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(reuters)

Miliardi e promesse ad alta velocità

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La realizzazione delle opere pubbliche in Italia è ormai stretta nella gabbia del rapporto costi-benefici, un concetto rigido e rigoroso sul quale in linea di principio non si può che essere d'accordo. A patto però di rispettare due condizioni. La prima è che l'analisi sia trasparente e non viziata da pregiudizi ideologici. Il caso Tav sotto questo aspetto è un esempio di poca trasparenza: dubbi sulla composizione della commissione da parte del ministero delle Infrastrutture; dubbi sulla strategia mediatica seguita, che utilizza il rapporto come strumento di pressione politica; dubbi anche sulla metodologia e sul rilevante peso che viene dato al mancato incasso delle accise sui carburanti.

La seconda condizione è che sia chiaro chi sopporta i costi e chi ottiene i benefici. Sulla Tav se vince la linea abolizionista e si chiude il corridoio verso la Francia ("chissenefrega di andare a Lione", ha detto il ministro Toninelli), …
La realizzazione delle opere pubbliche in Italia è ormai stretta nella gabbia del rapporto costi-benefici, un concetto rigido e rigoroso sul quale in linea di principio non si può che essere d'accordo. A patto però di rispettare due condizioni. La prima è che l'analisi sia trasparente e non viziata da pregiudizi ideologici. Il caso Tav sotto questo aspetto è un esempio di poca trasparenza: dubbi sulla composizione della commissione da parte del ministero delle Infrastrutture; dubbi sulla strategia mediatica seguita, che utilizza il rapporto come strumento di pressione politica; dubbi anche sulla metodologia e sul rilevante peso che viene dato al mancato incasso delle accise sui carburanti.

La seconda condizione è che sia chiaro chi sopporta i costi e chi ottiene i benefici. Sulla Tav se vince la linea abolizionista e si chiude il corridoio verso la Francia ("chissenefrega di andare a Lione", ha detto il ministro Toninelli), il prezzo lo pagano i contribuenti (a causa dei risarcimenti) e l'industria; i benefici di carattere elettorale - invece - sono a favore del Movimento 5 Stelle, che fidelizza a sé tutta l'area della protesta. Tu paghi, io prendo, insomma. È un gioco ricorrente, nella continua campagna elettorale. Altro esempio illuminante è l'importanza a cui è assurto nel panorama nazionale il collegamento tra Roma e Pescara. I numeri: le due città distano 206 chilometri; in autostrada il tempo impiegato è di circa 2 ore ( il traffico è scarsissimo); con gli autobus delle varie compagnie (Flixbus compresa) la percorrenza sale a 2 ore e trenta minuti. Un'ora di più ci mette il treno: 3 ore e 22 minuti con un Regionale Veloce. Pescara ha 120mila abitanti. Cifre alla mano non si capisce l' indifferibile urgenza di collegamenti ferroviari superveloci tra la città abruzzese e la capitale.

Eppure su questo ha insistito con foga Alessandro Di Battista: i 5 Stelle - ha spiegato - sono contro le opere inutili e a favore di quelle utili. Tra cui - ha detto - l'Alta Velocita ferroviaria tra Roma e Pescara. Poi il sottosegretario agli Affari regionali Stefano Buffagni: "Ci interessano le opere che migliorano la vita dei cittadini, come la Roma-Pescara".

Ovviamente anche Luigi Di Maio: "Quando mi sveglio - ha detto - non penso a un buco che collega Torino e Lione, ma al fatto che ci vogliono 6 ore per andare da Roma a Pescara". Tempi alla mano, deve aver sbagliato binario. Infine ancora Toninelli: Roma-Pescara è una priorità nazionale, serve l'Alta Velocità. Bene, si faccia. Ma ecco i conti: la vecchia linea ferroviaria risale al 1880, il potenziamento parziale costerebbe 2,97 miliardi, quello totale 5,9 miliardi. Un'alta velocità tutta nuova invece ne costerebbe almeno il doppio, dovrebbe attraversare due parchi nazionali), prevedere passaggi in quota e decine di gallerie. Il costo ambientale? Pesante. Quello economico: a carico dei contribuenti. Il beneficio: a favore di chi lo promette. Sarà un caso che in Abruzzo si votava?