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Il nostro pianeta è in piena rivoluzione

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Dai gilet gialli alle piazze ambientaliste il mondo è scosso dalle proteste. Ma le proteste non sono tutte uguali. Di sicuro i governi devono dare una risposta, perché osteggiare i movimenti è ormai diventato impossibile
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Venerdì in Nuova Zelanda un uomo svelto di mano e bianco di pelle è entrato, armato, in due moschee e ha ucciso complessivamente 50 persone di religione e di razza del tutto diverse rispetto alle proprie. L'assassino, Brenton Tarrant, probabilmente aiutato da altre due persone del suo stesso genere, si è fatto pubblico vanto di quanto era accaduto e ha orgogliosamente rivendicato di esserne stato l'autore dopo averlo pianificato con molta attenzione. 

Naturalmente la giustizia neozelandese è intervenuta per le sanzioni del caso (vedremo quali saranno) e la stampa di tutto il mondo, e quindi l'opinione pubblica da essa influenzata, ha dato notizia dell'accaduto. Ampia notizia perché 50 persone non sono poche. Si direbbe che si tratta di qualche cosa di simile all'Isis: in Medio Oriente ormai le sue roccaforti sono state smantellate e occupate da contingenti militari, curdi, iracheni, americani. In Nuova Zelanda, un Isis a rov…
Venerdì in Nuova Zelanda un uomo svelto di mano e bianco di pelle è entrato, armato, in due moschee e ha ucciso complessivamente 50 persone di religione e di razza del tutto diverse rispetto alle proprie. L'assassino, Brenton Tarrant, probabilmente aiutato da altre due persone del suo stesso genere, si è fatto pubblico vanto di quanto era accaduto e ha orgogliosamente rivendicato di esserne stato l'autore dopo averlo pianificato con molta attenzione. 

Naturalmente la giustizia neozelandese è intervenuta per le sanzioni del caso (vedremo quali saranno) e la stampa di tutto il mondo, e quindi l'opinione pubblica da essa influenzata, ha dato notizia dell'accaduto. Ampia notizia perché 50 persone non sono poche. Si direbbe che si tratta di qualche cosa di simile all'Isis: in Medio Oriente ormai le sue roccaforti sono state smantellate e occupate da contingenti militari, curdi, iracheni, americani. In Nuova Zelanda, un Isis a rovescio. Che la pubblica opinione sia stata molto impressionata da queste notizie, e nel mondo occidentale soprattutto, è ampiamente comprensibile. Ma negli stessi giorni gran parte dell'Occidente si è mobilitato anche per altre questioni, o limitate a un Paese o estese in tutta Europa, Medio Oriente, America del Nord e del Sud, e perfino nell'Asia indiana e cinese. A volte, come ho già detto, si è trattato di movimenti soltanto nazionali: per esempio quello dei gilet gialli che sono in fase di mobilitazione ormai da molte settimane in Francia. 

C'era stata una pausa e il governo francese sperava che fosse un sintomo di esaurimento di quell'agitazione popolare: ma il movimento ha ripreso le sue proteste contro Macron. In che cosa consistano queste contestazioni e queste proposte non è del tutto chiaro: i gilet gialli cambiano spesso i loro obiettivi. Tutto è nato come una protesta contro il caro carburante e oggi la ribellione si è trasformata in un vero e proprio scontro sociale. Al centro delle richieste, la riforma della scuola media e universitaria e contemporaneamente un'occupazione lavorativa estesa ai giovani i quali, allo stato attuale delle cose e non soltanto in Francia, trovano più difficilmente lavoro e semmai un lavoro precario. I gilet gialli si sono manifestati con quel tipo di divisa solo in Francia, ma i motivi di quell'agitazione sono molto diffusi in Europa e quei movimenti si vanno rapidamente estendendo, magari senza quel gilet ma con abiti normali e alquanto scuciti e logorati. Disoccupati contro occupati e se volete poveri contro benestanti. 

