Bail-in, quanto costa rimanere isolati
Fabio Bogo , di FABIO BOGO
Le polemiche sulle frasi con le quali il ministro dell'economia Giovanni Tria ha dato la sua interpretazione sul recepimento italiano del bail in fanno riflettere. Perché se i toni e i destinatari delle accuse sono sbagliati, la sostanza c'è tutta.
L'Italia forse non è stata ricattata dalla Germania o dal blocco di Paesi a lei vicini e costretta ad accettare una riforma che non le piaceva, ma di sicuro è dovuta sottostare alle pressioni di una maggioranza che non ha tenuto conto delle sue obiezioni . Tra cui quella, logica e legittima, di non applicare le nuove norme in maniera retroattiva, ma di farle valere solo per azionisti e obbligazionisti che avessero sottoscritto titoli dopo l'introduzione delle novità.
Via Nazionale aveva lanciato l'allarme sia durante le trattative tecniche a Francoforte, sia nelle varie occasioni in cui era stata chiamata a spiegare ad una politica disattenta cosa stava maturando. Ottenendo ben poca s…
L'Italia forse non è stata ricattata dalla Germania o dal blocco di Paesi a lei vicini e costretta ad accettare una riforma che non le piaceva, ma di sicuro è dovuta sottostare alle pressioni di una maggioranza che non ha tenuto conto delle sue obiezioni . Tra cui quella, logica e legittima, di non applicare le nuove norme in maniera retroattiva, ma di farle valere solo per azionisti e obbligazionisti che avessero sottoscritto titoli dopo l'introduzione delle novità.
Via Nazionale aveva lanciato l'allarme sia durante le trattative tecniche a Francoforte, sia nelle varie occasioni in cui era stata chiamata a spiegare ad una politica disattenta cosa stava maturando. Ottenendo ben poca s…
Le polemiche sulle frasi con le quali il ministro dell'economia Giovanni Tria ha dato la sua interpretazione sul recepimento italiano del bail in fanno riflettere. Perché se i toni e i destinatari delle accuse sono sbagliati, la sostanza c'è tutta.
L'Italia forse non è stata ricattata dalla Germania o dal blocco di Paesi a lei vicini e costretta ad accettare una riforma che non le piaceva, ma di sicuro è dovuta sottostare alle pressioni di una maggioranza che non ha tenuto conto delle sue obiezioni . Tra cui quella, logica e legittima, di non applicare le nuove norme in maniera retroattiva, ma di farle valere solo per azionisti e obbligazionisti che avessero sottoscritto titoli dopo l'introduzione delle novità.
Via Nazionale aveva lanciato l'allarme sia durante le trattative tecniche a Francoforte, sia nelle varie occasioni in cui era stata chiamata a spiegare ad una politica disattenta cosa stava maturando. Ottenendo ben poca soddisfazione. Tanto che nell'imminenza dell'attuazione della direttiva europea il vicedirettore generale di Bankitalia Fabio Panetta, chiamato a spiegare in Senato cosa si nascondesse dietro quell'astruso acronimo (Brrd, Bank Recovery and Resolution Directive) che arrivava a valanga sul sistema bancario, aveva definito "potenzialmente dirompente" l'impatto della novità. Auspicando flessibilità e ragionevolezza nell'esercizio dei poteri di risoluzione, pure in presenza di margini discrezionali nazionali limitati. Si poteva evitare il recepimento della direttiva? No, l'Europa era compatta nel volerla, l'Italia non poteva sottrarsi. E il suo peso specifico era ancora debole, perché il giudizio sul Paese era ancora intossicato dalle scorie lasciate dagli anni di governo del centrodestra: spread alle stelle, conti in disordine, credibilità ai minimi non si cancellano presto. Così il bail in è entrato nel nostro ordinamento. Ed è stato brandito come una clava contro esecutivo e vigilanza, accusati di aver rovinato le famiglie. Accusa surreale, perché il meccanismo, in realtà, non è mai stato applicato. Non lo ha fatto l'Italia, che per Etruria e le altre è ricorsa al burden sharing; non lo sta facendo recentemente nemmeno la Germania.
Ma la polemica sulle parole di Tria ha anche aspetti positivi. Perché serve a ricordare che camminando insieme ad altri partner europei, non è conveniente entrare sempre in rotta di collisione con loro. Esattamente quello che l'Italia invece sta pervicacemente facendo da mesi. Contestando la Tav, le trivelle, il tunnel del Brennero; abbracciando la parte più eversiva dei gilet gialli; insultando le istituzioni comunitarie; ritirandosi dalla partita per la legalità in Venezuela. Oltre allo spread monetario, c'è uno spread di credibilità che punisce chi decide che le regole e impegni possono essere calpestati. Gli investitori fuggono, e il Paese non siede ai tavoli dove si decide. Spesso per l'Italia sul tavolo resta solo il conto da pagare.
L'Italia forse non è stata ricattata dalla Germania o dal blocco di Paesi a lei vicini e costretta ad accettare una riforma che non le piaceva, ma di sicuro è dovuta sottostare alle pressioni di una maggioranza che non ha tenuto conto delle sue obiezioni . Tra cui quella, logica e legittima, di non applicare le nuove norme in maniera retroattiva, ma di farle valere solo per azionisti e obbligazionisti che avessero sottoscritto titoli dopo l'introduzione delle novità.
Via Nazionale aveva lanciato l'allarme sia durante le trattative tecniche a Francoforte, sia nelle varie occasioni in cui era stata chiamata a spiegare ad una politica disattenta cosa stava maturando. Ottenendo ben poca soddisfazione. Tanto che nell'imminenza dell'attuazione della direttiva europea il vicedirettore generale di Bankitalia Fabio Panetta, chiamato a spiegare in Senato cosa si nascondesse dietro quell'astruso acronimo (Brrd, Bank Recovery and Resolution Directive) che arrivava a valanga sul sistema bancario, aveva definito "potenzialmente dirompente" l'impatto della novità. Auspicando flessibilità e ragionevolezza nell'esercizio dei poteri di risoluzione, pure in presenza di margini discrezionali nazionali limitati. Si poteva evitare il recepimento della direttiva? No, l'Europa era compatta nel volerla, l'Italia non poteva sottrarsi. E il suo peso specifico era ancora debole, perché il giudizio sul Paese era ancora intossicato dalle scorie lasciate dagli anni di governo del centrodestra: spread alle stelle, conti in disordine, credibilità ai minimi non si cancellano presto. Così il bail in è entrato nel nostro ordinamento. Ed è stato brandito come una clava contro esecutivo e vigilanza, accusati di aver rovinato le famiglie. Accusa surreale, perché il meccanismo, in realtà, non è mai stato applicato. Non lo ha fatto l'Italia, che per Etruria e le altre è ricorsa al burden sharing; non lo sta facendo recentemente nemmeno la Germania.
Ma la polemica sulle parole di Tria ha anche aspetti positivi. Perché serve a ricordare che camminando insieme ad altri partner europei, non è conveniente entrare sempre in rotta di collisione con loro. Esattamente quello che l'Italia invece sta pervicacemente facendo da mesi. Contestando la Tav, le trivelle, il tunnel del Brennero; abbracciando la parte più eversiva dei gilet gialli; insultando le istituzioni comunitarie; ritirandosi dalla partita per la legalità in Venezuela. Oltre allo spread monetario, c'è uno spread di credibilità che punisce chi decide che le regole e impegni possono essere calpestati. Gli investitori fuggono, e il Paese non siede ai tavoli dove si decide. Spesso per l'Italia sul tavolo resta solo il conto da pagare.