempra del dittatore e i suoi seguaci sono populisti solo in parte. Sono i delusi di altre esperienze politiche che sono entrati nei Cinque Stelle per rifiuto dell'esperienza precedente, cioè il Pd di Matteo Renzi, ma non hanno nulla di populista: un Pd profondamente rinnovato potrebbe probabilmente riaverli con sé.  Queste sono le premesse della situazione italiana: Salvini merita, dal suo punto di vista, un 10 con lode. Di Maio è tra il 5 e il 6. 
Naturalmente in Italia c'è ben altro da esaminare.

C'è la sinistra. Esiste la sinistra? E cos'è la sinistra? Cominciamo dalla seconda di queste due domande. La sinistra è molte cose. Gli anarchici per esempio erano di sinistra. Ce ne sono ancora; in un certo senso siamo tutti un po' anarchici dentro noi stessi, ma poi c'è stato e da qualche parte ancora c'è un partito anarchico. In Italia fin dai primi del Novecento era un gruppo del partito socialista; poi ne uscì insieme ai comunisti ai tempi della Rivoluzione d'ottobre a Pietroburgo. Nella rivoluzione spagnola c'erano soprattutto a Barcellona, ma furono trucidati non dalle truppe di Francisco Franco, ma dai comunisti che da tutta Europa erano affluiti in Spagna. Infine uccisero un principe di Savoia e un arciduca d'Austria a Sarajevo provocando la prima guerra mondiale. Adesso, politicamente parlando, non ci sono più, ma al loro posto c'è l'Isis e i suoi agenti dislocati in molte città europee e americane. Ne deduciamo che gli anarchici ci sono sempre, ma da tempo non si possono più definire di sinistra, come un tempo essi stessi si chiamavano.

La sinistra vuole la libertà; è questo il suo tratto distintivo, ma insieme ad esso vuole anche l'uguaglianza. Queste due etichette politiche non possono essere appaiate senza dar luogo ad esiti decisamente inaccettabili. La libertà, da sola, politicamente può dar luogo a regimi di destra; l'uguaglianza da sola può dar luogo ad un gregge di pecore dominate da un pastore quasi sempre munito di bastone.

È dunque necessario, per definire la sinistra, che libertà ed eguaglianza siano appaiate. Naturalmente le parole sono parole, ma poi c'è la realtà: la libertà è designata dalle leggi che talvolta la sostengono troppo, anche dovendo limitarsi a punire i reati; l'eguaglianza spesso (quasi sempre) si identifica con la situazione economica; la vera uguaglianza dovrebbe attenuare, se non eliminare del tutto, la differenza tra ricchi e poveri, ma questo concetto cozza necessariamente con la libertà. 

Una vera sinistra conta, ma dopo aver appaiato libertà ed uguaglianza deve anche evitare che questi due valori possano prevalere l'uno sull'altro. Questa, così concepita, è la sinistra moderna. Ma c'è un terzo valore da tener presente: la sinistra riconosce l'autorità del popolo sovrano, quindi, per poter governare, deve avere il consenso del popolo. Se non riesce, la sinistra esercita il diritto all'opposizione sempre che il regime costituzionale sia rispettato e preveda e tuteli la democrazia. C'è una sinistra e una destra; il popolo decide. In un Paese che tuteli libertà ed uguaglianza, destra e sinistra debbono alternarsi, rispettandosi. La differenza tra loro si chiarisce con due diverse denominazioni: la destra è rappresentata dai conservatori, la sinistra dai progressisti. Sono due valutazioni diverse del tempo politico che passa: i conservatori vorrebbero che passasse molto lentamente, i progressisti che passasse velocemente, tenuto in debito conto le novità tecnologiche, economiche, climatiche e sociali. Questi elementi definiscono una società. 

Abbiamo definito la sinistra rispetto alla destra. Ma in questo periodo in Italia la sinistra non c'è: ma in Europa, alla quale apparteniamo e dobbiamo appartenere in una società sempre più globale nel mondo intero, la sinistra c'è? Molti ritengono che la sinistra politicamente non esiste più. Ce ne sono i rottami, ma non contano niente. Oggi non c'è neppure una destra democratica. Ci sono dei razzisti, dei populisti, dei reazionari, dei sovranisti antieuropei. Il vero tema dunque non è il "default" della sinistra ma della democrazia. Una destra democratica però non c'è, è scomparsa, ha ceduto di fronte al razzismo e al sovranismo. Perciò la sola opposizione possibile, la cui esistenza è comunque un segnale di democrazia, è identificabile da quel che esiste alla sinistra e al centro che coincidono nei due valori di libertà ed uguaglianza, sia pure con diverse intensità. Il centro, nella situazione attuale, è una sorta di sinistra moderata. Non è numeroso, ma c'è. Il nucleo rappresentato da un partito che esiste ancora è il Pd. Occorre quindi esaminare la sua attuale sostanza. 