Si direbbe quasi che i gilet gialli e chi somiglia loro abbiano ripreso gli slogan che dieci anni fa lanciò in Italia Beppe Grillo. Lui chiamava all'agitazione tutto il popolo insoddisfatto dell'assetto della società di quell'epoca. La tesi di Grillo era che bisognava distruggere le classi dominanti. Che fossero politicamente di destra o di sinistra, sia che si occupassero di strade, di ponti, di costruzioni ferroviarie e navigatorie; insomma qualunque cosa facessero nella veste di classi dirigenti, il popolo doveva distruggere quella dirigenza e sostituirla con il popolo sovrano. 

Questo era il progetto di Grillo che poi non si realizzò affatto come tale, ma dette luogo a una sorta di partito populista che scelse il nome bizzarro di Cinque Stelle e fu guidato da un bel ragazzo di nome Luigi Di Maio. Non somigliava praticamente in nulla al programma di Grillo, ma sosteneva di esserne una sorta di figlio che metteva in opera i suggerimenti del padre. Di fatto, Di Maio non diede vita a un movimento (come invece lo ha chiamato fino a pochi giorni fa) ma a un partito vero e proprio, pronto ad allearsi con altri partiti che in qualche modo fossero compatibili con il suo programma. Un programma che non aveva niente a che fare con quello di Grillo se non proclamarne la discendenza. 

Se i Cinque Stelle avessero mantenuto il 32 per cento dei voti - quelli ottenuti alle elezioni del 4 marzo 2018 - avrebbero avuto un vero e proprio scontro alla pari con la Lega di Salvini. All'inizio Grillo c'era durante le trattative del suo movimento, ma siccome le richieste che faceva non procuravano potere costruttivo bensì semplicemente, ove avessero potuto mobilitare milioni di persone, un potere distruttivo, Di Maio si svincolò, senza mostrarlo pubblicamente e anzi continuando a conferire a Grillo un'autorità semi-paterna. Di fatto, però, pensò a governare, non a sgovernare. Da solo non poteva farlo, non aveva i numeri. Il Partito democratico era uscito frantumato dalle elezioni e quindi non era un alleato; poteva essere semmai un domestico aiutante e Di Maio un breve pensiero in questo senso lo fece ma poi si rese conto che il Pd, pur essendo sprofondato sotto al 19 per cento, aveva tradizioni tali che non avrebbe certo accettato di dare una mano a Di Maio affinché diventasse il padrone politico del nostro Paese, ragion per cui il Movimento Cinque Stelle girò gli occhi su Salvini e venne fuori quello che sappiamo. 

Perché rievoco queste vicende relativamente recenti e già varie volte ricordate? Perché l'alleanza Di Maio-Salvini, sostenuta da un "contratto" firmato da entrambi e dai relativi gruppi dirigenti che hanno un numero decisamente basso, prevede un programma comune che naturalmente è in gran parte leghista. 

Salvini è un capo assoluto del suo partito che ha le caratteristiche del sovranismo, cioè la nazione conta perché è nelle mani di chi vuole tutto il potere possibile; ma per esempio l'Europa non conta nulla, salvo costruire alleanze con singole nazioni anch'esse di carattere sovranista. L'europeismo insomma non c'è più.

In compenso, però, ci sono vari movimenti di carattere continentale o addirittura mondiale. Per esempio, una mobilitazione generale per la tutela del clima minacciato dallo scioglimento dei ghiacciai del Polo Nord e in parte anche del Sud. La superficie di certi mari tenderà ad elevarsi e questo metterà in crisi le coste di molte nazioni che sui mari si affacciano. Bisogna prendere provvedimenti rapidi e trovare soluzioni adeguate nella costruzione di edifici, opere pubbliche e vari altri problemi. Il movimento sul clima è ormai diventato di massa, oltre che essere incoraggiato in questo senso anche dal Papa che dell'andamento del clima giustamente si preoccupa.

Quindi movimento climatico. Bene, anzi benissimo. Ma contemporaneamente sta riprendendo piede un movimento femminista, anzi neo-femminista perché il femminismo originario nacque nell'Ottocento e si manifestò soprattutto agli inizi del Novecento, avendo come culla nativa un quartiere di Londra e da lì si diffuse con convegni, appuntamenti di massa, petizioni ai governi democratici. Ottennero, le femministe, gran parte degli obiettivi che il movimento si era proposto, a cominciare dal diritto al voto elettorale che fu accettato da quasi tutte le nazioni dell'Europa e dell'Occidente e anche di poter concorrere a una serie di cariche dirigenziali di carattere pubblico, negli ospedali, nelle scuole, negli asili d'infanzia, e nei governi democratici. 

