✕
(ansa)

Una serrata contro nessuno

2 minuti di lettura
La minaccia degli imprenditori piemontesi di ricorrere ad una serrata come forma estrema di protesta per la decisione di congelare ancora la Tav, rappresenta forse il punto più basso mai raggiunto nei rapporti tra mondo produttivo e governo
durante la storia repubblicana. Si è interrotto il dialogo con le imprese e l'industria, che a proposito della Tav parlano di una credibilità italiana gravemente compromessa sul fronte internazionale, a causa dell'assenza di chiari interventi che possano rilanciare la competitività. Non è mai nato il dialogo con i sindacati, che due settimane fa sono scesi in piazza con una manifestazione unitaria per denunciare una manovra economica "miope e recessiva".

È nato e subito abortito nella confusione il rapporto con le organizzazioni di categoria. Occhio strizzato prima ai tassisti contro Uber e gli Ncc, poi a Uber e Ncc contro i tassisti. Un mano tesa alle esigenze del commercio al dettaglio,…
La minaccia degli imprenditori piemontesi di ricorrere ad una serrata come forma estrema di protesta per la decisione di congelare ancora la Tav, rappresenta forse il punto più basso mai raggiunto nei rapporti tra mondo produttivo e governo
durante la storia repubblicana. Si è interrotto il dialogo con le imprese e l'industria, che a proposito della Tav parlano di una credibilità italiana gravemente compromessa sul fronte internazionale, a causa dell'assenza di chiari interventi che possano rilanciare la competitività. Non è mai nato il dialogo con i sindacati, che due settimane fa sono scesi in piazza con una manifestazione unitaria per denunciare una manovra economica "miope e recessiva".

È nato e subito abortito nella confusione il rapporto con le organizzazioni di categoria. Occhio strizzato prima ai tassisti contro Uber e gli Ncc, poi a Uber e Ncc contro i tassisti. Un mano tesa alle esigenze del commercio al dettaglio, con la proposta di chiudere i centri commerciali la domenica, poi la marcia indietro: troppe modifiche al testo base, si azzera tutto e si ricomincia daccapo.
Un'estate, un autunno e un inverno fatti di soli annunci, i risultati sono pressocché inesistenti.

Non sono mai nate le cabine di regìa che erano state annunciate dopo un vertice a Palazzo Chigi con i responsabili delle più grandi aziende pubbliche. Non è ancora stato risolta l'impasse di Alitalia, che per ora vede in campo ancora e solo le Ferrovie, che a loro volta aspettano il partner industriale.

E, soprattutto, non sono mai state risolte le crisi finite sul tavolo del governo. Luigi Di Maio, nella sua veste di ministro del Lavoro, aveva promesso una legge per legare il marchio Pernigotti al territorio e far continuare l'attività.

Pernigotti è stata chiusa dagli acquirenti turchi e i lavoratori messi in cassa integrazione. Luigi Di Maio, nella sua veste di ministro dello Sviluppo economico, aveva promesso di risolvere la questione della Blutec di Termini Imerese, promettendo di stare sempre vicino agli operai, minacciando interventi su Fca e annunciando "la fine dell'epoca delle menzogne dei governi che dicevano di trovare una soluzione e poi si mettevano d'accordo con i prenditori". Blutec aspetta ancora, e sono passati 5 mesi.

E sulla vicenda dei pastori sardi in rivolta per il prezzo troppo basso del latte sono intervenuti il ministro dell'Interno Salvini e quello dell'Agricoltura, Centinaio. Il ministro del Lavoro invece non ha battuto un colpo. Non aveva però mancato di far sentire la sua voce in anticipo, in Sardegna durante la campagna elettorale per le supplettive a gennaio. Lì aveva lodato " il ruolo della pastorizia, così importante per l'isola". Ma le elezioni sono poi andate male. E allora perché adesso piangere sul latte (non metaforicamente stavolta) versato? Ma viene da chiedersi anche: perché fare una serrata? Si protesta contro qualcuno. E' inutile se nei ministeri dello Sviluppo e del Lavoro il telefono squilla a vuoto.