Molti dirigenti del Pd, a cominciare da Matteo Renzi, propongono di effettuare immediatamente le elezioni primarie che hanno il compito di nominare il segretario del partito e la sua segreteria attraverso la votazione di quegli elettori disposti a partecipare a questa scelta. Altri dirigenti del partito al posto delle primarie propongono di effettuare un vero e proprio congresso, visto che un segretario del partito è già in carica ed è l'onorevole Martina. Ecco il Pd che vorrei. Il congresso è l'organismo più importante che esista in un partito. Come atto iniziale il congresso fa votare gli iscritti delle varie sezioni del partito. Ce n'è una per ogni città piccola e più d'una per una grande città divisa in rioni. Gli eletti in questa votazione si riuniscono a loro volta ed eleggono i dirigenti della regione. Questi ultimi si riuniscono anche loro ed eleggono il cosiddetto Comitato centrale (come ai tempi del vecchio Pci) che è un organo sovrano del partito perché non si scioglie come gli altri a congresso terminato ma permane fino al congresso successivo. Il Comitato centrale può anche nominare direttamente il segretario del partito ma quasi sempre si limita invece a nominare la direzione del partito, la quale a sua volta nomina il segretario e la segreteria. Il partito è dunque guidato dal Comitato centrale e dalla segreteria da lui scelta e costantemente vigilata. 

Nel Pd ci sono molti sostenitori delle primarie che possono essere effettuate al massimo entro un mese a partire dal momento in cui vengono indette. Renzi è favorevole alle primarie e con lui molti altri. Il congresso verrebbe in questo caso rinviato tra un paio d'anni. Mi permetto di esprimere qui un'opinione personale essendo da sempre e cioè da undici anni elettore del Pd pur senza essere iscritto a quel partito: il congresso è molto più opportuno delle primarie. Abbiamo già descritto come si forma e come opera e stiamo trattando di un partito che di fatto è quasi crollato riducendosi dal 41 al 17 per cento. Non bastano le primarie che eleggono il segretario, ci vuole un congresso che ricostruisca il partito. Del resto non ci vuole un'eternità per fare il congresso. Basta indirlo con la stessa rapidità con cui si chiede di indire le primarie e poi ci vogliono due o tre mesi per arrivare alle votazioni finali e alla chiusura del congresso stesso. Potrebbe quindi essere effettuato a dicembre o al più tardi nel gennaio dell'anno prossimo. 

La situazione, sulla base delle indagini statistiche sempre in corso, è la seguente: un congresso rilancia il partito e lo ricostruisce da cima a fondo. Sappiamo e sapremo ancora meglio a congresso dichiarato quali saranno i concorrenti della segreteria del partito. Le valutazioni numeriche danno il 25 per cento a un Pd rilanciato e ricostruito. Mi sembra una valutazione molto prudente, potrebbe anche essere più ottimista ma rimettiamoci alle indagini dei tecnici.

Quanto al Movimento di cui ho già parlato e di cui auspico la creazione, dovrebbe radunare elementi del centro e di una sinistra che per qualche ragione si è allontanata dal partito ma non dagli ideali e dai valori che una sinistra democratica comporta. Aggiungiamo che molti degli elettori che si astengono provengono da una sinistra malcontenta del partito ma non dei valori che anch'essi condividono. Sarebbe cioè possibile un'alleanza tra il Movimento suddetto e il Pd, ferme restando le differenze organizzative e dirigenziali di queste due entità politiche. Le valutazioni del Movimento, che molto recupererebbe dagli astenuti, potrebbero raggiungere il 25 per cento. Se questo dovesse avvenire la sinistra e il centrosinistra italiano si collocherebbero intorno al 50 per cento. Questo netto aumento non penalizzerebbe in nessun modo la consistenza elettorale della Lega ma sottrarrebbe un notevole numero di attuali aderenti ai Cinque Stelle, il cui aumento dal 10 al 20 e poi dal 20 al 30 è avvenuto in buona parte lucrando l'uscita di migliaia di elettori dal Pd. Quindi avremmo un Salvini di consistenza analoga a quella attuale ma un Di Maio probabilmente con un 10 per cento in meno.

Questa è la situazione attuale e questo speriamo che avvenga al più presto.