Questo movimento è risorto ancora una volta perché la parità tra i due sessi non è piena come dovrebbe sia per manchevolezze della legislazione sia per abitudine non ancora esistente. Le donne non sono ancora alla pari con gli uomini, il movimento del neo-femminismo ha ripreso vigore e ha trovato ampio ascolto e presenza delle donne mobilitate. 

Naturalmente c'è il problema dell'emigrazione. Quando esistevano le "colonie" il movimento tra i popoli colonizzati e quelli colonizzanti era abbastanza frequentato. Molti funzionari o militari del Paese colonizzante si trasferivano per anni e per decenni e spesso per tutta la vita nelle colonie dominate dal loro Paese. Facevano carriera in colonia e lì erano rispettati, riveriti e ben pagati. Sicché spesso il trasferimento era definitivo. 
In molti casi non era soltanto un trasferimento di élite ma un trasferimento di massa perché ampie formazioni militari dal Paese dominante a quello dominato si trasferivano per anni e lì spesso trovavano una moglie locale e facevano figli di razza mista. 

Questo fenomeno non assunse ampiezze di massa ma un notevole rilievo lo ebbe. Adesso però la situazione è del tutto diversa e presenta caratteristiche che un tempo non c'erano, la più importante delle quali è l'aumento in corso della popolazione dell'Africa che nel tempo raggiungerà cifre di molti e molti milioni di persone in più. Ma l'Africa non è la sola che vedrà raddoppiare in breve tempo la sua popolazione attuale e poi superare il raddoppio. Questo fenomeno non è soltanto ma soprattutto africano e quindi interessa i Paesi che sono più prossimi all'Africa: tutta la costiera mediterranea e i Paesi che vi si affacciano, ma non soltanto, perché da questi si può entrare negli altri continenti e arrivare fino al loro nord. È l'immagine di un meticciato che, dall'immigrazione, prevede una mescolanza sessuale con relative nascite a razza mista. 

Papa Francesco è molto favorevole alle razze miste perché sostiene il Dio unico e quindi l'affratellamento delle varie religioni che differiscono non per un Dio di proprietà ma per un Dio che suscita diverse religioni per il modo in cui vengono amministrate. Dovranno, cioè, riconoscersi come una religione con propri riti ma un unico Dio. Questa tesi di papa Francesco corrisponde e favorisce una realtà. I popoli che crescono di numero sono spinti a muoversi verso Paesi più ricchi, più industrializzati, più moderni; questo è il movimento già in parte in corso ma che tenderà ad aumentare enormemente e coinvolgerà non soltanto Medio Oriente ed Europa ma anche le Americhe e non necessariamente con provenienza solo africana ma anche di altre regioni del mondo che crescono di numero più rapidamente rispetto alla propria ricchezza e quindi hanno bisogno dell'altrove, con tutto quello che ne consegue. Naturalmente questi movimenti imposti in qualche modo dalla natura trovano ferme opposizioni. 

Abbiamo già ricordato quella di Salvini tuttavia i sovranisti sono molto diffusi non soltanto in Italia ma in Europa nelle sue varie nazionalità e nelle varie Americhe, dal nord al sud, ma anche in Australia e anche nella Nuova Zelanda, più difficilmente in Russia e in Cina, più facilmente in Giappone. Insomma il mondo è sommosso. Le classi dirigenti debbono essere al corrente di questi vari sommovimenti e guidarli perché osteggiarli è impossibile. Guidandoli li si può orientare al meglio, osteggiandoli si procura il peggio.

Una cosa è certa: il globo è in forte perturbazione e va quindi osservato, compreso, accompagnato verso una soluzione accettabile. Il Potere ha poca funzione e per di più negativa. L'amicizia tra i popoli, quello è l'obiettivo da realizzare e tenere presente.