Il navigator senza barca
Fabio Bogo , di FABIO BOGO
Il reddito di cittadinanza è partito con due buone notizie e una cattiva. Cominciamo con quelle buone. La prima è che non ci sono state code o assalti agli sportelli delle Poste per presentare le domande, segno che coloro che ritenevano di averne diritto si erano preparati per tempo la documentazione necessaria. La seconda, in base alle interviste raccolte, è che i richiedenti non aspiravano ad un sussidio assistenziale, ma ad un vero lavoro, unica vera medicina per uscire da una spirale di indigenza e rassegnazione.
La cattiva notizia è che il meccanismo si è inceppato sul tema dei navigator, la figura di indirizzo e assistenza attorno ai quali si è aperta una feroce polemica tra ministero del Lavoro e Regioni.
I governatori sono drastici nel giudizio: "Per ora - ha sentenziato quello della Liguria Giovanni Toti - di certo c'è solo la Postepay. Tutto quello che c'è stato dopo la tesserina non è stato definit…
La cattiva notizia è che il meccanismo si è inceppato sul tema dei navigator, la figura di indirizzo e assistenza attorno ai quali si è aperta una feroce polemica tra ministero del Lavoro e Regioni.
I governatori sono drastici nel giudizio: "Per ora - ha sentenziato quello della Liguria Giovanni Toti - di certo c'è solo la Postepay. Tutto quello che c'è stato dopo la tesserina non è stato definit…
Il reddito di cittadinanza è partito con due buone notizie e una cattiva. Cominciamo con quelle buone. La prima è che non ci sono state code o assalti agli sportelli delle Poste per presentare le domande, segno che coloro che ritenevano di averne diritto si erano preparati per tempo la documentazione necessaria. La seconda, in base alle interviste raccolte, è che i richiedenti non aspiravano ad un sussidio assistenziale, ma ad un vero lavoro, unica vera medicina per uscire da una spirale di indigenza e rassegnazione.
La cattiva notizia è che il meccanismo si è inceppato sul tema dei navigator, la figura di indirizzo e assistenza attorno ai quali si è aperta una feroce polemica tra ministero del Lavoro e Regioni.
I governatori sono drastici nel giudizio: "Per ora - ha sentenziato quello della Liguria Giovanni Toti - di certo c'è solo la Postepay. Tutto quello che c'è stato dopo la tesserina non è stato definito". La chiave che deve accendere il motore sono appunto i navigator. Sui quali è ancora notte fonda. Il governo ne prevede 6 mila, è partito un bando che dovrà selezionarli su una base di 60 mila candidati. Ci vorrà quindi del tempo. Poi le Regioni vogliono sapere come dovranno essere inquadrati, e il timore è di creare altri precari nella pubblica amministrazione. La sensazione è quella di una grande approssimazione, che di solito non porta a nulla di buono se non ulteriori complicazioni. Tipo quella di vedere i 6mila navigator in competizione con tutta quella pletora di organizzazioni locali che hanno in sostanza lo stesso compito. O il paradossale risultato di far crescere l'occupazione a tempo soprattutto nella falange di 50mila addetti all'orientamento piuttosto che nelle fabbriche o nei cantieri. O ancora di vedere i navigator precari che trovano un lavoro ma poi lo attribuiscono a se stessi. Insomma altri commensali ad una mensa povera.
Perché quello che manca nell'operazione reddito di cittadinanza è il piatto principale: le politiche che creano lavoro e quelle che invece lo frenano. E le seconde sono più numerose delle prime. Il decreto dignità, ad esempio , ha avuto l'effetto di aumentare il numero delle partite Iva nei rapporti di lavoro, riducendo quindi ancora l'ambito delle tutele dei lavoratori. E il continuo no opposto alle nuove infrastrutture da parte del Movimento 5stelle, di cui la Tav è diventata l'emblema politico e ideologico, rappresenta un freno formidabile alla ripresa dell'occupazione.
L'Ance, l'associazione dei costruttori, ha contato 400 cantieri fermi nel paese, e lavori al palo per 24 miliardi. Dalla Pedemontana Lombarda agli svincoli in Emilia Romagna, dalle metropolitane di Napoli alla linea C accorciata a Roma è un continuo elenco di lavori paralizzati da veti e obiezioni che impediscono la modernizzazione del Paese. Le imprese di costruzioni sono in affanno, chi può cerca e trova commesse all'estero. Dove i navigator ci saranno pure, ma soprattutto c'è chi non dice sempre no e sostiene e dialoga con le imprese.
La cattiva notizia è che il meccanismo si è inceppato sul tema dei navigator, la figura di indirizzo e assistenza attorno ai quali si è aperta una feroce polemica tra ministero del Lavoro e Regioni.
I governatori sono drastici nel giudizio: "Per ora - ha sentenziato quello della Liguria Giovanni Toti - di certo c'è solo la Postepay. Tutto quello che c'è stato dopo la tesserina non è stato definito". La chiave che deve accendere il motore sono appunto i navigator. Sui quali è ancora notte fonda. Il governo ne prevede 6 mila, è partito un bando che dovrà selezionarli su una base di 60 mila candidati. Ci vorrà quindi del tempo. Poi le Regioni vogliono sapere come dovranno essere inquadrati, e il timore è di creare altri precari nella pubblica amministrazione. La sensazione è quella di una grande approssimazione, che di solito non porta a nulla di buono se non ulteriori complicazioni. Tipo quella di vedere i 6mila navigator in competizione con tutta quella pletora di organizzazioni locali che hanno in sostanza lo stesso compito. O il paradossale risultato di far crescere l'occupazione a tempo soprattutto nella falange di 50mila addetti all'orientamento piuttosto che nelle fabbriche o nei cantieri. O ancora di vedere i navigator precari che trovano un lavoro ma poi lo attribuiscono a se stessi. Insomma altri commensali ad una mensa povera.
Perché quello che manca nell'operazione reddito di cittadinanza è il piatto principale: le politiche che creano lavoro e quelle che invece lo frenano. E le seconde sono più numerose delle prime. Il decreto dignità, ad esempio , ha avuto l'effetto di aumentare il numero delle partite Iva nei rapporti di lavoro, riducendo quindi ancora l'ambito delle tutele dei lavoratori. E il continuo no opposto alle nuove infrastrutture da parte del Movimento 5stelle, di cui la Tav è diventata l'emblema politico e ideologico, rappresenta un freno formidabile alla ripresa dell'occupazione.
L'Ance, l'associazione dei costruttori, ha contato 400 cantieri fermi nel paese, e lavori al palo per 24 miliardi. Dalla Pedemontana Lombarda agli svincoli in Emilia Romagna, dalle metropolitane di Napoli alla linea C accorciata a Roma è un continuo elenco di lavori paralizzati da veti e obiezioni che impediscono la modernizzazione del Paese. Le imprese di costruzioni sono in affanno, chi può cerca e trova commesse all'estero. Dove i navigator ci saranno pure, ma soprattutto c'è chi non dice sempre no e sostiene e dialoga con le imprese.